giovedì 16 agosto 2018

Io non ci sarò

Sui social è tutto un fiorire di persone che annunciano con orgoglio la loro partecipazione al Distinguished Gentleman's Ride 2018.

Io, pur non avendo nulla da ridire nei confronti di chi ci va, annuncio orgogliosamente che non parteciperò. E non perché non mi sia permesso (di fatto non lo è) ma perché non intendo partecipare ad un evento così fortemente esclusivo e divisivo. Io sono per gli eventi inclusivi.

Non posso accettare che ci sia chi non può partecipare attivamente perché non ha quella moto: chi lo ha chiamato così afferma implicitamente che chi non ha quella moto non può essere considerato un gentleman, appropriandosi di un'etichetta che, fino a prova contraria, spetta di diritto a tutti i motociclisti.

Per questi motivi, a mio modesto parere, proprio chi ha organizzato l'evento, chi ne ha definito le regole, non è abbastanza gentleman per parteciparvi.

(Burp!)

PS: L'anno scorso ho chiesto di poter organizzare l'evento a Cuneo. Mi è stato risposto che avendo una Aprilia non potevo farlo.

martedì 14 agosto 2018

Nivolet? Lasciate perdere


Se abitate a Caselle dovete percorrere un'unica (bruttina) strada provinciale lunga una sessantina di Km.
Se ci abitate, a Caselle.
Altrimenti... dovete anche arrivarci.
A Caselle.

Da San Giorgio Canavese ce ne sono una cinquantina... chi arriva da Nord pare essere avvantaggiato.

Il Colle del Nivolet è una strada distante, troppo distante. Una strada strettina che finisce in mezzo ai monti del Gran Paradiso, obbligando chi l'ha percorsa a ripercorrerla all'incontrario, per riportarlo sulla provinciale, per tornare a Caselle o a San Giorgio, magari per rientrare mestamente a casa.

Ma perché uno ci dovrebbe andare?

Ecco, smettete di leggere qui, passate al prossimo post o a un altro blog e lasciate perdere, non andateci!

Se proprio siete appassionati delle Strade da Moto, di quelle belle, allora organizzatevi bene, andateci quando si può (la domenica è chiusa ai mezzi a motore), possibilmente non di sabato, un giorno qualunque tra giugno e settembre, ma arrivateci pronti a registrare nei vostri cuori e nelle vostre menti immagini bellissime, un ambiente meraviglioso e una strada dall'andamento che affascina. Registrate tutto e poi, se proprio vorrete tornare, fatelo in bici, a piedi o con le navette che passano ogni mezz'ora. Lasciate che altri, dopo di voi, possano godere di una così bella Strada da Moto senza che sia invasa dai troppi motori e smog.

Descriverla è difficile, il rischio di cadere nell'esaltazione, nell'iperbole, è altissimo. E allora? Allora ecco qualche foto e un filmato, che ho condito con Il Canto del Destino di Brahms perché è quello che mi girava in testa mentre salivo e ridiscendevo.



giovedì 2 agosto 2018

Escursioni, giri in moto e responsabilità dell'organizzatore

Me ne stavo bel bello a pianificare giri in moto, con amici, quando ho ricevuto un'email da Claudio che mi ha subito messo in ansia.

Chi è Claudio? Non importa, uno di noi. Ora voglio parlare della mail che mi ha inviato e del problema che ha sollevato, non di lui.

Ecco il testo del messaggio:
Ciao, hai delle informazioni riguardo la nuova normativa in merito all'organizzazione di gite fra amici? Ho sentito dire che vi è una responsabilità penale a carico di chi si prende la briga dell'organizzazione anche per gite di un solo giorno fatte tra amici di vecchia data. Ti risulta?
Dalle mie ricerche in Internet non sono riuscito a comprendere i limiti delle responsabilità che comunque sembrano esserci.
Ho telefonato e scritto agli uffici del turismo senza però avere risposta.
Grazie
Ciao
Claudio
Io qualche giro l'organizzo, quindi mi sono sentito chiamato in causa; poi, chiunque vada in moto, prima o dopo un giro l'ha organizzato o l'organizzerà, quindi ho pensato che l'argomento meritasse un approfondimento, così mi sono messo a cercare in rete.

In effetti, in rete ho trovato un po' di informazioni ma sempre molto aleatorie, niente di preciso e circostanziato. Allora sì, vale proprio la pena di approfondire l'argomento, così ho anche chiesto il parere del mio amico avvocato Gianfranco.
Tengo a precisare che Gianfranco non è responsabile di ciò che scrivo perché scrivo ciò che capisco e non coincide sempre con ciò che mi viene detto! 

Sintetizziamo la domanda: quali responsabilità ha chi organizza un'escursione in moto tra amici?

In linguaggio legalese, la cosa più importante è sempre chiarire il significato delle parole: che cosa intendiamo per organizzare un'escursione?

L'organizzazione di un'escursione prevede diversi livelli, dal semplice pianificare data e ora di partenza e, grossomodo, un itinerario, al definire tappa per tappa orari, punti di ristoro e strutture per il pernottamento, fino all'occuparsi della logistica (trasporto di persone, moto e attrezzature) magari con tratte in nave o aereo...
Come vedete, c'è di tutto.
La discriminante tra organizzare un giro o un'escursione e organizzare un giro o un'escursione tra amici sono i soldi.
Se chi organizza il giro lo fa perché è il più intraprendente del gruppo e gli piace farlo e non è pagato per farlo, allora nessun problema.
Se, invece, l'organizzatore è una persona o una struttura che lo fa a scopo di lucro o, comunque, facendosi pagare per il servizio, allora l'organizzazione del giro non è più tra amici ma diventa un'altra cosa, diversamente regolamentata.

Dal punto di vista della responsabilità la differenza è minima, in quanto non vi è responsabilità oggettiva ma, in caso di problemi, occorre dimostrare l'eventuale colpa dell'organizzatore.
A parte che nel giro tra amici, bisognerebbe individuarlo, un responsabile, e non basta che uno abbia detto "partiamo alle nove e andiamo là" perché automaticamente sia responsabile di tutto ciò che accade, in entrambi i casi, come sempre, la responsabilità di un eventuale evento nefasto è in capo a chi l'ha causato.

Nel giro organizzato dall'associazione o dal professionista dei giri guidati o da qualsiasi altra struttura, c'è un po' di responsabilità in più in capo all'organizzatore, il quale si deve fare carico di tutte le comunicazioni, sia ai partecipanti, in merito alla tipologia e al livello di difficoltà del giro, sia, se necessario, alle amministrazioni locali e alle forze dell'ordine: se il numero di partecipanti è elevato e rischia di creare inconvenienti alla circolazione, è necessario avvisare le forze dell'ordine circa gli orari e i luoghi dei passaggi, in modo che possano inviare pattuglie a controllare e dirigere il traffico nei punti più a rischio.

Spesso, anzi quasi sempre, gli organizzatori chiamiamoli professionali si fanno firmare dai partecipanti un documento che dovrebbe scaricarli dalle responsabilità implicite nell'organizzazione stessa ma in caso di problemi, qualora risultasse una colpa dell'organizzatore, quel documento non avrebbe valore, in quanto non è possibile sollevare alcuno dalle proprie responsabilità. Ecco uno dei tanti esempi che ho trovato in rete:
Così non serve a niente. Quel tipo di documento andrebbe redatto per mettere al corrente il partecipante circa i rischi che andrà a correre, in modo che abbia ben chiari la tipologia delle strade che si percorreranno, il tipo di moto e il livello di esperienza e preparazione richiesti.
A quel punto, se durante il giro organizzato da Tizio, Caio cade e si fa male... la responsabilità sarà di Caio o di chi l'ha fatto cadere, non di Tizio.

Mi sento quindi di tranquillizzare Claudio: non vi è alcuna nuova normativa, se organizzi dei giri con i tuoi amici e non lo fai di mestiere o per soldi, allora non corri alcun rischio. Ti consiglio solo, se prevedi gruppi numerosi, di prenderti la briga di avvisare i Carabinieri: smisteranno loro l'informazione agli uffici e alle caserme interessate.

Per le associazioni: non pensiate di scaricarvi dalle responsabilità con una firma sotto tre parole magiche, piuttosto fate in modo che i partecipanti non possano mai dire che non immaginavano che il giro fosse così difficile e pericoloso: avvisateli prima il più obiettivamente possibile circa ciò che si troveranno a dover affrontare.

Concluderei con un aspetto che alcuni non considerano e che, a mio avviso, ha causato le perplessità di Claudio, dal momento che le associazioni di categoria delle agenzie di viaggio, periodicamente fanno un po' di campagna terroristica su Internet: mentre chiunque può organizzare un giro in moto, non tutti possono svolgere l'attività di organizzazione di giri ed escursioni in moto, in quanto questi sono considerati veri e propri pacchetti turistici, per i quali è obbligatoria la licenza di agenzie di viaggio e di turismo.

Esistono professionisti che di mestiere organizzano escursioni, dove i partecipanti pagano una quota che comprende vitto, alloggio e tutti i servizi annessi al giro. Tra questi, quelli sprovvisti di licenza di agenzia di viaggio e turismo, sono fuori legge (art. 9, L. 17.5.1983, n. 217 e art. 2, D.Lgs. 17.3.1995, n. 111).
Secondo l'Agenzia delle Entrate, anche il cliente ha la sua parte di responsabilità in quanto "deve preoccuparsi di richiedere un contratto di viaggio e verificare che l'organizzatore abbia licenza di agenzia di viaggi e turismo" ma non ho trovato sanzioni per chi non lo fa.

Buona notizia: dall'obbligo di licenza sono esentate le associazioni senza scopo di lucro ma esclusivamente se l'organizzazione di escursioni è tra le attività previste espressamente dal loro statuto e solo per i servizi resi ai loro associati, quindi attenzione: se l'organizzazione di escursioni in moto non è prevista dallo statuto o se tra i partecipanti paganti risultano dei non associati (i classici amici dei soci) allora l'associazione è sanzionabile.

Organizziamo tanti giri tra amici e troviamoci sulle più belle Strade da Moto!

lunedì 30 luglio 2018

Giro di una notte di mezza estate

Questo post ha poche immagini perché di notte, si sa, è difficile fare belle foto.
È anche difficile trovare gente in giro in moto. A parte quelli che la usano per andare al bar... voglio dire che è difficile trovare gente in moto sulle Strade da Moto.

Stasera sono andato a cercare un po' di fresco al parco, a Cuneo, dove so di poter sempre contare sul mio spacciatore di fiducia. Di birra, intendo.

Mappa
Eppure faceva ancora caldo. Finisco la birra e mi dirigo verso la moto per tornare a casa. Guardo l'ora: le 20.00. Troppo presto. Decido di fare un tragitto un po' più lungo.

Con Nava prendo per Demonte per arrivare al Colle dei Morti (o della Fauniera). Lo so, salirò dal vallone dell'Arma ancora con la luce ma quando arriverò in cima il sole sarà già tramontato e dovrò scendere al buio, verso Caraglio attraverso la Valle Grana, dove per lunghi tratti il sole non riesce a far luce nemmeno di giorno.

La salita è divertentissima, incontro quasi nessuno; un cerbiatto mi attraversa la strada saltellando, le marmotte devono essersi già rintanate tutte. All'inizio più veloce poi, man mano che si sale, per forza di cose bisogna rallentare. Nel mio caso anche un po' di più, a causa delle mie vertigini.

Il fondo, purtroppo, negli anni continua a peggiorare senza che nessuno ci metta mai mano. Recentemente dev'essere passata una corsa ciclistica perché tutte le crepe dell'asfalto sono segnate con spray colorati. In certi punti la strada è così rovinata che sembra di passare su una tela di Jackson Pollock. Speriamo che presto ci passi di nuovo il giro d'Italia, così (forse) rifaranno l'asfalto.

Arrivo in cima in circa un'ora. Mi fermo e mi guardo intorno: ho superato qualche nuvola che ora vedo giù, nella valle, mentre del sole si intravede solo un po' di rossore verso ovest.

Inizio la discesa andando veramente piano perché non si riesce a capire lo stato del fondo, non si vede dove sono le buche e quanto sono profonde. Nava ormai è vecchiotta e la sua visione notturna non è più quella di una volta.
Viaggiando di notte, però, si incontrano molti più insetti e, spesso, molto più grandi. Dopo poco devo fermarmi a dare una bella pulita alla visiera ma... dura poco.

Giunto al Santuario di San Magno guardo l'ora: 21:27. Mi sembra che il più sia fatto ma non è proprio così: è vero che la strada si allarga un po' ma anche i boschi s'infittiscono e la visibilità scende ancora. Diventa un gioco con i propri riflessi e man mano che la velocità aumenta, il gioco si fa più duro e quando il gioco si fa duro... rallento.

Arrivato a Pradleves so che ormai la strada non riserva sorprese: bei rettilinei, ampi, e poche curve. In poco più di un quarto d'ora sarò a casa, a ripensare a questo giretto, improvvisato, e a capire che mi ha insegnato qualche cosa: guidando la moto di notte, sulle più belle Strade da Moto, non si vedono i panorami, questo è vero, però, specie se l'illuminazione è scarsa, si imparano almeno due cose: a reagire in tempi rapidi, e a controllare meglio lo sfintere.

domenica 22 luglio 2018

Storia di una scappata in Svizzera (pago io)

Avevo voglia di andare al fresco e il cuore delle Alpi mi sembrava una buona idea. Le previsioni del tempo mi hanno fatto invertire il senso del giro che avevo progettato ma... poco male: Aosta - Martigny - Interlaken per poi rientrare in Italia dal Sempione, dopo aver fatto un qualche altro bel passo come il Grimselpass e il Furkapass.

Il primo giorno lo considero uno spostamento verso il cuore della Svizzera, dove poi, rientrando, mi aspetto di trovare delle belle Strade da Moto.

Ad Aosta, il 21 luglio, alle dieci e mezza del mattino trovo 16 gradi. Mi fermo e mi metto i copri pantaloni e il maglione di lana per proteggermi dal freddo.

Imbocco il Gran San Bernardo e, come sempre, trovo il fondo perfetto, la strada che si stringe e il piazzale che appare improvvisamente, come al solito, ma questa volta, dopo un pallido sole, in una piccola nuvola che ci presenta il meteo che troveremo per il resto della giornata. Meno male che mi sono vestito meglio: siamo a 10 gradi.

Anche la discesa verso Martigny, tra freddo e nuvole, si presenta con la solita strada ampia e ben curata e… una gara in bici, in senso contrario al mio, con strada aperta al traffico. Bisogna prestare molta attenzione a chi sale perché a volte sorpassa un po’ spavaldamente le bici, invadendo la corsia di chi scende.

A Martigny, sulla sinistra, la montagna presenta la sua lunga e diritta cicatrice: la velocissima strada del Col de la Forclaz. Questa volta no, non la prendo. Tiro dritto.

Dopo un po’ di km senza infamia e senza lode, durante i quali tutto mi ricorda la mia ammirazione per la cura che gli svizzeri hanno per il loro territorio, si iniziano a vedere le indicazioni per Les Mosses e, man mano che si svolta di qua e di la, il tracciato si fa più divertente, fino a quando ci troviamo tra delle vigne su terrazzamenti a dir poco spettacolari.
Il Col des Mosses è dentro un piccolo paese che deve offrire molto d’inverno mentre ora è pressoché deserto.
La discesa è altrettanto divertente, anche se a causa dei lavori di ri-asfaltatura, ogni pochi chilometri un semaforo regola il traffico alternato: niente di grave, soste di uno o due minuti.

La strada, ad un certo punto, pur restando liscia si fa gibbosa, tanto che appare un limite a 50 km/h che, in effetti, sarebbe difficile da superare.

Passo a fianco dell’aeroporto di Gstaad: un'anonima striscia d’asfalto dove atterrano e ripartono i jet privati dei più ricchi del mondo. Qui svolto a sinistra, per il Saanenmöser, un colle che, andando, non lo si vede nemmeno... procedo, scendo fino a Thun e di li a poco mi trovo a costeggiare il lago che prende il nome dalla città: Thunersee. Non fosse per l’altra sponda, sembrerebbe di essere il Liguria, d’autunno inoltrato.

Giunto a Interlaken svolto a sinistra e inizio a salire verso Beatenberg dove ho prenotato per la notte, mentre il lago diventa uno specchio a fondo valle.
Quando scompare sono arrivato.
Questa mattina in realtà sono partito da casa e, per arrivare ad Aosta, un paio d’ore ce le ho messe tutte. È giunta l’ora di riposare.

L'albergo che ho trovato, il Regina, è onesto, la signora che lo gestisce è molto attenta e premurosa e mi mette subito a mio agio.
Un po' di riposo, due passi, una buona cenetta a base di gulash e formaggio locale, due appunti per scrivere questo post e poi a dormire.
Domenica mattina mi alzo presto: secondo le previsioni più tardi rischio un po' di pioggia nella zona di Interlaken.
Scendo da Beatenberg sotto una pioggerellina così fine e leggera che non sento nemmeno il bisogno dell'antipioggia.

Salendo non mi ero reso conto di quanto fosse accentuata la pendenza della strada e... nemmeno di quanto fosse bello il panorama sul lago.

Arrivato a Interlaken già non piove più e costeggiando l'altro lago, il Brienzersee verso (indovina un po'?) Brienz, spesso mi ritrovo al sole. I panorami sono stupendi. Più volte mi fermo a guardare e faccio qualche foto.
Un ponte chiuso per lavori manda in tilt me e il mio navigatore, che non ne vuole sapere di passare altrove. Non c'è niente di peggio di un testone come il mio navigatore. Anzi, c'è: io che voglio convincerlo... così perdo mezz'ora girando per amene stradine tra mucche e caprette (ma dov'è Heidi?) trovandomi sempre al punto di partenza, fino a quando mi sovviene che anche io ho un cervello e inizio a usarlo per cercare autonomamente la giusta alternativa alla strada chiusa.

Funziona.

Devo proprio smettere di affidarmi sempre ai computer. Lo so, io ci campo ma... mi faranno morire!

Il Chirchen / Lammi è un altro di quei passi che sai che esistono perché lo hai letto da qualche parte perché su strade così belle, passandoci... che quello sia un colle non te ne accorgi nemmeno.

Subito dopo, però, inizia la salita per il Grimselpass e, man mano che scorrono i km, i miei occhi e la mia bocca sono sempre più spalancati per lo stupore... quando inizio ad intravedere la cima ho la mandibola appoggiata al serbatoio.

Ho contato tre dighe spettacolari nel giro di poche centinaia di metri, in un tripudio di tornanti e curvoni, decine e decine di moto e, purtroppo, una nuvoletta proprio sulla cima, che non mi ha permesso di apprezzare i panorami, da entrambi i lati, che devono per forza di cose essere strepitosi. Già a meno di un km dalla cima, sia da una parte, sia dall'altra, quello che si vede ha dell'incredibile.
Scendendo, sulla sinistra si vedono risalire i tornanti di un altro passo eccezionale: il Furkapass, o Passo della Furka ma... anche questi finiscono nelle nuvole, così decido di rinviarne la visita e passare oltre, verso il Simplonpass, il Passo del Sempione.

La discesa verso Briga è la più bucolica delle strade che io abbia mai percorso, nella verdissima valle tra casette rigorosamente in legno, scuro, in un ambiente da... Heidi, ecco.

A un certo punto vengo raggiunto, e faccio passare, una bici che scendeva agli 80 all'ora. Giuro!
Ho faticato non poco a starle dietro, finché, a un certo punto, ha accelerato e mi ha staccato. Ho capito che era in corso un'altra gara ciclistica su strade aperte. Sono pazzi questi svizzeri!

In fondo alla discesa la gara gira a sinistra verso il Nufenenpass o Passo della Novena, io mi fermo a prendere un caffè, (leggi fare pipì) e quando riparto mi ritrovo a viaggiare con una moto italiana e, visto che procede attenendosi ai limiti e che io spesso mi trovo a superarli per distrazione, decido di accodarmi e percorriamo un bel pezzo di strada insieme.

Però io quella moto l'ho già vista... non ricordo dove ma l'ho già vista...

Mi avvicino e leggo sul bauletto ironmotoviaggi.blogspot.com... Ecco dove l'ho vista! Ho letto un po' di post sul loro blog! Quel bauletto con tutte quelle sigle di nazioni è inconfondibile!
Loro non lo sanno ma... è stato un piacere e un onore viaggiare con loro! Poi... davanti all'unica pattuglia della polizia che ho incontrato, sono passato entro i limiti, grazie a loro.

Quasi a Briga rallentano un po', così decido di passarli perché non vedo l'ora di affrontare il Sempione.
Non sapevo che cosa aspettarmi e ho trovato ciò che non mi aspettavo: una pista.
Una strada molto ampia, perfettamente levigata, fatta di curve veloci e con lunghi pezzi coperti o in galleria. Molto divertente.
Arrivato in cima, foto d'obbligo, poi mi butto giù, verso l'Italia. Un ultimo pieno di SP98 a Zwischbergen e poi si rientra in Italia e... si vede.
Dalla modalità biliardo la moto dev'essere reimpostata alla modalità enduro... talvolta trial.

I pochi km che mi separano dall'autostrada fanno montare in me la vergogna e l'arrabbiatura e mi obbligano a concludere male questo post.
Se c'è un procuratore nell'Ossola, per cortesia, indaghi sul tentativo di strage perpetrato da chi avendo la responsabilità della SS33 la lascia in quello stato.
C'è il limite dei 90 ma... consiglio di andare più piano, giocando ad evitare i buchi e a indovinare se il prossimo giunto di dilatazione sarà un alto scalino a scendere oppure a salire.

Tornerò da quelle parti, voglio rivedere il Grimselpass senza nuvole, voglio fare la Novena, la Furka e tante altre bellissime Strade da Moto della zona e mi piacerebbe trovare una SS33 un po' in ordine.
In fondo... pago io, paghi tu, paghiamo noi.

martedì 10 luglio 2018

Ogni viaggio lo vivi tre volte...

Alla partenza c'era un bellissimo sole e l'aria fresca del mattino ci accarezzava mentre l'asfalto scorreva sotto le ruote delle nostre moto...

Le marmotte sulla Maddalena e i bagnanti ai laghi di Le Lauzet e di Serre Ponçon e tanti, tanti motociclisti...

Le Gorges de la Méouge, il Col de l'Homme Mort... non me lo ricordavo così divertente! Sarà che l'altra volta l'ho fatto senza frizione!

:o)
Una cena semplice ma in ottima compagnia, nuovi amici, poi a letto, stanchi.

Ancora un'alba radiosa: ci aspetta il Mont Ventoux, qui a pochi chilometri.
Che salita e che vista! Aria fresca, sole tiepido e, soprattutto, niente vento. Che spettacolo!
Dell'Ardèche mi restano le fotografie da cartolina e tante canoe e gommoni... poi le meravigliose Gorges de la Nesque, la strada migliore per giungere a Monieux, a gustare buon vino e una speciale cena provenzale.
Poi lavanda, lavanda, lavanda e ancora lavanda. Negli occhi e nel naso. Non riesco a cancellarla dal naso, fino a che non arriviamo alle gole del Verdon, il ponte sull'Artuby, la Route des Crêtes, una cenetta tranquilla a Castellane, al Ma Petite Auberge...
E infine le Gorges de Daluis, quelle du Cians e il Turini...
Ma... aspetta... partiamo domani mattina... questa è solo la prima volta che vivo questo viaggio: quando ancora lo sogno.
Poi lo farò e, infine, lo rivivrò nella memoria.

lunedì 9 luglio 2018

In Francia agli ottanta

Molti automobilisti e motociclisti francesi sono sul piede di guerra a causa del nuovo limite di velocità imposto, seppur in via sperimentale, sulle strade secondarie a doppio senso di marcia dal 1 luglio e per 12 mesi: 80 km/h anziché 90.

Si tratta di un esperimento per capire di quanto può scendere il numero delle vittime su quella tipologia di strada che, nel 2016, è stato di 1.911 persone, cioè il 55% delle vittime su tutte le strade di Francia.

Il ministero conta di poter risparmiare 300-400 vittime all'anno... non sarebbe poca cosa, anche se, a mio modestissimo parere, molto di più si potrebbe fare ottimizzando i sistemi di protezione (guard rail), modificando i cartelli per le segnalazioni stradali con la sostituzione del ferro con la più flessibile plastica e, soprattutto, promuovendo fortemente una cultura che elimini l'uso di cellulari durante la guida e dall'alcool prima.
Tra un anno si potrà valutare se l'abbassamento di 10 Km/h di velocità sarà stato utile ma... non sapremo mai quanto avranno inciso altri fattori.

Considerato che il numero degli autovelox in Francia è in continua ascesa, che in Normandia stanno anche sperimentando quelli gestiti da privati e nascosti su macchine  anonime e visto anche il periodo, in cui pare che la polizia francese abbia un conto aperto con gli italiani, credo sia molto importante tenere presente questo nuovo limite, anche perché in Francia, superando il limite di oltre 30 Km/h, la sanzione può arrivare a 1.500 Euro da pagare subito, se si vuole ripartire con la propria moto, quindi, prima di rovinare completamente la propria vacanza è meglio pensarci bene.

Autovelox francese, portabile, denominato Alice,
protetto dagli atti di vandalismo con un corpo antiproiettile
che racchiude anche le ruote retrattili.

giovedì 7 giugno 2018

Elogio del giro in solitudine

Ci sono attività che devi fare da solo e altre che, da solo, non le puoi proprio fare.
Poi ci sono le attività che danno piacere e si ritiene che ne diano di più se condivise con qualcun altro; attività come mangiare, bere, fare sesso... e anche viaggiare, farsi un giro in moto.

Ma non è sempre vero.
Innanzi tutto, qualcun altro non può e non dev'essere qualsiasi altro ma qualcuno con cui ci piace condividere proprio quell'attività, poi, in ogni attività ci sono aspetti che è possibile cogliere solo in solitudine.


Chiunque abbia fatto un giro, un bel giro in moto sa bene che, viaggiando, la solitudine comporta dei vantaggi reali: potersi fermare tutte le volte che lo si desidera (e soltanto quelle); scegliere dove fermarsi e che cosa visitare senza dover mai scendere a compromessi; essere in qualche modo invogliati a socializzare con gli indigeni.

A volte la solitudine si trasforma in nuove amicizie che, quasi sempre, durano il tempo di una birra, o al più di una sera, ma che spesso ti arricchiscono molto di più dello stesso periodo passato con chi conosci già bene.

Le statistiche dicono che sempre più persone viaggiano da sole. Io credo che sia dovuto al fatto che il tempo per viaggiare sia sempre meno, quindi si tenda a passarlo con la persona con cui si sta meglio e, spesso, questa persona è sé stesso. D'altra parte, non credo che Jean Paul Sarte abbia scritto la frase L'inferno sono gli altri riferito ai momenti in cui si trovava da solo a fare ciò che più gli piaceva fare.

Capisco che non sia così semplice accettare un concetto che porta in sé così tanto egoismo ma che viaggiare da soli sia vantaggioso è un dato di fatto facilmente dimostrabile da un principio che potete verificare anche voi, ripensando a tutti i giri in moto che avete fatto: il numero dei contrattempi, durante un viaggio, è direttamente proporzionale al numero dei partecipanti. E all'aumentare dei contrattempi, si sa, diminuisce il piacere.


Qualcuno potrà obiettare che i migliori viaggi li ha fatti con il/la partner, con un amico, insomma con qualcuno con cui sta bene. E ha ragione, è senza dubbio così, però sta confondendo il viaggio, il giro in moto, con la meta, lo scopo del viaggio. Se vado con la mia fidanzata a Parigi per vivere con lei la romantica atmosfera parigina, o se vado con il mio amico nel Verdon per girare tra le sue famose gole, il viaggio sarà solo il mezzo che mi permette di fare altre cose che è bello fare con qualcuno: flirtare, visitare... Ma il viaggio, il piacere del viaggio, ne avrà risentito: per andare a Parigi magari sarei passato da una mezza dozzina di colli fermandomi solo per pisciare, invece con la morosa devo cercare strade dai fondi non troppo dissestati e che mi permettano di non tenerla troppo a lungo sulla moto; quando vado nel Verdon amo fermarmi in due o tre posti, un po' fuori strada, a chiacchierare con la gente del posto ma al mio amico interessa dedicare più tempo al Verdon: non ci è mai stato!
Sia il viaggio a Parigi sia quello a Castellane mi avranno portato a esperienze meravigliose e irripetibili ma diverse da quelle che avrei avuto da solo.

Nessuno sa che cosa avrei provato a Parigi, né che cosa sarebbe successo nel Verdon se ci fossi andato da solo. Magari, potendo decidere di fermarmi ovunque io trovi qualcosa che mi piace, non sarei nemmeno arrivato a Parigi. Chissà, conoscendolo ormai così bene, forse non mi sarei fermato nel Verdon ma convinto da un panorama o da un volto incontrato per caso, avrei provato nuove strade...

È chiaro che non posso sostenere che a Parigi o nel Verdon sarebbe stato meglio da solo piuttosto che in compagnia ma, estrapolando e analizzando il solo viaggio dalle esperienze che ho portato ad esempio, il discorso cambia.

In fondo, se è vero che viaggiare è quella cosa che molti sognano di fare terminata la vita lavorativa, quando saranno liberi, è perché il viaggio ha la libertà in sé e la libertà è una cosa che dev'essere condivisa con gli altri, quindi: più siamo, meno ne abbiamo.