Ricerca nel blog
Visualizzazione post con etichetta equipaggiamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta equipaggiamento. Mostra tutti i post

lunedì 2 aprile 2018

Provo a raccontarlo ma non leggetelo...

Serve a me, per esorcizzare.

Alberghetto prenotato a Saintes Maries de la Mer per un paio di notti, intorno a Pasqua. Anche se non c'è un periodo in cui io fermi la moto, solitamente la prima uscita da più di un giorno dopo l'arrivo dell'ora legale da inizio alla nuova stagione. Questa volta: ritorno in Camargue, con Roz e Madi.

Non amo tornare facendo la strada a ritroso, così decido di fare il giro dal Colle della Maddalena e Sisteron, per fermarmi a pranzare a Nyons, e ritornare da Nizza, magari incontrandomi con amici liguri.

Sabato mattina, ora della partenza mi viene il dubbio: non sarà meglio affrontare il Colle della Maddalena al ritorno, di pomeriggio? Ma no, non sarà così freddo e, soprattutto, mal che vada torniamo indietro, non abbiamo mica fretta!

La giornata si preannuncia nuvolosa ma verso la Francia il cielo è più chiaro. Partiamo con sei gradi: non poi così male il 31 marzo alle 08:00. Intanto siamo vestiti a strati. Tanti strati.

Salendo, man mano che ci avviciniamo alla Francia, tra i monti si intravede l'azzurro di un cielo che ci sta aspettando. Ogni volta che guardo il termometro perdiamo mezzo grado: cinque e mezzo... cinque... quattro e mezzo... quattro...

Arrivati a Vinadio siamo a zero virgola cinque. In cima mi aspetto un meno due, come l'altra volta.

All'Argentera ci sono le tracce di una nevicata avvenuta nella notte; la strada è pulita ma siamo già ai meno due che avevo previsto in cima... meno due e mezzo...

Gli ultimi tornanti li faccio piano piano, chiedendomi se non sia meglio tornare indietro. Tra una scodata e l'altra decido che manca così poco che vale la pena di arrivare in cima e vedere com'è dall'altra parte.

Meno tre... meno tre e mezzo...

Davanti al lago la strada è pulita e fa ben sperare. Meno quattro...

Arrivo sul tratto di strada tra il negozio di liquori e il Rifugio della Pace, meno quattro e mezzo e penso "Qui è molto brutta, è meglio che torni ind...".


PS: Grazie a chi si è fermato a soccorrerci, alle splendide persone del Rifugio della Pace, a medici ed elicotteristi del 118, al personale del pronto soccorso e a tutti gli amici che si sono stretti intorno a noi.

martedì 6 marzo 2018

Lavami ma senza esagerare.

Pare che voglia tardare un po' ma la primavera arriverà anche questa volta e le strade si riempiranno di nuovo di tutte le moto che sono state tenute in garage da quel 94% che, si dice, non vada in moto tutto l'anno. Il primo fine settimana assolato vedrà centinaia, migliaia di moto lucide, fiammanti, con catene belle ingrassate come le marmotte prima del letargo, serbatoi sfavillanti, cupolini a specchio...

Poi, alla prima pioggia, anche quest'anno inizierà ad aprirsi una piccola crepa, che presto diventerà voragine, tra chi non ha tempo per lavare la moto perché deve andare in giro e chi non può andare in giro perché deve lavare la moto. Sì, sto esagerando ma solo per evidenziare gli atteggiamenti grottescamente estremisti di alcuni motociclisti e, come sempre, gli estremismi non portano vantaggi.

Lavare la moto troppo spesso, oltre a rubare tempo che può essere impegnato meglio, non è solo inutile ma può diventare dannoso per le superfici e i componenti che si stressano ogni volta che li si ripulisce.
Lavarla troppo poco porta alla progressiva distruzione di componenti e superfici trascurate.

Come direbbero Jacques de La Palice e Max Catalano in coro, se solo fossero vivi: bisogna lavare la moto quando è necessario.

Allora risolto? Post concluso? Neanche per sogno. Lavare la moto quando è necessario non basta. Bisogna lavarla nel modo corretto.

Vediamo allora alcuni consigli per mantenere sempre in forma il nostro ferro, la nostra compagna, la nostra... chiamatela come volete ma, per il suo bene, pulitela nel modo giusto.

Più che di pulizia, sarebbe corretto parlare di manutenzione, infatti il lavaggio non è che un insieme di operazioni di manutenzione necessarie, quelle che rappresentano la parte più pericolosa, quella in grado di fare i danni maggiori.

Va ricordato che il lavaggio della moto è la migliore delle occasioni che si hanno per analizzare lo stato di ogni singolo componente, guarnizione, vite, bullone, plastica, tubo, cavo... una chance per prevenire i guai. Approfittiamone!

Laviamola


La moto è nata per stare all'aperto, alle intemperie, l'acqua non dovrebbe rappresentare un problema, per lei. Infatti non lo rappresenta nemmeno per noi, a meno che non ce la sparino ad alta pressione, magari per scrostare bene qualche interstizio o su parti del corpo un po' più delicate.

Secondo molti l'utilizzo della lancia ad alta pressione è assolutamente da evitare, perché in grado di sollecitare troppo violentemente parti elettriche, le grafiche, le guarnizioni in gomma e chi più ne ha più ne metta. Vero. Ma è anche vero che non creerà mai danni a cerchioni, parafanghi, targhe... che hanno spesso bisogno di una bella strigliata.

Se la moto è molto sporca, non si deve aver paura di passare qualche componente con una lancia ad alta pressione, l'importante è, a seconda delle parti, mantenere una distanza adeguata e non puntare mai il getto all'interno di intercapedini dietro alle quali possono essere presenti componenti elettriche.

Togliamo quindi la sella, le borse e il bauletto, che laveremo a parte, e tappiamo in qualche modo gli scarichi per impedire che possa entrarvi dell'acqua, specialmente se non utilizzeremo subito la moto, poi iniziamo.

I cerchioni sporchi di melma li potremo scrostare con l'idropulitrice anche a distanza ravvicinata, così come la parte inferiore dei parafanghi, le parti più esterne di forcella e forcellone, i ripari del motore, la targa e il parabrezza o cupolino. Per le altre parti avremo l'accortezza di tenere il getto ad almeno un metro dalla superficie da ripulire e eviteremo accuratamente di spruzzare su sella (se non l'abbiamo tolta), sottosella, cruscotto, motore e corona/catena.

Dopo aver tolto la più grossa con l'acqua, inizieremo il vero e proprio lavaggio, muniti di secchio, spugna e di tutti i prodotti necessari. Riguardo ai prodotti: dimenticate il sottolavello: ciò che va bene per piatti e stoviglie, forno e lavabo, mani e parti intime non va bene per la moto.
Vediamo ciò che serve man mano che procediamo.

Prima di tutto posizioniamoci possibilmente all'ombra.
Se ce l'abbiamo, spruzziamo un po' di prodotto per la rimozione dei moscerini che si troveranno in abbondanza spiaccicati su cupolino, specchietti, paramani, forcelle e, senza attendere, passiamo uno straccio o della carta per raccogliere le bestioline ammorbidite.

Quindi possiamo insaponare: passiamo su tutta la moto, fregando dove necessario, la spugna insaponata in acqua tiepida. La temperatura dell'acqua è importante soprattutto per noi: con le mani "gelate" si lavora male. Quale sapone usare? Come detto non quelli trovati in cucina, né quelli per l'igiene personale... solo shampoo per auto o per moto, in linea di massima uno vale l'altro ma non cercate di risparmiare troppo.

Poi bisogna rimuovere la schiuma, possibilmente con acqua a caduta, quindi non alta pressione ma la classica gomma per bagnare l'orto e un getto non troppo importante, con l'acqua che cade dall'alto portando il sapone a terra.

Se l'operazione di insaponatura dovesse durare troppo a lungo o se non fossimo all'ombra, come il bimbetto dell'immagine, allora dovremo interromperci per sciacquare le parti già insaponate prima che asciughino.

Appena finito di sciacquare, dovremo prendere un panno pulito, possibilmente in microfibra, con il quale asciugare bene ogni parte. Ci accorgeremo presto che un solo panno, se non abbastanza grande, potrebbe non essere sufficiente, a meno che non sia una pelle di daino, da strizzare spesso.

Si presti particolare attenzione alle parti cromate: devono essere asciugate meglio che si può.
Pulire poi molto bene le parti scorrevoli della forcella, con uno straccio pulito o con della carta: si allungherà la vita dei paraolio.

Manuteniamola


La prima cosa che serve, a questo punto, è un paio di guanti monouso, quelli di lattice o simili: i prodotti che andremo a maneggiare non fanno proprio parte del corredo del perfetto manicure. Indossati i guanti, procediamo.

Tolta la melma, passiamo al grasso, quello che si accumula perché perso dalla nostra catena e dai motori altrui e quello che ci arriva direttamente dall'asfalto su tutte le superfici della moto. Per poter essere tolto dev'essere sciolto e per scioglierlo servono appositi prodotti.

MANUTENZIONE DELLA CATENA
Per operare più comodamente, la moto dev'essere issata sul cavalletto centrale o su un cavalletto che sollevi la ruota posteriore. Ciò permetterà di fare scorrere la catena semplicemente facendo girare la ruota posteriore. Diversamente, si dovrà spostare la moto per accedere, un pezzo per volta, a tutta la catena.
Non ci si sogni nemmeno di pulire la catena con il motore acceso: non immaginate quante dita sono andate perse per una stupidaggine del genere.
Sempre lavorando sulla parte superiore del tratto di catena che scorre più vicina al pavimento, si spruzzi o si versi il prodotto scelto per sgrassare e con uno straccio, si sfreghi per pulire il tratto di catena a disposizione finché si presenti ben pulito.
Esistono apposite spazzole per entrare in tutti gli anfratti.
Si faccia scorrere la catena per vedere il tratto successivo e si ripeta l'operazione fino a quando si incontrerà nuovamente il pezzo di partenza (se non è proprio tanto sporca, fate un segno con un pennarello).
Consiglio di utilizzare un pezzo di cartone, da posizionare subito oltre la catena, per evitare di spruzzare i prodotti su altre parti della moto e sul pavimento.
Con un altro straccio, si asciughi bene tutta la catena e poi si attendano almeno 10 minuti perché evaporino i residui dei solventi.
A questo punto si potrà procedere all'applicazione del grasso, il quale può essere spray o da spalmare a mano. Quello spray è comodissimo e ci si sporca meno.
Prima di applicarlo, però, si faccia girare la catena per un paio di minuti, con la moto sul cavalletto in prima, in modo che l'attrito scaldi i componenti favorendo l'assorbimento del lubrificante. Questa operazione servirà anche ad asciugare meglio il motore se abbiamo lavato la moto ma... ci si ricordi di togliere i tappi dagli scarichi!
Nuovamente a motore spento, si passi accuratamente tutta la catena spruzzando il lubrificante sempre sul lato interno (si veda la figura qui sotto).
Spesso i lubrificanti sono colorati di nero o di giallo, per aiutarci a capire quando abbiamo passato tutta la catena.
Possiamo andare dall'onnipresente WD-40 allo specialistico Fulcron della Arexons. Tutti prodotti da spruzzare sui cerchi e sulle altre parti metalliche da ripulire e lasciare agire per qualche minuto, prima di procedere all'impiego del più diffuso e più a buon mercato olio di gomito, per sfregare la parti con una spugna che si utilizzerà solo per questo, da non riutilizzare affatto per altre operazioni su altre parti della moto!
È importante sfregare bene, perché, oltre al grasso, dobbiamo fare tutto il possibile per togliere anche i residui del prodotto utilizzato, altrimenti, a lungo andare, il minimo che farà sarà lasciare delle brutte macchie.

Un'altra parte che dev'essere sgrassata, e anche molto bene, è la catena. La si sgrassa per togliere, insieme al grasso, tutta la sporcizia che ci si è amalgamata e che non permette alla catena di svolgere correttamente il suo lavoro. Poi la si reingrassa accuratamente, in modo da favorire il corretto scorrimento su corona e pignone e per proteggere la superficie dall'ossigeno, prevenendo l'ossidazione.

Per la catena esistono prodotti leggermente più aggressivi, che aiutano ad ottenere risultati migliori in tempi rapidi. Sono sostanzialmente solventi, che vanno dai vari Motul, Motorex, Castrol al kerosene, dal Fulcron, di cui sopra, al petrolio bianco (o lampante).
Il petrolio bianco rappresenta una buona soluzione, efficace ed economica ma ha qualche controindicazione: puzza e ci impone di sporcarci ben bene in quanto è venduto in forma liquida.
Consiglio l'adozione di due prodotti della stessa casa, per lo sgrassaggio e per l'ingrassaggio, in modo che siano studiati per operare in simbiosi. Riporto nel riquadro a destra le operazioni per il trattamento della catena, ci si ricordi solo che l'ingrassaggio della catena è un'operazione che va fatta spesso, in media ogni 500-1000 km se si viaggia solo su strada, più spesso se si pratica l'off-road. Esistono prodotti distribuiti in piccole bombolette da portarsi dietro quando si affronta un lungo viaggio per poter dare almeno un'ingrassata di fortuna quando se ne ha la possibilità.

Infine, con un po’ di carta assorbente leggermente bagnata con del liquido/spray per la pulizia di freni o un solvente leggero, passiamo su tutte le superfici dei dischi per eliminare le ultime tracce di smog, sporcizia e shampoo eventualmente rimaste. Facciamo girare leggermente le ruote per raggiungere la parte di disco nascosta in mezzo alla pinza: lì qualche cosa sarà rimasto di sicuro!

Facciamola brillare... a lungo.


Il frutto del nostro lavoro, questa moto così pulita, dev'essere protetto il più possibile e, soprattutto, è necessario proteggere le parti che sono soggette a ossidazione, come le cromature e le parti in ferro/acciaio, o a disseccamento e screpolatura, come le plastiche e le guarnizioni o protezioni in gomma.

Anche per fare questo esistono prodotti specifici che, oltre a lucidare le superfici rendendole splendenti, creano una pellicola siliconica a protezione di metallo, plastica e gomma. Ritroviamo l'onnipresente WD-40 ma anche tanti altri prodotti, quasi tutti in diverse declinazioni per metallo, plastica, gomma...
Comprarli tutti non vuole dire necessariamente spendere di più ma solo anticipare un po' le spese, dal momento che due flaconi diversi di prodotto dureranno il doppio rispetto a un unico flacone universale.

Procedendo per piccole zone, si spruzza il prodotto sulla superficie da lucidare/proteggere, poi con un panno pulito e non utilizzato per altro, si sfrega la zona fino a provare la soddisfazione di vederla brillare e, soprattutto, fino a quando non si vedono più parti umide.

Se non l'avete mai fatto prima non stupitevi: man mano che procedete, la moto vi sembrerà ritornare nuova!

Riepiloghiamo


Laviamo la nostra moto quando è sporca e facciamo regolarmente le manutenzioni del caso.
La catena e gli steli della forcella vanno ripuliti regolarmente, anche se la moto sembra pulita.
I cerchioni si sporcano molto con grasso e polvere delle pastiglie dei freni e il loro stato è l'indicatore del fatto che la moto sia da lavare.
Suddividiamo le operazioni in fasi diverse e utilizziamo attrezzi diversi per ogni fase: stracci e spugne divisi per lavaggio asciugatura, lucidatura, sgrassaggio...

sabato 3 marzo 2018

ScAutio 4.0

Lo so, sembra pubblicità ma non lo è. Anzi sì.
Cioè no...

Va bene, non è réclame nel senso che nessuno me l'ha chiesto e non incasso un centesimo ma lo è nel senso che voglio far conoscere ai miei lettori un prodotto che ritengo valido: ScAutio.
Un piccolo uovo di Colombo: un interfono che... no, aspetta, non è proprio un interfono.
Un sistema di comunicazione? No, nemmeno.

Come lo chiamano loro? App Interfono.
Come loro chi? Ah già, non l'ho detto: i Pastori in Moto. Un gruppo di visionari che pensano di poter fare della Sardegna un riferimento internazionale per il mototurismo. Così pazzi che ce la stanno facendo, proprio come il calabrone di einsteiniana memoria, che vola solo perché non sa di avere le ali troppo piccole per poterlo fare. Dei grandi.

Siamo diventati amici appena ci siamo incontrati sul web, e ora presentano questa cosa che chiamano appunto App Interfono, con lo slogan La più evoluta App interfono per mototuristi, senza rendersi conto di quanto sia riduttiva tale descrizione. Vediamo perché.

Abbiamo parlato di uovo di Colombo: utilizzare Internet per comunicare in voce tra motociclisti.
Una App. (La potete scaricare qui per Android e presto sarà disponibile anche per iOS).

L'ho scaricata, l'ho installata, l'ho provata e, senza nessun intoppo, un minuto dopo stavo già parlando con uno dei Pastori, con una qualità audio eccellente, senza ritardi e... tra Cuneo e Cagliari.

Quindi la prima domanda che mi sono posto, dal momento che né io né il mio interlocutore eravamo in moto, è stata: beh... perché solo tra motociclisti? Per come è fatto, permette a chiunque di comunicare, anche ai ciclisti, ai carristi, ai fantini e a chi sta a casa. E anche tra tutti questi insieme.
Ecco il primo aspetto che sembrerebbe evidenziare quanto sia riduttivo lo slogan: il riferimento al mototurismo potrebbe trarre in inganno, riducendo l'utilità di un interfono ad una sola categoria di pubblico.

Però... quello è il loro target.

Ma se quello è il target, allora che lascino il riferimento al mototurismo ma dovrebbero eliminare la parola interfono sia dal nome sia dallo slogan, altrimenti presto diventerà un enorme ostacolo allo sviluppo di questa App, che ha tanto spazio per crescere e diventare uno strumento indispensabile per ogni motociclista.

Partiamo pure dalla funzionalità di interfono: ne avevo uno, primi anni 90, che mi permetteva di comunicare con la mia zavorrina per mezzo di un cavo... sì, i nostri caschi erano collegati da un cavo attraverso il quale, grazie ad un sistema a batterie, poteva passare la voce. Ogni volta che scendevamo dalla moto rischiavamo di strappare il cavo o staccarci la testa l'un l'altra, però funzionava.

Successivamente hanno preso piede sistemi radio e, infine, bluetooth.
Ora, con apparati dal costo complessivo intorno ai 200 euro, si può comunicare agevolmente anche tra moto non troppo distanti.

Con l'App dei Pastori il costo è... zero; si può fare a meno dei sistemi interfono e si può utilizzare lo smartphone con un auricolare. Oppure lo si può collegare agli auricolari bluetooth degli interfono esistenti e, in ogni caso, si può comunicare con chiunque utilizzi la stessa App.

Non è questo il posto giusto per spiegare come funzioni il sistema, trovate qui i tutorial, ma... funziona. E, come ho detto, senza limiti di distanza. L'unico limite è la disponibilità dell'accesso ad Internet e con la scomparsa dei costi del roaming, lo possiamo utilizzare ovunque.

E fino a qui, tutto bene. Però, perché bisogna eliminare la parola interfono dallo slogan La più evoluta App interfono per mototuristi?

Semplice: i pastori, si sa, sono gente sveglia e i Pastori in Moto lo sono ancora di più. Quanto ci metteranno a pensare di integrare l'App con un sistema di geolocalizzazione dei propri interlocutori? Secondo me l'han già pensato. Se in un gruppo che si sta facendo un giro uno o più elementi restano indietro o sbagliano strada, possono sapere immediatamente dove si trovano gli altri e far sapere dove si trovano loro.

E che dire della comunicazione con le persone che restano a casa? Anche loro potrebbero utilizzare l'App per comunicare con l'amico o parente che si è andato a fare un giro in moto e potrebbero anche vedere dove si trova, essere rassicurati dal fatto che ne sentono la voce e lo vedono in movimento, o potrebbero anche solo regolarsi sul quando buttare la pasta.

Una versione successiva, sicuramente permetterà di registrare il percorso, mettendo a disposizione del mototurista il file KML o GPX del viaggio appena concluso, che potrà tranquillamente caricare su Strade da Moto, non appena sarà stata implementata la funzione.

E perché, poi, non integrare comunicazione e geolocalizzazione, permettendo di registrare su un server centrale, frasi legate ai punti in cui sono state pronunciate, frasi che gli altri mototuristi potranno, se lo vorranno, ascoltare quando passeranno in quei punti. Immagina:

Stai arrivando in cima al Colle della Bonette, al bivio gira a sinistra e poi subito a destra per arrivare alla Cima della Bonette, oppure di nuovo a sinistra per scendere verso Isola, ma prima fermati e dai un'occhiata indietro che è uno spettacolo!

La versione 4.0 potrà mettere a disposizione degli utenti gli audioitinerari, che forniscono indicazioni a voce sul percorso man mano che si avanza...

No, cari i miei amici Pastori, togliete al più presto la parola interfono dal nome della app e dal vostro slogan.

La più evoluta App per mototuristi è uno slogan più coerente con ciò che, ne sono certo, riuscirete a farne.

mercoledì 24 gennaio 2018

Continua, per ora.

Sì. Con un po' di ritardo, oggi il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l'Aiscat hanno firmato la proroga della misura sperimentale che prevede lo sconto del 30% ai motocicli, sui pedaggi di tutta la rete autostradale italiana.

Scusate... ai motocicli dotati di Telepass.

Ehm... di uno speciale Telepass per le moto.

No... per LA moto, infatti può essere associato ad una sola targa.

E... solo fino al 30 giugno.
Poi si riprenderà con la pantomima ma... non saremo più sotto elezioni. Chissà.

Intanto dalla Francia mi hanno scritto che con il loro Télépéage posso circolare anche nel nord della Spagna (cosa che farò a maggio, spero).
Quando in Italia?

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio

giovedì 18 gennaio 2018

Sì, ora ne siamo proprio sicuri!

Io il dubbio lo avevo sollevato e purtroppo, anche questa volta, il vecchio Giulio ha avuto ragione: "A pensar male si fa peccato me spesso ci si indovina".

Io, però, non ero riuscito a pensare tanto male da avvicinarmi a ciò che poi sarebbe successo, infatti avevo solo sollevato il dubbio che ci stessero prendendo in giro. Invece no: con i Telepass per le moto ci hanno proprio fregato per bene!

I fatti


Dal primo agosto 2017 è partita una sperimentazione per permettere ai motociclisti di pagare meno, rispetto alle auto, così come capita, per altro, quasi in tutti i paesi in cui è attivo un pedaggio per le strade principali o a scorrimento più veloce.

Io credevo che la fregatura risiedesse nel fatto che non fosse possibile utilizzare il telepass che uno, spesso, ha già per l'auto ma che fosse necessario munirsi di un altro apparecchio, dedicato esclusivamente ad una (e una soltanto!) moto, spendendo, così, altri 15,12 Euro all'anno per ogni moto (ho amici che ne hanno anche quattro o più), a fronte di uno sconto pari al 30% dei pedaggi.


Eh sì, mi sembrava proprio una fregatura, specie per chi fa pochi chilometri in autostrada.

Eppure ben 8.200 bikers sono riusciti a superare tutti gli ostacoli burocratici che solo i nostri governanti, coadiuvati dai manager di aziende come Autostrade per l'Italia o Telepass S.p.A. riescono ad escogitare.

Sapevate che per ottenere il Telepass per la moto è necessario dimostrare che la targa che si intende associare al dispositivo sia proprio la targa di una moto? Cioè, se associo il Telepass alla targa AB12345, devo portami dietro ed esibire (o mandare via mail) il libretto del mezzo, in modo che si evinca chiaramente che la targa è di una moto e non di un'auto. O un camion.


E questi prodi 8.200 sono riusciti a fare tutto entro la fine di settembre, unico mese in cui era possibile averli, perché, si sa, i Telepass per le moto maturano a settembre, poi basta. Non ci sono più.

Va beh! Se si sono sbattuti tanto, avranno avuto anche il loro bel risparmio, no?
No.



Le fatture che hanno ricevuto contemplano importi senza sconti, uguali a quelli che avrebbero dovuto pagare con un normale Telepass associato a auto e moto.
È vero ma, avevano detto, che le prime fatture sarebbero state così ma che poi, sulle successive avrebbero riaccreditato gli sconti non praticati in precedenza. D'altra parte, fare una fattura con tutti gli importi e gli sconti giusti non è cosa che si possa pretendere eh?! Poi, vuoi mettere, fare un software che se rileva il passaggio di un Telepass per moto addebiti l'importo previsto per le moto?!

Ok, ma ora avranno ricevuto nuove fatture con gli sconti vecchi e quelli nuovi!


Cosa?! Ad oggi continuano a pagare prezzo pieno e non hanno ricevuto alcun rimborso.

Questa vi pare una fregatura?
È sicuramente meno simpatica di quanto avevo dubitato ma... non ci siamo ancora.


Spiegazione


La sperimentazione terminava il 31 dicembre 2017 e hanno deciso che potesse bastare così, cioè di non proseguire. Forse perché è troppo facile ottenere il Telepass per la moto, forse perché è troppo difficile calcolare gli sconti o forse perché non è abbastanza remunerativo... non lo so ma, dal 1° gennaio tutti i discorsi sugli sconti... non valgono più.

Così sono stati affibbiati 8.200 Telepass, associati ognuno ad una (e una soltanto) targa di moto (e qui siamo tranquilli), che funzionano esattamente come quelli che possono essere associati a due targhe diverse, indistintamente di auto o di moto. La maggior parte dei quali a chi aveva già un telepass per l'auto e la moto!

Poco male, avendo terminato la sperimentazione e non avendo portato avanti il discorso, questi dispositivi smetteranno di funzionare e l'azienda Telepass S.p.A. smetterà di fatturare i canoni, no?


Ma neanche per sogno. I dispositivi continuano a funzionare e a produrre introiti per Telepass S.p.A., almeno fino a quando l'abbonato non cesserà il contratto, operazione che potrà comodamente effettuare recandosi presso un Punto Blu, magari quello dove aveva portato a far vedere il libretto per dimostrare che la targa AB12345 è di una moto, dove firmerà la disdetta e riconsegnerà l'apparato. Comodo. Chi non ha un Punto Blu sotto casa?

Se proprio siete pigri, allora potete fare tutto via Internet sul sito telepass.it, oppure inviare il modulo di recesso via PEC o Raccomandata R.R., in questo caso, con fotocopia della Carta di Identità, perché è risaputo che in giro è pieno di burloni che, per divertirsi, passano il tempo a disdire a nome vostro contratti resi inutili dall'altro contraente.


L'importante è che chi non si reca al Punto Blu di persona, si ricordi di restituire comunque il dispositivo entro venti giorni dal recesso, altrimenti scatta la penale di 25 euro. Quindi, ci si prepari a spendere qualche euro per l'invio via Raccomandata R.R. del pacchettino, per evitare di spenderne altri 25.

Piaciuta la fregatura?


Come, non sapevate nulla? Beh, è vero, anche adesso siamo in campagna elettorale e questo influenza leggermente la scelta delle notizie da dare e quelle da NON dare.



E all'estero?


Io vado spesso in Francia: hanno delle magnifiche strade da moto.
Ho ordinato via Internet cinque giorni fa, e appena ricevuto, il Telepass per le autostrade francesi (e anche sul fatto che non ci si riesca a mettere d'accordo a livello Europeo ci sarebbe da dire).
Ho speso 15 euro solo perché non sono andato a prenderlo di persona; pago 2 euro al mese ma solo i mesi in cui lo userò, altrimenti zero. Così se smetterò di usarlo, smetterò anche di pagare. Inoltre, non è associato ad alcuna targa: se vado in auto pago la tariffa per l'auto, in moto quella per la moto, e così via: è il casello che si accorge qual è il tipo di mezzo con cui il Telepass è passato e che, quindi, addebita l'importo giusto! Posso anche imprestare il dispositivo ad un amico: quando riceverò la fattura (mensile) mi farò rimborsare...

Eh ma la Francia è terzo mondo!

martedì 9 gennaio 2018

Lettera (quasi) d'amore al mio navigatore

So di far parte di una comunità in buona parte ormai canuta ma pare che i giovani d'oggi preferiscano viaggiare stando sul posto e tu fai proprio parte di questa nuova generazione: se non sono io a portarti a spasso, tu non viaggi. Ammettilo: non lo sai fare.

Sono trascorsi così pochi anni, eppure mi sembra di parlare di preistoria e oggi te lo devo proprio dire: quando non c'eri non mi mancavi.

Mi studiavo il percorso sulla cartina, memorizzavo alcuni punti di riferimento e qualche meta, e poi partivo. Senza di te.

Eppure sono sempre arrivato dove dovevo arrivare. Che poi questo non coincidesse tutte le volte con dove avevo pianificato era un aspetto marginale, privo di alcuna rilevanza.
Già allora la meta era il viaggio e, posso dire, avevo molte più possibilità di scoprire strade nuove pianificando l'itinerario dal vivo, incrocio dopo incrocio, paese dopo paese. Incontravo più spesso nuovi amici, passando con loro qualche momento davanti ad una birra a raccontarci le strade viste e quelle perdute.
È vero, ci sono destinazioni per le quali, senza di te, ho quasi timore a partire poi, però, è proprio quando mi perdo (anzi, quando mi sperdi) che inizio a divertirmi per davvero.

Così ho deciso che tra noi qualcosa cambierà.
Insubordinazione. Disobbedienza.
Rivoluzione. Insofferenza. Presunzione.
Chiamala come vuoi: io non ti seguirò più.

Continuerò a portarti in giro con me ma ti consulterò solo quando lo riterrò opportuno.
Sarò io a decidere ad ogni incrocio dove andare, seguendo quel mio senso dell'orientamento che in questi ultimi anni hai praticamente quasi cancellato.

Ci perderemo insieme ma cercherò di riportarti sempre a casa e, quando avrò bisogno del tuo parere, te lo chiederò, sapendo di poter contare su di te che, come hai sempre fatto, potrai portarmi a casa o farmi perdere ancora di più, rendendo così indimenticabile ogni mio viaggio.

Preparati, che andiamo.



lunedì 1 gennaio 2018

Sotto la pioggia

L'inverno è iniziato da poco e quest'anno si sta proponendo con più neve rispetto alla tendenza degli ultimi anni. Comunque, anche se i passi alpini sono quasi tutti chiusi, direi che c'è stato ancora parecchio spazio per giri e giretti, spesso all'asciutto ma a volte anche su acqua, neve e ghiaccio.

Siamo ai primi di gennaio ma ormai siamo tutti proiettati alla primavera, quando si uscirà più spesso approfittando del clima mite ma quando, ahimè, rischieremo maggiormente di trovare rovesci di pioggia tanto improvvisi quanto... prevedibili.

Qualcuno che ama guidare nella pioggia c'è, mentre per altri è indifferente e per molti, la maggioranza, è quantomeno, fastidioso. Al di là del fatto che ci si bagna, la causa principale di tale fastidio è da ricercarsi nel fatto che guidare sul bagnato è ritenuto più difficile quindi più pericoloso.

A me guidare sotto la pioggia non fa impazzire di piacere ma credo che farsi intimorire da un po' d'acqua sia un pessimo modo per rovinare, da soli, momenti in moto che con il meteo avverso acquisiscono un fascino diverso ma non meno seducente. Superiamo, quindi, la paura e vediamo come ridurre al minimo rischi, pericoli e fastidio quando piove o per terra è bagnato.


L'equipaggiamento

La prima cosa, per ridurre il fastidio, quindi poter essere maggiormente concentrati alla guida, è coprirsi adeguatamente, in questo caso, rendersi il più possibile impermeabili all'acqua.

Se non volete investire parecchio in completi o tute impermeabilizzate, solitamente con uno strato esterno in gore-tex, o anche solo per viaggiare d'estate, quando l'abbigliamento si fa più leggero, sotto la sella, nel bauletto, nello zaino, insomma, in qualunque posto abbiate a disposizione, ficcateci sempre una tuta antipioggia: ormai occupano spazi ridottissimi e anche se è previsto e garantito il sole per tutto il viaggio, non ci procurerà alcun fastidio averla con noi.

Costano abbastanza poco, quindi non lesinate sul prezzo: normalmente le più care sono quelle che garantiscono una maggiore tenuta, anche sotto una tempesta d'acqua. Poi, non aspettatevi mai di uscirne perfettamente asciutti: si dice che l'acqua sia molto sottile e riesca ad infilarsi dappertutto, quindi non lamentatevi e, in ogni caso, senza tuta, sareste stati bagnati marci.

Scegliete quella che preferite tra le intere, cioè in un unico pezzo e quelle composte da giacca e pantaloni. Le prime sono più difficili da mettere e togliere ma quando la pioggia si fa pesante garantiscono una tenuta migliore, mentre quelle in due pezzi sono più facilmente gestibili.

Intera o divisa, sceglietela di un colore ad alta visibilità, non nera o grigia! Quando piove la visibilità si abbassa e sappiamo quanto sia importante essere visti. Inoltre, quando capita una scivolata, anche di poco conto, che lascia il motociclista qualche momento sull'asfalto, non essere più che ben visibili dall'eventuale automobile che sopraggiunge può risultare fatale.
Infine, non aspettate mai che inizi a piovere per metterla: chiudere l'acqua dentro alla tuta non è una buona strategia per restare asciutti!

Riguardo al casco, non mi stanco mai di consigliare caschi integrali, magari modulari ma che coprano e proteggano anche la faccia, non tanto per mantenere la nostra bellezza ma perché facendo parte della testa va protetta il più possibile. Sotto la pioggia ci permetterà di tenere fuori l'acqua e se applicheremo una visierina anti-appannamento (pin-lock) all'interno della visiera, ci garantiremo anche una buona visuale.


Lo stile di guida

Guidare nella pioggia non dev'essere considerato più difficile né deve diventare causa di ansia e preoccupazione.
Punto primo: mantenere la calma.

Sul bagnato è solo un po' diverso ma non è più difficile, e se si seguono alcuni principi non è nemmeno più pericoloso. Vediamo quali sono.

Così come sull'asciutto, sul bagnato si deve guidare rilassati, senza tensioni o irrigidimenti. La posizione da mantenere è la stessa di sempre, con le mani normalmente appoggiate al manubrio e con schiena, spalle, gomiti e polsi rilassati: verificate che lo siano e se necessario fate qualche movimento per sciogliervi. Questo è un principio che vale sempre, anche sull'asciutto.

In teoria sul dritto le gomme oggi in commercio garantiscono una tenuta che ci permetterebbe di non dover rallentare la nostra normale andatura sul bagnato ma sappiamo tutti che non è sul dritto che si guida: un ostacolo, una piega improvvisa, una frenata, sull'acqua devono essere affrontati diversamente e, normalmente, richiedono più tempo, quindi ciò a cui si deve fare attenzione sono le distanze. Sul bagnato abbiamo bisogno di maggiori distanze per stare al sicuro e ciò, unito al calo di visibilità, richiede inevitabilmente una riduzione della velocità e un aumento del livello di attenzione.

Occhio a segnaletica orizzontale (strisce e scritte), ai tombini, binari, giunti di dilatazione, pozzanghere e a ogni anomalia del fondo che potrebbe ridurre la trazione compromettendo la tenuta.

Le variazioni di velocità devono essere più dolci, l'acceleratore dev'essere aperto e chiuso con più delicatezza e i freni devono essere utilizzati in modo completamente diverso.

Accelerare e decelerare

Abbiamo già detto che serve maggiore dolcezza sia ad aprire sia a chiudere il gas, anche le marce vanno cambiate prestando maggiore attenzione al numero dei giri. Quando si arriva alla curva si deve scalare un po' prima del solito e, prima di aprire il gas, è meglio aspettare di averla completata!

Attenzione alla velocità, perché sul bagnato la relazione tra la velocità e lo spazio necessario a fermarsi è molto diversa, richiedendo spazi che, al crescere della velocità, crescono esponenzialmente. Non si deve aver paura di esagerare a stimare lo spazio necessario a fermarsi.


Frenare

La frenata non è né immediata né prevedibile come sull'asciutto, quindi è importantissimo riservarsi uno spazio maggiore, aumentando la distanza dai mezzi che ci precedono e iniziando a rallentare prima quando si vedono ostacoli, incroci o situazioni potenzialmente pericolose. Mantenere una distanza maggiore dai mezzi che ci precedono, inoltre, ci aiuterà anche a preservare un po' di visibilità in più, visto che la visiera raccoglierà meno acqua!

Il modo di frenare cambia. Se hai una moto che ha il ripartitore di frenata (EBD) allora farà tutto lui al posto tuo (e se ti piace avere il controllo del mezzo ti divertirai un po' meno), altrimenti dovrai ricordare, come sullo sterrato, sulla neve o con fondo scivoloso, che mentre sei in grado di gestire una ruota posteriore che sbanda, se ti succede con quella davanti in un attimo ti ritrovi a baciare l'asfalto. Quindi, in questi casi i freni vanno utilizzati in combinazione tra di loro, con una frenata sbilanciata verso il posteriore: 40% davanti e 60% dietro.
Cerca di essere sempre in condizione di pinzare i freni lentamente, mai di colpo: gli improvvisi cambi di velocità sono quelli che, solitamente, fanno scivolare la moto.

Esperienza

Ciò che è in grado di farci guidare al sicuro sotto l'acqua, in definitiva, è l'esperienza.
Gli accorgimenti, come avete letto, sono pochi e molto semplici, ciò che è importante è la pratica, quindi, se potete, quando piove prendete la vostra moto e fatevi dei bei giri: migliorerete in breve tempo la vostra guida sul bagnato, cacciando via fastidi e preoccupazioni, che lasceranno spazio al divertimento.
Fondamentale è non arrivare a credere di essere diventati dei maghi del bagnato, perché l'unica in grado di fare magie, senza che vi rendiate conto di come fa, è proprio lei, l'acqua sulla strada.