sabato 25 novembre 2017

Giri persi e giri in progetto

Peccato, il meteo è stato buono ma il lavoro ha preso il sopravvento. Capita a tutti il periodo dove pare che non ne debba andare dritta nemmeno una e il lavoro si espande fino ad occupare ogni momento, ogni attimo della vita. Mi è successo nelle ultime settimane. Ora pian piano ne sto uscendo e oggi è il primo sabato dell'ultimo mese che non passerò in ufficio ma, purtroppo, di allontanarsi ancora non se ne parla.

Il prossimo fine settimana libero (mano sulle parti basse) sarà tra 15 giorni, il ponte dell'Immacolata, dal 8 al 10 dicembre.

A questo punto la domanda è una e una soltanto: direzione?

Francia del sud. Cassis, La Ciotat. Strade come la Route des Crêtes di Cassis e il Col de l'Espigoulier, poi la serie infinita di piccoli colli dietro a Saint-Tropez, forse il Verdon, forse no...

Cassis
La Ciotat
Per ora passo il tempo a fare ciò che mi piace di più quando sono da solo e non posso andare in moto: pianificare un giro in moto. È un po' come viverne l'anteprima, anzi, per certi versi è perfino meglio, perché l'immaginazione è libera e il sogno è proprio lì, dietro l'angolo. Anche se sai già che il giro sarà senz'altro molto superiore a quanto di meglio tu abbia potuto immaginare, perché anche se puoi ipotizzare i paesaggi, i rumori, le temperature, le sensazioni, le emozioni... non riuscirai mai ad avvicinarti alla realtà di viverli contemporaneamente correndo dentro la scena.
Parafrasando Robert Maynard Pirsig[1] direi ...non ti rendi conto che tutto quello che vedi dal finestrino dell'immaginazione non è che una dose supplementare di TV.

Ma veniamo a noi: il giro dell'Immacolata. Riprendo in parte un giro che ho fatto l'anno scorso, a metà dicembre e che ho raccontato in due itinerari: Verso la Route des Crêtes e Dieci colli intorno a Saint Tropez.

Mi avevano colpito il Colle dell'Espigoulier e la Route des Crêtes di Cassis, la bellezza di Cassis e l'accoglienza di La Ciotat, lo splendore del Lac de Saint Cassien e certe vedute sul golfo di Saint-Tropez. Voglio concentrarmi su questi posti e, magari, scoprirne di nuovi.

Vedute del Col de l'Espigoulier
La Route des Crêtes di Cassis
Rispetto all'anno scorso avrò un giorno in più, così probabilmente passerò una notte a La Ciotat e un'altra più vicino all'Italia, in modo da favorire il rientro mio e di chi verrà con me, che magari, per arrivare a casa, dovrà fare più strada.

Lac de Saint Cassien

Resta sintonizzato e contattami se vuoi unirti: nei prossimi giorni cercherò di pubblicare gli itinerari.


[1] Robert Maynard Pirsig (Minneapolis, 6 settembre 1928 – South Berwick, 24 aprile 2017) è stato uno scrittore e filosofo statunitense, celebre soprattutto per il suo primo libro, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (1974), da cui il passo che mi sono permesso di parafrasare:

«Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c'è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi un'esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata»

domenica 12 novembre 2017

La moto d'inverno

È difficile spiegare a chi semplicemente va in moto ciò che per i motociclisti è così naturale, cioè che non esiste una stagione per la moto né, tantomeno, una in cui l'uso della moto sia precluso. In parole povere: non esistono giornate inclementi ma solo gente non adeguatamente equipaggiata.

Detto questo, è naturale che ci siano stagioni in cui ognuno si diverte di più o di meno con la propria moto. Io amo l'estate ma, pur viaggiando tutto l'anno, preferisco farlo durante le altre stagioni e non disdegno affatto l'inverno, anzi, mi sentirei di parafrasare, adattandole alla moto, le parole di una bellissima canzone di Paolo Conte, La Donna d'Inverno:


Perché d'inverno è meglio
la donna è tutta più segreta e sola
tutta più morbida e pelosa
e bianca, afgana, algebrica e pensosa
dolce e squisita, è tutta un'altra cosa
chi vuole andare in gita non sa - non sa - non sa.

È vero, si prende freddo, raramente si incontrano altri motociclisti, si deve sempre trovare un riparo dove lasciare la moto, le strade più battute sono tutte chiuse, ad ogni curva ci si deve aspettare la lastra di ghiaccio ma... ci sono anche aspetti negativi.
Insomma, per andare all'Agnellotreffen o all'Elefantentreffen, o anche solo per farsi un bel giro d'inverno senza puntare necessariamente a sud, come ci si deve equipaggiare?
Iniziamo dalla moto, dicendo che tutto dipende da dove si vuole andare: con una Honda Goldwing d'inverno si può anche arrivare a Stoccolma, in autostrada, ma se si vogliono percorrere strade di montagna, forse è meglio farlo con una normalissima bicilindrica più agile e leggera.
In tutti i casi, l'importante è equipaggiarla con gomme adatte e, se non ci si vuole dover fermare alla prima neve, è bene avere dietro catene o fasce, sempre però tenendo presente che in Italia, dove e quando vige l'obbligo di gomme invernali o catene, ciclomotori e motocicli "...possono circolare solo in assenza di neve o ghiaccio sulla strada e di fenomeni nevosi in atto" (direttiva del Ministero dei Trasporti n° 1580 del 16/01/2013). Quindi non ci sono catene, gomme, fasce, calze o chiodi che tengano: su quelle strade, se c'è neve o ghiaccio per terra, o se sta nevicando, le moto non possono proprio circolare.

Ho trovato qui un bel filmato che insegna a costruire da sé le catene da neve per la propria moto.

Se si prevedono lunghi tratti sulla neve, allora le gomme chiodate possono essere una buona soluzione, a patto che si sia in grado di montarle e smontarle con una certa padronanza, infatti usarle senza un fondo nevoso risulta deleterio per le gomme e pericoloso per tutti.
Si tenga anche presente che, per loro natura, sono fortemente soggette a foratura, quindi è d'obbligo avere con sé tutto ciò che serve per riparare una gomma bucata.

Passiamo al biker (e al passeggero).

L'adeguatezza dell'equipaggiamento riguarda due aspetti: l'abbigliamento e la sicurezza, anche se, spesso, i due aspetti coincidono.

Partiamo dall'abbigliamento, il principio è semplice: si devono prevedere più strati, cioè bisogna vestirsi a cipolla, prediligendo l'uso materiali tecnici, più leggeri e più caldi. Ciò permette di poter sempre adeguare la protezione alle temperature effettive, evitando così sia di patire il freddo, sia di sudare, e creare i presupposti per moltiplicare la sensazione di gelo sulla pelle.
La necessità di indossare più capi d'abbigliamento uno sull'altro impone che questi siano quanto più possibile sottili. Fortunatamente la ricerca ha prodotto tessuti che in poco spazio riescono a svolgere egregiamente il loro compito, che sia di isolamento o impermeabilizzazione.

Tre gruppi di strati principali: uno sulla pelle, uno esterno e uno intermedio, composto da più elementi.

Sulla pelle uno strato singolo: un sottocasco (o balaclava), una maglia e un pantalone/calzamaglia, oppure una sottotuta, in moderni tessuti termici (sintetici) ci permetteranno di trattenere quanto più possibile il nostro calore lasciando traspirare (anzi, proprio espellendo) l'eventuale sudore.

Lo strato intermedio è quello dove ci si può sbizzarrire maggiormente, soprattutto con l'uso di pile, micropile e lana. Consiglio di organizzare gli strati partendo dai capi più leggeri, ai quali potremo sovrapporre quelli man mano più pesanti, fino anche a tre-quattro strati.

Questi strati servono a mantenere il freddo esterno lontano dalla pelle ma non sono in grado di fermare il vento né, tantomeno, l'acqua. Ci occuperemo di queste minacce con l'ultimo strato, quello esterno.
Non dimentichiamoci di proteggerci dall'immancabile spiffero sotto il casco: uno scaldacollo, una sciarpa, un elegante foulard o qualunque cosa intorno al collo, sopra il sottocasco, ci permetterà di continuare a muovere la testa il giorno dopo il nostro viaggio.

All'esterno avremo più strati anche se utilizzeremo un singolo elemento, infatti giacche, pantaloni e tute intere invernali sono abitualmente composte da tre strati: un'imbottitura interna, come barriera termica, uno strato intermedio, solitamente in goretex come barriera contro l'acqua ma che permette la traspirazione, e uno strato esterno, solitamente in cordura, che svolge la sua solita funzione di protezione dalle strisciate sull'asfalto.

Consiglio di completare questi tre strati con una buona antipioggia, che sia intera o in due pezzi, che ci proteggerà dall'aria e dalla sporcizia (sale, sabbia...) che solitamente è presente sulle strade invernali e, inoltre, sarà già al suo posto in caso di precipitazioni.

I piedi: compatibilmente con la dimensione degli stivali (d'inverno dimentichiamo le scarpe, solo stivali anfibi) è meglio mettere sui piedi un paio di calze sottili, o in tessuto termico o al limite di cotone, con sopra un paio più isolante, possibilmente di lana.
C'è chi, d'inverno, preferisce utilizzare calzature studiate per il freddo anche se non per la moto. Si tratta di una scelta che non mi sento di criticare, infatti solitamente si tratta di calzature sufficientemente rigide e che sono in grado di proteggete efficacemente i piedi anche a meno quaranta.

Però... vestiamoci finché vogliamo, la parte dove normalmente patiamo di più sono le mani. Se non disponiamo (o non vogliamo nemmeno sentir parlare) di dispositivi riscaldanti, una buona idea è quella di procurarsi un paio di sottoguanti o, anche di guanti il più possibile sottili, di pile, da indossare sotto i normali guanti invernali e un paio di copri-guanti, anch'essi leggeri, impermeabili da mettere sopra. Lo so che i guanti invernali sono già impermeabili ma i copri-guanti svolgeranno la stessa funzione dell'antipioggia di cui abbiamo parlato prima.
Dimenticavo: che i guanti siano omologati EN 13594, in modo che siamo in regola anche in Francia!

Sia per le mani, sia per i piedi è importantissimo non commettere l'errore di creare dei restringimenti con l'aggiunta di strati sotto guanti o stivali di misura: il sangue deve poter circolare liberamente e bene in mani e piedi, altrimenti, anche senza arrivare a problemi ben più gravi, si otterrà il risultato opposto a quello che ci si è prefissati: la sensazione di freddo sarà moltiplicata!

Al di là dell'abbigliamento, se proprio patiamo il freddo alle mani, o anche solo per aumentare il nostro comfort, possiamo equipaggiare la nostra moto con dei coprimanopole, ricordandoci però che devono essere lasciati molto aperti, altrimenti sarà difficile rimettere al suo posto una mano estratta per pulire la visiera e o per fare qualsiasi altra operazione, e ciò potrebbe comportare rischi anche seri!

Infine, ritornando all'abbigliamento, come ho già accennato esistono sul mercato capi di abbigliamento con dispositivi riscaldanti, alimentati da batterie o da collegare a prese di alimentazione sulla moto. Lo riporto per completezza dell'informazione, sapendo che i puristi e i fondamentalisti storceranno il naso di fronte a ciò che considerano elementi contro natura, ma devo farlo a favore di tutti coloro che vanno in moto anche d'inverno senza ritenere che per farlo sia necessario soffrire, anzi che sia meglio poterne godere il più possibile.

Riguardo alla sicurezza, abbiamo già detto delle protezioni sull'abbigliamento, con la cordura o la pelle, di guanti e di stivali... resta il casco.
Ovviamente d'inverno, per quanto possibile, eviteremo il jet, quello lo lasciamo a chi usa la moto per andare al bar. Per i viaggi invernali (almeno per quelli) l'integrale è d'obbligo.

Però il casco integrale, a causa dal fatto che i biker respirano e che sono animali a sangue caldo, si porta dietro seri problemi relativi all'appannamento della visiera.
Tutti sanno che la soluzione ideale è il pin-lock, cioè quel dispositivo che ha preso il nome dal sistema di montaggio ma che, sostanzialmente, altro non è che uno strato di speciale plastica siliconica, che si applica all'interno della visiera e che ha la qualità di non appannarsi. Si tratta di un'ottima soluzione che funziona bene almeno fino al momento in cui una minuscola gocciolina d'acqua non riesce a separarlo dalla visiera. In quel momento ha inizio il suo rapido degrado e l'appannamento tra i due strati, pin-lock e visiera, è impossibile da contrastare: meglio toglierlo subito e buttarlo. In ogni caso, la sua utilità è fuor di dubbio.

Quando l'ho installato per la prima volta sono partito eccitatissimo, felice di poter respirare anche con il casco chiuso ma... mi si sono immediatamente appannati gli occhiali! Se portate gli occhiali, prima di comprare un pin-lock procuratevi delle lenti a contatto: d'inverno vi saranno molto utili.

Buona strada... magari senza ghiaccio!