lunedì 29 agosto 2016

Dal Bianco alla Lombarda

Un percorso impegnativo ma che, spalmato su due giorni, è alla portata di tutti.
Il Monte bianco dalla SS26, fuori dalla galleria Runaz
Il Monte bianco dalla SS26, fuori dalla galleria Runaz

La partenza è da Aosta e l'arrivo a Cuneo. Per chi, come me, viene dal sud del Piemonte è sempre noiosissimo raggiungere la Valle d'Aosta ma, alla fine, ne vale sempre la pena. Un paio d'ore di autostrada, da fare al mattino presto, in modo da arrivare alla partenza per tempo.

Riassunto

In due giorni attraverseremo la Val d'Aosta verso occidente, poi, entrati in Francia dal Piccolo San Bernardo, percorreremo la Val d'Isere con il Parc National de la Vanoise, rientreremo in Italia dal Moncenisio, pernotteremo a Bardonecchia, rientreremo in Francia dal Col dell'Echelle e raggiungeremo la magnifica Briançon, da dove si potrà decidere se affrontare il Col de l'Izoard o, più semplicemente, seguire il fondovalle del fiume Durance fino a Mont Dauphin per poi arrivare a quel magnifico crocevia di colli che è Guillestre. Da qui, tramite il Col de Vars, raggiungeremo la cima de la Bonette, ci gireremo intorno, e, se ce la sentiremo, passeremo anche su una strada secondaria che prevede tre chilometri di sterrato leggero: il Col de la Moutière, da dove scenderemo a Isola e rientreremo definitivamente in Italia dal Colle della Lombarda.
Mappa

Primo giorno: dalla Val d'Aosta a Bardonecchia

Usciamo dall'autostrada ad Aosta Ovest (St. Pierre) e, svoltando a sinistra, ci immettiamo subito sulla SS26 della Valle d'Aosta, che seguiremo per 21 km, fino alla rotonda all'ingresso di Morgex. Sul percorso però, superato il paese di Avise, entriamo in una breve galleria che si chiama Runaz (390 mt) e che ha un'uscita sbalorditiva: la luce in fondo al tunnel si trasforma presto in una sagoma inconfondibile: quella del Monte Bianco, che occupa tutto l'arco visibile come attraverso un mirino di precisione. Maestoso. Potevamo uscire dall'autostrada direttamente a Morgex ma... ci saremmo persi questa magnifica veduta, ideale per iniziare il nostro giro belli carichi.

A Morgex, come ho detto, alla rotonda prendiamo a sinistra ed iniziamo a salire sul colle San Carlo. Durante il percorso, a tratti alla nostra destra fa capolino la cima innevata del massiccio del Monte Bianco ma, per la maggior parte del tempo, viaggiamo all'ombra dei boschi. Tipica strada valdostana: pulita, liscia, ben curata e... divertente. Non si ha la coscienza di quanto si stia salendo ma in undici km passiamo dai 923 mt slm di Morgex ai 1950 del colle, con una pendenza media non lontana dal 10%! È la costanza della pendenza a far si che dopo poco non ci si renda più conto di quanto ripida sia la salita.
Verso lo scollinamento i boschi lasciano ampi spazi ombrosi che sono spesso meta di picnic.

Il Colle San Carlo La discesa verso La Thuile
Il Colle San Carlo La discesa verso La Thuile
La discesa a La Thuile, salvo rari punti, è più dolce, così come la risalita al Piccolo San Bernardo. Non lasciamoci trarre in inganno dal nome: si chiama Piccolo solo perché ce n'é uno ancora più grande ma... è tutt'altro che un piccolo colle. Strada composta da una lunga sequenza di curve dolci conta pochissimi tornanti, concentrati quasi tutti all'inizio della salita, tuttavia non è una strada che invita a correre, anzi: un po' la bellezza del paesaggio, un po' l'alta possibilità di trovare animali selvatici sulla strada, fanno sì che la velocità media sia, generalmente, bassa.
Quasi in cima troviamo sulla destra il lago di Verney e, poco dopo, lo slargo, una volta posto di frontiera, con il classico baretto e alcune bancarelle di souvenir. Dopo la foto di rito, procedendo superiamo l'hotel, sulla sinistra, poi ancora un km circa e raggiungiamo l'Ospizio, il grande caseggiato sulla destra che, dall'anno mille circa, fino alla seconda guerra mondiale, fu ospizio Mauriziano, cioè centro di soccorso per poveri e malati, luogo di ricovero per pellegrini, religiosi, mercanti e soldati. Durante l'ultimo conflitto i tedeschi ne fecero una base militare e, in fuga, lo saccheggiarono. Dal 1998, una volta ristrutturato, è diventato un punto per le informazioni turistiche e ospita anche un bel bar su una terrazza sul tetto.
La discesa è una delle più rilassanti che abbia mai fatto: in 9 km solo due tornanti, il sole a scaldarci la pelle (della tuta!) e la natura intorno. Poi, arrivati a La Rosiere, inizia una divertente serie di tornanti, una ventina, che ci accompagna fino a Séez.

Lo slargo al Piccolo San Bernardo L'Ospizio visto dallo slargo La discesa verso Séez
Vista l'ora, prima di affrontare l'Iseran, tra Séez e Bourg Saint Maurice sarà bene trovare un posto per un pranzo leggero. Io mi sono trovato bene al Relais des Villard, un hotel della catena Logis con un ristorantino niente male.

Rifocillati e rilassati, eccoci pronti per salire sul tetto di Francia: l'Iseran.
È vero che con i suoi 2.770 mt slm se la gioca con la Bonette, che al colle misura 2.715 e alla cima 2.802, ma noi, per non scontentare nessuno, diremo che l'Iseran è il colle più alto di Francia, mentre la Bonette è la strada asfaltata, aperta al traffico e non a fondo cieco, più alta d'Europa. (Vedi la lista delle strade più alte d'Europa)

La salita vera e propria inizia dopo una ventina di chilometri, costeggiando il Lac du Chevril, con la sua diga la cui strada sovrapposta ricorda panorami norvegesi. Qui devo mettervi in guardia per la presenza dei ciclisti in galleria: una sequenza di quattro o cinque gallerie non illuminate rappresentano l'unico passaggio anche per i ciclisti, i quali, però, non hanno quasi mai alcun sistema di illuminazione, quindi, in galleria, sono praticamente quasi invisibili. Procedete con molta attenzione.

Veduta del Lac du Chevril dalla strada verso Val d'Isère
Dopo pochi chilometri si raggiunge il paese di Val d'Isère, da dove si sale, si sale, si sale... per una mezz'ora, su una strada sempre sufficientemente larga e molto pulita, finché, quasi in cima, si rivede, in fondo alla valle alle proprie spalle, il Lac du Chevril: ci siamo quasi, poche curve ed ecco lo spiazzo del colle dell'Isèran. Dimenticavo: l'acqua portatevela da casa, perché al bar che trovate sulla destra (l'unico) una bottiglietta da mezzo litro ve la tirano su a 4 Euro(!).
Pausa, attimo di tregua e occasione per dare un'occhiata alle moto degli altri ed apprezzare la varietà di gusti e di bellezze, poi via, che di oggi ci aspettano ancora due colli.

Quasi in cima all'Iseran, uno sguardo indietro... ...e uno avanti
L'indicazione che si è arrivati ai 2770 del Col de l'Iseran La discesa, verso la vallée Maurienne
La discesa inizia un po' più stretta della salita ma non tarda a tornare a livelli normali. La valle, Maurienne o Moriana, appare molto ampia ed il fondo valle sembra molto lontano ma lo raggiungeremo presto, per risalire verso il Moncenisio, non prima, però, di aver attraversato il Col de la Madeleine di Bessans, che si trova proprio sulla strada, 13 o 14 chilometri prima del colle del Moncenisio, così ben integrato che... io l'ho passato senza accorgermene.

Il colle del Moncenisio dal  lato francese
Chi è già stato sul colle del Moncenisio ha ben chiari, nella memoria, la bellezza del Lac du Mont Cenis, il suo colore e l'aria fresca. Arrivando dal lato francese, come facciamo questa volta, incontriamo il segnale del colle ma dobbiamo percorrere ancora un chilometro circa, prima di scollinare e arrivare al lago. Anche qui una sosta è d'obbligo. Visto che ero sull'ultimo colle del giro di oggi, ne ho approfittato per una birretta prima di partire alla volta di Bardonecchia, un ultimo tratto di strada da una sessantina di chilometri verso la Pensione Bianca, una bella struttura, molto ben gestita da una coppia di ragazzi inglesi, che mi ha dato una cena abbondante, una bella camera con un grande bagno e la colazione, a buffet, per soli 58,00 Euro.

La strada che costeggia il Lac du Mont Cenis
Per la serata a Bardonecchia, una passeggiata in centro (a 5 minuti dalla pensione) è consigliabile: io ho trovato buoni gelati e una bella birreria (Guinnes). A letto presto, però, che domani si torna in sella.
Mappa

Secondo giorno: da Bardonecchia a Cuneo

Senza fare un'inutile levataccia, se ci mettiamo in moto tra le otto e le nove possiamo dirigerci verso la vicinissima Francia e salire al Col dell'Echelle con il fresco, ma non prima di aver verificato il carburante: una volta partiti non troveremo un distributore fino a Briançon e se non abbiamo rifornito ieri... magari siamo a secco. La strada, anche in questo caso, prevede pochi tornanti e ha un andamento piuttosto dolce. In cima si trovano molti prati che non è difficile immaginare, in altri orari, pieni di gente che prende il sole o prepara il picnic.

La salita al Col de l'Eschelle Il Col de l'Echelle
La discesa è altrettanto dolce e ci porta fino a Briançon tra boschi e ampi campi, spesso popolati da bestiame al pascolo.
La città, già da qualche km di distanza, ci presenta il suo biglietto da visita: le sue fortificazioni di Vauban, sulla sinistra. Il resto della città è all'altezza della presentazione, infatti, non a caso, è Patrimonio dell'Unesco.
Tutta la città merita una visita e di oggi non ce la possiamo fare, ma due passi nel centro storico o su al forte, prima di ripartire, si possono tentare.

Le fortificazioni di Vauban di Briaçon Il centro storico di Briançon Una via del centro storico di Briançon
Da Briançon possiamo decidere se passare dal Col de l'Izoard, prendendo per Cervières, oppure tirare diritto per Guillestre. Visto che l'Izoard è già presente nel mio prossimo giro, per questa volta impegno il tempo in una rapida visita a Briançon e... consiglio a tutti di farlo.

La strada per Guillestre è piacevolmente veloce, nel senso che non è un noioso rettilineo autostradale ma una sequenza di brevi rettilinei e ampie curve intervallati da piccoli paesi. Una mezz'ora abbondante e siamo a Guillestre, dove possiamo mangiare qualcosa prima di procedere verso il Col de Vars. Dove? Consiglio di cercare la piazza Joseph Salva, dove c'è l'ufficio informazioni turistiche, e lì di fianco trovate il ristorante O' Delices. Se è stagione, la piazzetta è piena di moto, perché sia quello sia gli altri ristoranti e bar che vi si affacciano non sono male.

Da Guillestre non mancano le indicazioni per il Col de Vars o, più semplicemente, per Vars.
Chi ha deciso di passare dal Col de l'Izoard si trova già sulla strada giusta, gli altri la imboccano qui, verso sud: la D902. Un gran divertimento fatto di curve di ogni tipo, cambi di pendenza, di luce, attraversamento di stazioni sciistiche e natura quasi incontaminata, fiumiciattoli e torrentelli, fino allo specchio d'acqua vicino al rifugio Napoleon, poco più di un chilometro prima di scollinare.

Il Rifugio Napoleon, sulla sinistra La discesa, verso Saint Paul sur Ubaye
Il col de Vars
La discesa, almeno fino a Saint Paul sur Ubaye, è anche più divertente, poi ci permette un po' di riposo fino a Jausiers, dove prenderemo a sinistra per il Col de la Bonette.

Chi mi segue sa che lo ritengo un colle al quale si deve tutto il rispetto possibile: il suo percorso è piuttosto lungo e molto vario, alcuni passaggi sono anche un po' pericolosi, vuoi perché ciechi, vuoi perché ripidi... spesso senza alcuna protezione, a volte con qualche sasso caduto in strada o, se non d'estate, con qualche lastra di ghiaccio. Inoltre, proprio perché è molto bella, è una strada molto battuta e, si sa, più persone ci sono, più è alta la possibilità di trovare l'idiota che, per arrivare prima, non esita a tagliarti la strada o chiuderti, quindi: occhi bene aperti!
Il giro potrebbe anche evitare la cima della Bonette ma, anche chi ci è già stato mille volte, non può arrivare fino ad un pass e rinunciare a quella vista a 360 gradi.

La stele punto di ritrovo di motociclisti e ciclisti (e anche altri), a La Bonette Il sentiero che, in 5 minuti, porta alla piattaforma, sulla cima La tavola di orientamento, sulla piattaforma

Veduta a 360° dalla piattaforma sulla cima de La Bonette
Procediamo, quindi, fino alla cima, fermiamoci come al solito a compiacerci un po' per averlo fatto anche questa volta, scambiandoci sguardi pieni di soddisfazione con gli altri motociclisti e ciclisti, magari arrampichiamoci fino alla piattaforma, poi, dalla cima, torniamo indietro, verso Jausiers, per tre km e svoltiamo stretto sulla strada sterrata che troviamo a sinistra.

Problemi con lo sterrato? Questo pezzo è lungo solo 3 km e non è molto difficoltoso, però, se lo si vuole evitare, dalla cima della Bonette si scenda verso Nizza evitando il Col de la Moutière. Ci reincontreremo dopo una ventina di km, più o meno a metà strada per Isola.
Il Col de la Moutière è lì a soli tre km, quasi tutti in discesa e si trova subito dopo l'ultima salitina, proprio dove ricomincia l'asfalto, una striscia abbastanza stretta e tortuosa che in 14 km ci porta prima a Saint Dalmas le Selvage, poi sulla strada principale che arriva dalla Bonette e ora ci porterà a Isola.

La parte sterrata del Col de la Moutière
vista dalla cima della Bonette
La parte sterrata del
Col de la Moutière
L'inizio della parte asfaltata del
Col de la Moutière
Giunti a Isola, sulla sinistra ci aspetta l'ultimo sforzo: una delle più belle sequenze di tornanti che le alpi del sud possano offrire: il colle della Lombarda.
Il colle presenta, dal lato francese, quindi questa volta in salita, una sequenza molto irregolare di tornanti, spesso seguiti da immediati controtornanti che, talvolta, possono mettere in difficoltà chi arriva troppo veloce. Le parti più guidate sono inframmezzate da un paio di quasi rettilinei, tratti, cioè, con poche curve ampie e lunghe. Superata la stazione sciistica di Isola 2000 la strada si restringe e l'aria si fa più fresca: il colle è vicino e la vista sui laghetti con sullo sfondo il santuario di Sant'Anna, il più alto d'Europa, ci ripaga anche di quest'ultima salita.

Vista sul Santuario di Sant'Anna dal Colle della Lombarda
Non resta che la discesa: tutta stretta e ben tortuosa ma che, specialmente verso la fine, è molto più regolare nel presentarci i tornanti.

Gli ultimi dodici tornanti in mezzo ai boschi, prima di arrivare alla S.S. del colle della Maddalena, presentano una buona pendenza e sono molto regolari, al punto che possono essere percorsi mantenendo un ritmo veramente piacevole di seconda-terza-seconda, destra-sinistra-destra, ma sempre cercando di vedere che non arrivi nessuno in senso opposto!

Arrivati allo stop, sulla strada che a sinistra porta al colle della Maddalena, noi prendiamo a destra e torniamo a casa, spero, soddisfatti.

sabato 20 agosto 2016

Il giro del Birrone

LuogoCoordinate
Madonna del CollettoN44.283573 E7.372599
Colle dei MortiN44.385713 E7.121802
Colle d'EsischieN44.396693 E7.12375
Colle di SampeyreN44.55097 E7.119717
Colle BirroneN44.541149 E7.233511
Colle della Ciavra (o Ciabra)N44.518517 E7.303583
Monte San BernardoN44.517127 E7.356513
Colle di ValmalaN44.508821 E7.340226
Rieccomi, dopo un po' di riposo in quel di Svezia, con la famiglia e... un'automobile.

Ma non sono riuscito a restare lontano dalle strade da moto per tutto questo tempo, anzi, insieme a Claudio e grazie alla sua esperienza, ne abbiamo affrontata una, sterrata, proprio tosta: il giro del Birrone (e non è una battuta!).

Giretto da poche ore, con sosta per pranzo in un tipico ristorante di montagna (direi più una locanda ma ne parlerò dopo).

Il giro, di cui trovate la mappa qui a destra, parte e arriva a Cuneo, vede i tratti più interessanti tra Valdieri e Valmala e, tra questi, i più impegnativi, su sterrato, tra il colle di Sampeyre e il Monte San Bernardo, vicino a Valmala (segnati in rosso sulla mappa.
Indicazioni per il santuario

Il primo tratto, che considereremo di spostamento, ci porta a Valdieri, in valle Gesso, dove prendiamo a destra, per la piazza del comune, e dove seguiremo le indicazioni per il santuario della Madonna del Colletto. La strada è piuttosto stretta ma sufficientemente liscia e pulita. Attenzione perché, a seconda dei giorni, potrebbe essere popolata da grandi greggi di ciclisti.
I boschi della valle Gesso e le curve, ben disseminate lungo il percorso, ci mettono a disposizione un quarto d'ora fresco e divertente che ci porta fino al santuario.

La strada per il santuario della Madonna del Colletto Il santuario della Madonna del Colletto
Strada per il santuarioSantuario della Madonna del Colletto

Indicazione per il Colle dei MortiLa discesa, verso Demonte, è altrettanto fresca e divertente e ci impegna per una ventina di minuti, finché, raggiunto e superato il centro di Demonte, prendiamo a destra per il Colle dei Morti, altrimenti detto, erroneamente, colle della Fauniera. In realtà la Fauniera è la cima che svetta sopra il valico, mentre il nome Colle dei Morti deriva da una sanguinosa battaglia avvenuta in zona nel XVII secolo, tra franco-ispanici e piemontesi.

Anche qui la strada è stretta e va rastremandosi verso la cima. Il fondo è abbastanza liscio, pur contando parecchi rattoppi dell'asfalto, e spesso si transita in mezzo a piccoli villaggi che causano restringimenti. Meglio non aprire troppo il gas perché dopo ogni curva è facile incontrare fauna di ogni tipo, dalle mucche ai ciclisti, da chi pratica skiroll alle marmotte, senza contare le piccole frane che portano terriccio e pietre sulla carreggiata.

A meno che non si parta a mezzogiorno, difficilmente si troveranno temperature alte e, man mano che si sale, queste scendono lentamente, fino ai 2.500 mt slm del passo.

La strada del Colle dei Morti
La strada del Colle dei Morti

Eccoci finalmente al monumento a Marco Pantani, che segna il colle e ricorda la sua impresa del 1999, quando su questo colle ottenne la maglia rosa (che quell'anno, però, non riuscì a portare fino a Milano).

Il Colle dei Morti Il Colle dei Morti

Il Colle dei Morti

Continuiamo scendendo verso la valle Grana e dopo poco più di un chilometro svoltiamo a sinistra, verso il colle d'Esischie, che troviamo proprio lì in cima alla prima salita e da dove scenderemo verso Marmora, in Valle Maira.

Bivio per Marmora (a sx) e Castelmagno (a dx)
Bivio per Marmora (a sx) e Castelmagno (a dx)

Ancora una discesa fresca e divertente, anche se la strada è un po' meno liscia.
Il tornante in fondo alla discesa ci annuncia l'arrivo a Marmora.

Arrivo a Marmora
Arrivo a Marmora

Non cambiamo strada e proseguiamo sulla provinciale 113, che ci porterà fino a Ponte Marmora, dove, allo stop, prenderemo a destra e, dopo sei-settecento metri, imboccheremo la strada per Elva a sinistra, quella conosciuta anche come Vallone dell'Orrido (e non vi dico il perché).

Segnalazione del bivio per Elva - Vallone dell'Orrido
Segnalazione del bivio per Elva - Vallone dell'Orrido

Strada del Vallone dell'Orrido
Strada del Vallone dell'Orrido Strada del Vallone dell'Orrido
Vedute della strada del Vallone dell'Orrido

Non arriveremo ad Elva ma ci fermeremo pochi chilometri prima, al Colle di Sampeyre a 2.284 mt slm, dove potremo salutare, almeno per un po', il fondo liscio dell'asfalto per infilarci nella stradina che si vede a destra.

Sosta al Colle di Sampeyre Colle di Sampeyre - Bivio per Sampeyre (a sx) e Colle Birrone (a dx)
Sosta al Colle di SampeyreBivio per Sampeyre (a sx) e Colle Birrone (a dx)

Da qui, e per 25 km circa, ci ritroveremo a sognare anche gli asfalti più sconnessi perché la strada assomiglia sempre più ad una pietraia, da percorrere pian piano e valutando il passaggio su ogni singolo sasso. Specie se si hanno le gomme da strada... come me. Mi dispiace non aver fatto delle foto al fondo ma... avete presente il Colle della Boaria? Ecco, ma con le pietre grandi il triplo! Più di un'ora di fatica e di buona scuola, dietro la gomma posteriore di Claudio, poi una grande soddisfazione all'arrivo al Colle Birrone, dopo una quindicina di km, dove la strada si fa un po' più bella, quasi paragonabile ad una normale strada bianca, al punto che le velocità si alzano e devo allontanarmi un po' da Claudio, per non mangiare troppa polvere.

La segnaletica a Colle Birrone Piccolo slargo a Colle Birrone
La segnaletica a Colle Birrone Piccolo slargo a Colle Birrone

Proseguendo per altri 7,5 km si raggiunge il colle della Ciabra e poi per altri cinque per ritrovare uno stretto nastro d'asfalto che ci porta allo slargo di Pian Pietro, sotto il Monte San Bernardo.

Segnaletica al Colle della Ciabra La strada del Colle della Ciabra
Segnaletica al Colle della Ciabra La strada del Colle della Ciabra
Quasi a Monte San Bernardo: si rivede l'asfalto Pian Pietro
Quasi a Monte San Bernardo: si rivede l'asfalto Pian Pietro

Siamo partiti alle otto e mezzo da Cuneo ed ora è quasi l'una: la fame non ci permette nessuna meta diversa da un ristorante, una taverna, una bettola qualsiasi ma che ci possa offrire cibo.
Siamo fortunati: tornando indietro di un paio di chilometri, raggiungiamo il santuario di Valmala, dove, tra gli altri,  troviamo il ristorante Gian Giuli, che ci serve i piatti del giorno, tra i quali spicca una splendida polenta concia, che ci sfamano per bene con soli 17 Euro a testa.


Ristorante Gian Giuli al santuario di Valmala Polenta concia da Gian Giuli
Ristorante Gian Giuli al santuario di Valmala Polenta concia da Gian Giuli
Da qui, forse un po' appesantiti dalla polenta concia, il ritorno a casa è abbastanza semplice: si scende verso Valmala, la si supera e si raggiunge la strada che porta al colle dell'Agnello, dove, allo stop, si prende a destra, per Brossasco.
Dopo Brossasco si entra in Venasca, si costeggia la chiesa e si prende per Rossana, quindi il colletto di Rossana e poi... qualsiasi strada va bene per tornare a casa. Noi siamo passati da Bosco di Busca e ci siamo salutati vicino al ponte nuovo di Cuneo, pensando al prossimo giro.