domenica 11 novembre 2018

The best in show

No. Non ci sono andato.
Lo ammetto, i saloni non mi piacciono. Con SMAU è successa la stessa cosa: per il mestiere che faccio dovrebbe essere un obbligo, per me, ma ormai da trent'anni lo evito come la peste.
L'EIFMA... ops... EICMA, non mi attira più. Se vado in cerca di informazioni circa le novità di un qualsiasi argomento, voglio poter avere qualcuno con cui parlarne, gli spazi per poter apprezzare quanto esposto e, soprattutto, tutta la calma e la tranquillità del caso.
Così non ci sono andato ma... lungi da me l'essermene disinteressato. Devo ammettere che, visto da fuori, l'EICMA è ancora più interessante. Certo, non tocchi con mano ma quello, quando hai individuato ciò che ti interessa, lo puoi fare da un qualsiasi concessionario, avendo a disposizione una persona solitamente preparata che può dirti tutto ciò che vuoi sapere sul quel mezzo (non assunta a tempo determinato per un evento).

Quest'anno è stato particolarmente difficile, per me, individuare una novità in grado di generare un particolare interesse che andasse al di la dello stupore iniziale o dell'estasi generata da modelli irraggiungibili (o comunque non fatti per me) come la Ducati Panigale V4 R o la MV Agusta Brutale 1000. Per me sarebbe come parlare di Charlize Theron e Adriana Lima pensando di parlare di donne. Torniamo alle moto accessibili, utilizzabili (ripeto: almeno per me).
Ducati Panigale V4 R
MV Agusta Brutale 1000
Tra le altre (tutte interessantissime, per carità!) c'erano Yamaha Ténéré 700, Guzzi V85TT, un po' di Morini, Benelli e Aprilia (tanto per rimanere in Italia), KTMHusqvarna e Kavasaki ma... niente che stuzzicasse la mia curiosità. Mi è parso come se le uniche novità fossero i colori, e le sovrabbondanti plastiche.
Yamaha Ténéré 700
Kawasaki Z400
Moto Guzzi V85TT
Una piccola eccezione la farei per un piccolo stand italiano: Energica, che ha presentato Bolid-e, una moto elettrica intrisa di elettronica grazie alla collaborazione con Samsung. Non mi piace la coda tagliata ma forse è ancora presto per pensarci come a un'eventualità.

Bolid-e di Energica

Ho deciso, allora, di guardare ad un settore troppo spesso dimenticato: quello della seconda moto, non quella per i lunghi viaggi o che si acquista dopo molti sacrifici per coronare un sogno ma quella che non compreresti mai come prima moto però in grado di dare grandi soddisfazioni e divertimento.

Honda CB500X
So che qualcuno sta già pensando a Himalayan, di Royal Enfield... ebbene no. Per quanto sia certamente ammirevole, la mia attenzione è caduta su un'altra moto: Honda CB500X.

Sarà una sigla evocativa come CB, sarà la certezza offerta da un marchio come Honda, la nuova CB500X mi ha incuriosito molto, così mi sono informato, scoprendo una moto adatta alla strada come all'off-road, versatile e abbastanza potente da garantire un buon divertimento.

Ecco, per me è questa la best in show 2018. Per me.

CB: la potenza di una sigla

La prima, più famosa, è la Honda CB750, oggi un vero e proprio mito. Poi sono seguite tante, tantissime CB, in tutte le categorie e con molte declinazioni. Io stesso sono stato il felicissimo proprietario di una magnifica CBX550F rossa.

Ma che cosa significa CB?

Se lo sono chiesti in tanti e qualcuno ha osato delle ipotesi, tra le quali vi riporto: City Bike, Cross Beam, Citizen's Bike e anche il giapponese Chokusetsu Baiku (Moto personale). Niente di tutto questo.

CB è semplicemente la sigla immediatamente successiva a CA, utilizzata per modelli ormai introvabili come la CA71, che a sua volta aveva fatto seguito ai modelli indicati con la sola lettera C, come la C100 Super Cub.

Arrivati allo studio della 750, la prima ad essere indicata con il prefisso CB, la sequenza di sigle si è fermata, di fronte al successo ottenuto da quel magnifico modello, anch'esso quasi senza tempo.


Honda C100 Super Cub

Honda CA71

Honda CB750

giovedì 25 ottobre 2018

La lezione di Barbara

Siamo un gruppo che condivide una passione, anzi, diverse passioni: quella per le due ruote, per i viaggi, per i motori... non ce ne separeremmo mai.
Talvolta si presenta l'imprevisto, quello che ci costringe a saltare un giro, magari a soprassedere per un po', o addirittura a lasciare perdere: un problema, un infortunio, una malattia... il semplice invecchiamento.

Poi c'è chi ti da una lezione di vita, che ti fa capire che se viene dopo qualcos'altro allora o non era la tua passione o non eri abbastanza appassionato.
Ieri sera mi sono virtualmente imbattuto in Barbara ed è stata lei a ricordarmi, a modo suo, questa semplice regola.

Parlando della sua storia sarebbe facile scadere nel pietismo ma la mia intenzione è proprio quella opposta, voglio presentarvi una persona con due attributi così e ve la voglio presentare perché possa portare a voi, come ha portato a me, una sferzata di energia, di voglia di vivere sempre la propria passione con entusiasmo.

Quindi, con il suo permesso, mi limiterò a riportare alcuni passi dei pochi messaggi che ci siamo scambiati e metto a disposizione il materiale che mi ha inviato relativamente al suo viaggio in Irlanda e Normandia, sperando che presto possa diventare una redattrice degli itinerari di Strade da Moto e che possa raccontarci altre storie.
Buona sera. Buonanotte oramai. 😂
Io desidererei condividere con voi la mia esperienza. Non sono una biker, anche se desidererei molto esserlo acquistando una moto tutta per me. Per ora viaggio come zavorrina insieme a una persona. La mia esperienza è particolare. Un paio di mesi fa ho fatto un giro in Irlanda... tra una chemio e l'altra.
Partita da Vicenza in moto, in totale circa 8000 km in 17 giorni. Tra una chemio e l'altra.
Vi allego un paio di video e se qualcuno ha necessità posso dare indicazioni del percorso fatto, traghetti e quanto può servire per aiutare qualche motociclista a visitare l'Irlanda e la Normandia, che abbiamo attraversato al ritorno.
Quella ripetizione, certamente non voluta tra una chemio e l'altra mi ha colpito come ha colpito di certo anche voi che, come me, vi siete trovati a mettere in dubbio un giro perché magari poi fa freddo.
Le ho detto che il materiale è interessante e non sono riuscito a far altro che esprimermi per mezzo di qualche banalità come il fatto che le cose più importanti fossero la sua salute e il suo benessere, banalità liquidate con una riga, seguita dall'ulteriore conferma della sua voglia di fare:
Io sto combattendo e ne sto venendo fuori. 💪
Di foto ne ho altre e mi sono già registrata nel sito. Se riesco recupero il percorso fatto, così da essere utile a tutti voi.
Grazieeee siete una grande famiglia.
Saluti e spero di incontrarvi presto uno a uno.
Grazie a te, Barbara e spero di incontrarti presto.


martedì 23 ottobre 2018

La metamorfosi raccontata dalla crisalide

Una decisione la dovevo prendere: che cosa voglio fare, da grande?

Fino ad ora sono stata solo una pagina web, niente di più. Magari utile, forse simpatica (non sta a me dirlo) ma sono solo una pagina web.
Non me lo spiego nemmeno io, come sia stato possibile raccogliere quasi un migliaio di iscrizioni, mettere insieme così tanti amici, che si scrivono, che si trovano, che partecipano attivamente alla crescita di questa... pagina web.

Ma una pagina web, per quanto carica di dignità, alla lunga non può farsi carico dei doveri che ha chi organizza i suoi stessi contenuti così come i giri in moto, i meeting come la condivisione di emozioni e informazioni. Per quanto sia bello esserlo, non si può restare bambini.

E allora?

Allora è il momento, Strade da Moto diventa qualcos'altro, qualcosa che possa vivere di vita propria mettendo insieme tutti i partecipanti e ponendosi come interlocutore di chi può offrire qualcosa e mettendosi a disposizione di chi può essere interessato al lavoro di tutti coloro che ne fanno parte.

Sto avviando le pratiche per trasformarmi in un'associazione senza scopo di lucro. Devo ancora decidere se ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) oppure APS (Associazione di Promozione Sociale) ma anche se mi piace di più la seconda... credo che dovrò orientarmi sulla prima.

Alcuni di voi staranno pensando che sia una cosa bella: non immaginano nemmeno quanto li stresserò per farli associare! La regina delle stalker mi fa un baffo!

Scherzi a parte, saranno previsti tesserati e soci e come per qualsiasi associazione si cercherà di non sprecare nulla della forza che deriva dall'unione e di trarre vantaggi a beneficio di tutti, anche di chi non farà parte di quello che sarà senza dubbio un gruppo di strana, meravigliosa gente.

Mi sono già attivata per la prima campagna, che inizierà a breve e per la quale vi chiederò il massimo della pubblicità in rete: una campagna di promozione per una guida attenta, che riduca i rischi di motociclisti ma anche dei pedoni e dei ciclisti, insomma, di coloro che sulla strada sono i più deboli.

Sto preparando gilet ad alta visibilità, chiaramente omologati, e adesivi per bauletti e (perché no?) automobili, che sensibilizzino (pacatamente) l'opinione pubblica riguardo a un'abitudine che sta mietendo tante, troppe vittime: l'uso del cellulare alla guida.

Vi presento qui sotto, in anteprima, il prototipo del gilet (Tucano Urbano). Gli adesivi non tarderanno ad arrivare.

Fatemi sapere che cosa ne pensate, sia della mia trasformazione in associazione, sia della prima campagna.

lunedì 15 ottobre 2018

Quando non ne hai voglia

No. Non ne ho voglia. È tutta la settimana che penso a che giro fare, che spero che faccia bello e questa domenica mattina è nuvoloso e io... non ne ho voglia.
Ci sono un po' di nuvole.
Un bel po', in realtà.
Il giro l'ho programmato in funzione del foliage: siamo a metà ottobre, il periodo giusto a mezza costa, sulle Alpi.
L'anno scorso ero rimasto estasiato da quanto avevo trovato sul Col de la Cayolle proprio in questo periodo, così ho deciso di ripetere e rilanciare: Allos, Champs e Cayolle.
Da Barcelonnette sono circa tre ore o poco più di giro, da casa mia quasi sette.
Non si può partire con questa stanchezza addosso. Lo so che ho riposato ieri ma... non ne ho voglia. Non è mica un lavoro!
La moto è a posto, l'ho posata col pieno e abbastanza pulita. Non mi porto nemmeno il navigatore: la strada la conosco bene. Voglio concentrarmi sulla guida.
Sono le nove... non sarà tardi? Non sono sicuro di voler partire.
Poi è anche tardi, sono le nove, prima che mi sia vestito e abbia preparato tutto...
No. Oggi non esco in moto!
Niente giro, non ne ho voglia.
Mi lavo, guardo il cielo e, pieno di dubbi, inizio a vestirmi.
Ma guarda che tempo di merda, come sempre fa bello solo se uno deve andare in ufficio! No no, non esco, non ne ho voglia. Di sicuro si mette a piovere.
Speriamo che non piova. L'antipioggia è nel bauletto... me la metto già addosso? Diamo un'occhiata alle previsioni: nuvoloso... nuvoloso, nuvoloso, pioggia...
Lo sapevo!
Beh... quando mai mi ha fermato un po' di pioggia? E verso Barcelonnette? Sole, sole, sole... Mah... proviamo! Le temperature non saranno altissime, magari mi vesto un po' di più: sottopantaloni, maglia termica, calzettoni... fino al giaccone pesante.
Ah già! Il foulard!
E se fosse un presentimento? Non voglio partire in moto, non ne ho voglia!
Via, alle nove e mezza parto. A salire sul per la Maddalena fa proprio freddo, arriviamo a 5 gradi nella nebbiolina ma nonostante questo, inizio a sentire un benessere che mi è familiare, mentre affronto i primi tornanti, dopo Pontebernardo. Aumenta il freddo, aumentano i tornanti, aumenta il benessere.

Non sono ancora a Bersezio quando inizio a vedere le prime macchie gialle e rosse nel verde dei boschi.
Arrivato in cima, come spesso succede, il cielo si apre e mostra quell'azzurro che solitamente riesce a rimettere chiunque in pace con sé stesso e con il mondo. Le curve dolci della discesa aggiungono relax al piacere, portandomi in uno stato che manco in un centro benessere!

Barcelonnette. Colazione con un nuovo amico e poi iniziamo il giro, quello vero.
La salita verso l'Allos è come sempre da affrontare con attenzione: spazi ristretti e curve cieche. Poche altre moto e qualche auto, finché non raggiungo un gruppetto di auto e moto, tutti quasi fermi dietro a un camioncino che traina una roulotte preceduto da un bel gregge di capre con un cavallo e quattro o cinque asini, condotto da qualche pastore coadiuvato da un bel numero di cani.
Venti minuti per fare un km, poi hanno deviato lasciandoci strada; venti minuti piacevoli, in fondo.
Ripartiamo e siamo in cima in ben poco tempo. Controllo che l'adesivo di Strade da Moto sia ancora presente sul palo del cartello e inizio subito la discesa, con la sua inconfondibile serpentina incisa nel fianco della montagna: un'opera d'arte ma... niente foliage da questo lato.
Proseguo e arrivo a Colmars. Ricordo che qui devo deviare verso sinistra per imboccare il Col des Champs ma... non vedo nessun bivio. Procedo, supero Colmars e non lo trovo... Evidentemente mi ricordavo male... sarà più avanti.

Dopo un po' mi convinco che il bivio l'ho saltato. Che faccio? Torno indietro? Ma no, dai! se vado avanti posso arrivare a Saint-Julien du Verdon, sul lago (Lac de Castillon), poi proseguire per Entrevaux, svoltare qualche km prima per Daluis e continuare fino al Col de la Cayolle, terminando il giro così come volevo. Aggiungerò tanta strada? Ci metterò troppo tempo?
E quando mai la strada o il tempo in moto sono troppi?

Continuo, d'altra parte la strada è bella e veloce, con curvoni divertentissimi e pochissimo traffico. Siamo nel Verdon e il Verdon non è fatto solo di gole, anche le altre strade sono eccezionali. Arrivo a Saint Julien in poco tempo e da lì proseguo per Entrevaux. Supero il Col de Toutes Aures e quando raggiungo il fiume, il Vars, seguo le indicazioni a sinistra per Daluis.

Attraverso le caratteristiche gole arrossate, le Gorges de Daluis, e proseguo per Guillaumes e da lì per Saint Martin d'Entraunes, dove inizia il Col de la Cayolle. Il lato sud inizia con panorami piuttosto lunari, molte rocce e poca vegetazione. Salendo si incontra qualche conifera, poi il paesaggio tipico delle alte quote, fatto di rocce e erba. Arrivato in cima, foto di rito, poi si ridiscende.
Mi aspetto il meglio della giornata e questo... non tarda ad arrivare. Il sole è quasi calato, dietro le creste, ma la luce che riesce a filtrare rende i colori ancora più belli.
Lascio che siano le foto a raccontare.
Alle quattro del pomeriggio decido che se non la smetto di fermarmi a fare foto, rischio di tornare a casa a mezzanotte.
Mi impongo di non fermarmi più e, salvo qualche eccezione, riesco anche a rispettare la decisione.
La salita del Col de Larche (così si chiama da quella parte) è sempre piacevole, più della discesa, secondo me, ma quando arrivo in cima, anche se ampiamente previsto, il maltempo mi sorprende: dopo una giornata così bella, ritornare a cinque gradi, e con un vento così forte, è stato comunque uno shock. Fortunatamente il vento cessa presto e a scaldarmi ci pensano prima i soliti venti tornanti, poi i lungi rettilinei di Argentera e di Demonte; infine, eccomi a casa, a raccontare un magnifico giro.

Io non ne avevo voglia.
Proprio nessuna voglia.
Poi, però, mi è piaciuto, mi sono divertito e sono ritornato stanco ma felice.
Ho capito una cosa: quando non hai voglia di farti un giro in moto, è il momento in cui hai più bisogno di farti un giro in moto!