martedì 10 luglio 2018

Ogni viaggio lo vivi tre volte...

Alla partenza c'era un bellissimo sole e l'aria fresca del mattino ci accarezzava mentre l'asfalto scorreva sotto le ruote delle nostre moto...

Le marmotte sulla Maddalena e i bagnanti ai laghi di Le Lauzet e di Serre Ponçon e tanti, tanti motociclisti...

Le Gorges de la Méouge, il Col de l'Homme Mort... non me lo ricordavo così divertente! Sarà che l'altra volta l'ho fatto senza frizione!

:o)
Una cena semplice ma in ottima compagnia, nuovi amici, poi a letto, stanchi.

Ancora un'alba radiosa: ci aspetta il Mont Ventoux, qui a pochi chilometri.
Che salita e che vista! Aria fresca, sole tiepido e, soprattutto, niente vento. Che spettacolo!
Dell'Ardèche mi restano le fotografie da cartolina e tante canoe e gommoni... poi le meravigliose Gorges de la Nesque, la strada migliore per giungere a Monieux, a gustare buon vino e una speciale cena provenzale.
Poi lavanda, lavanda, lavanda e ancora lavanda. Negli occhi e nel naso. Non riesco a cancellarla dal naso, fino a che non arriviamo alle gole del Verdon, il ponte sull'Artuby, la Route des Crêtes, una cenetta tranquilla a Castellane, al Ma Petite Auberge...
E infine le Gorges de Daluis, quelle du Cians e il Turini...
Ma... aspetta... partiamo domani mattina... questa è solo la prima volta che vivo questo viaggio: quando ancora lo sogno.
Poi lo farò e, infine, lo rivivrò nella memoria.

lunedì 9 luglio 2018

In Francia agli ottanta

Molti automobilisti e motociclisti francesi sono sul piede di guerra a causa del nuovo limite di velocità imposto, seppur in via sperimentale, sulle strade secondarie a doppio senso di marcia dal 1 luglio e per 12 mesi: 80 km/h anziché 90.

Si tratta di un esperimento per capire di quanto può scendere il numero delle vittime su quella tipologia di strada che, nel 2016, è stato di 1.911 persone, cioè il 55% delle vittime su tutte le strade di Francia.

Il ministero conta di poter risparmiare 300-400 vittime all'anno... non sarebbe poca cosa, anche se, a mio modestissimo parere, molto di più si potrebbe fare ottimizzando i sistemi di protezione (guard rail), modificando i cartelli per le segnalazioni stradali con la sostituzione del ferro con la più flessibile plastica e, soprattutto, promuovendo fortemente una cultura che elimini l'uso di cellulari durante la guida e dall'alcool prima.
Tra un anno si potrà valutare se l'abbassamento di 10 Km/h di velocità sarà stato utile ma... non sapremo mai quanto avranno inciso altri fattori.

Considerato che il numero degli autovelox in Francia è in continua ascesa, che in Normandia stanno anche sperimentando quelli gestiti da privati e nascosti su macchine  anonime e visto anche il periodo, in cui pare che la polizia francese abbia un conto aperto con gli italiani, credo sia molto importante tenere presente questo nuovo limite, anche perché in Francia, superando il limite di oltre 30 Km/h, la sanzione può arrivare a 1.500 Euro da pagare subito, se si vuole ripartire con la propria moto, quindi, prima di rovinare completamente la propria vacanza è meglio pensarci bene.

Autovelox francese, portabile, denominato Alice,
protetto dagli atti di vandalismo con un corpo antiproiettile
che racchiude anche le ruote retrattili.

giovedì 7 giugno 2018

Elogio del giro in solitudine

Ci sono attività che devi fare da solo e altre che, da solo, non le puoi proprio fare.
Poi ci sono le attività che danno piacere e si ritiene che ne diano di più se condivise con qualcun altro; attività come mangiare, bere, fare sesso... e anche viaggiare, farsi un giro in moto.

Ma non è sempre vero.
Innanzi tutto, qualcun altro non può e non dev'essere qualsiasi altro ma qualcuno con cui ci piace condividere proprio quell'attività, poi, in ogni attività ci sono aspetti che è possibile cogliere solo in solitudine.


Chiunque abbia fatto un giro, un bel giro in moto sa bene che, viaggiando, la solitudine comporta dei vantaggi reali: potersi fermare tutte le volte che lo si desidera (e soltanto quelle); scegliere dove fermarsi e che cosa visitare senza dover mai scendere a compromessi; essere in qualche modo invogliati a socializzare con gli indigeni.

A volte la solitudine si trasforma in nuove amicizie che, quasi sempre, durano il tempo di una birra, o al più di una sera, ma che spesso ti arricchiscono molto di più dello stesso periodo passato con chi conosci già bene.

Le statistiche dicono che sempre più persone viaggiano da sole. Io credo che sia dovuto al fatto che il tempo per viaggiare sia sempre meno, quindi si tenda a passarlo con la persona con cui si sta meglio e, spesso, questa persona è sé stesso. D'altra parte, non credo che Jean Paul Sarte abbia scritto la frase L'inferno sono gli altri riferito ai momenti in cui si trovava da solo a fare ciò che più gli piaceva fare.

Capisco che non sia così semplice accettare un concetto che porta in sé così tanto egoismo ma che viaggiare da soli sia vantaggioso è un dato di fatto facilmente dimostrabile da un principio che potete verificare anche voi, ripensando a tutti i giri in moto che avete fatto: il numero dei contrattempi, durante un viaggio, è direttamente proporzionale al numero dei partecipanti. E all'aumentare dei contrattempi, si sa, diminuisce il piacere.


Qualcuno potrà obiettare che i migliori viaggi li ha fatti con il/la partner, con un amico, insomma con qualcuno con cui sta bene. E ha ragione, è senza dubbio così, però sta confondendo il viaggio, il giro in moto, con la meta, lo scopo del viaggio. Se vado con la mia fidanzata a Parigi per vivere con lei la romantica atmosfera parigina, o se vado con il mio amico nel Verdon per girare tra le sue famose gole, il viaggio sarà solo il mezzo che mi permette di fare altre cose che è bello fare con qualcuno: flirtare, visitare... Ma il viaggio, il piacere del viaggio, ne avrà risentito: per andare a Parigi magari sarei passato da una mezza dozzina di colli fermandomi solo per pisciare, invece con la morosa devo cercare strade dai fondi non troppo dissestati e che mi permettano di non tenerla troppo a lungo sulla moto; quando vado nel Verdon amo fermarmi in due o tre posti, un po' fuori strada, a chiacchierare con la gente del posto ma al mio amico interessa dedicare più tempo al Verdon: non ci è mai stato!
Sia il viaggio a Parigi sia quello a Castellane mi avranno portato a esperienze meravigliose e irripetibili ma diverse da quelle che avrei avuto da solo.

Nessuno sa che cosa avrei provato a Parigi, né che cosa sarebbe successo nel Verdon se ci fossi andato da solo. Magari, potendo decidere di fermarmi ovunque io trovi qualcosa che mi piace, non sarei nemmeno arrivato a Parigi. Chissà, conoscendolo ormai così bene, forse non mi sarei fermato nel Verdon ma convinto da un panorama o da un volto incontrato per caso, avrei provato nuove strade...

È chiaro che non posso sostenere che a Parigi o nel Verdon sarebbe stato meglio da solo piuttosto che in compagnia ma, estrapolando e analizzando il solo viaggio dalle esperienze che ho portato ad esempio, il discorso cambia.

In fondo, se è vero che viaggiare è quella cosa che molti sognano di fare terminata la vita lavorativa, quando saranno liberi, è perché il viaggio ha la libertà in sé e la libertà è una cosa che dev'essere condivisa con gli altri, quindi: più siamo, meno ne abbiamo.


lunedì 28 maggio 2018

Devo delle scuse...

È da tanto che non scrivo. È vero, dal 2 aprile. Qualcuno di voi me l'ha fatto notare, facendomi così capire che c'è, addirittura, qualcuno che legge ciò che scrivo e che si aspetta che io continui a farlo! Non potevo sperare di più ma questo implica che io debba delle scuse.

Nonostante la prima regola di chi scrive dica che al lettore non interessa quanta fatica hai fatto a trovare la notizia o a elaborare il testo ma, solo la notizia e il testo, cercherò di giustificare questo mio lungo silenzio, sperando nella vostra comprensione, anche perché non voglio mandare al diavolo troppa gente.

Allora: il 31 marzo sono rovinosamente caduto su una lastra di ghiaccio sul colle della Maddalena.
I danni maggiori li hanno patiti Roz e Madi, mentre io ho solo incrinato qualche costola, che, però, mi ha fatto attendere il nostro secondo meeting, del 29 aprile, dormendo da seduto e non mi ha permesso di arrivare a Bolgheri con Madi o Nava.


Nel frattempo, con tre braccia e una sola schiena in due, abbiamo anche traslocato. Oggi abbiamo riconsegnato le chiavi della vecchia casa: senza dubbio un traguardo di tappa ma ben lontano dal poter considerare finito il trasloco.


Infine, come per tutti voi, anche per me il meteo di quest'anno non mi sta certo aiutando a prendere la moto e andare...
Insomma: devo ricominciare a scrivere e, per farlo, devo ricominciare a girare.


Qualche giretto l'ho fatto, per carità, ma piccole cose. Presto, molto presto ripartirò con entrambe le attività, intanto sto pensando a Sardegna, Svizzera, Campania, Montenegro...

L'estate è lunga, qualche cosa faremo. E voi? Che idee avete per questa pazza (meteorologicamente parlando) estate?

lunedì 2 aprile 2018

Provo a raccontarlo ma non leggetelo...

Serve a me, per esorcizzare.

Alberghetto prenotato a Saintes Maries de la Mer per un paio di notti, intorno a Pasqua. Anche se non c'è un periodo in cui io fermi la moto, solitamente la prima uscita da più di un giorno dopo l'arrivo dell'ora legale da inizio alla nuova stagione. Questa volta: ritorno in Camargue, con Roz e Madi.

Non amo tornare facendo la strada a ritroso, così decido di fare il giro dal Colle della Maddalena e Sisteron, per fermarmi a pranzare a Nyons, e ritornare da Nizza, magari incontrandomi con amici liguri.

Sabato mattina, ora della partenza mi viene il dubbio: non sarà meglio affrontare il Colle della Maddalena al ritorno, di pomeriggio? Ma no, non sarà così freddo e, soprattutto, mal che vada torniamo indietro, non abbiamo mica fretta!

La giornata si preannuncia nuvolosa ma verso la Francia il cielo è più chiaro. Partiamo con sei gradi: non poi così male il 31 marzo alle 08:00. Intanto siamo vestiti a strati. Tanti strati.

Salendo, man mano che ci avviciniamo alla Francia, tra i monti si intravede l'azzurro di un cielo che ci sta aspettando. Ogni volta che guardo il termometro perdiamo mezzo grado: cinque e mezzo... cinque... quattro e mezzo... quattro...

Arrivati a Vinadio siamo a zero virgola cinque. In cima mi aspetto un meno due, come l'altra volta.

All'Argentera ci sono le tracce di una nevicata avvenuta nella notte; la strada è pulita ma siamo già ai meno due che avevo previsto in cima... meno due e mezzo...

Gli ultimi tornanti li faccio piano piano, chiedendomi se non sia meglio tornare indietro. Tra una scodata e l'altra decido che manca così poco che vale la pena di arrivare in cima e vedere com'è dall'altra parte.

Meno tre... meno tre e mezzo...

Davanti al lago la strada è pulita e fa ben sperare. Meno quattro...

Arrivo sul tratto di strada tra il negozio di liquori e il Rifugio della Pace, meno quattro e mezzo e penso "Qui è molto brutta, è meglio che torni ind...".


PS: Grazie a chi si è fermato a soccorrerci, alle splendide persone del Rifugio della Pace, a medici ed elicotteristi del 118, al personale del pronto soccorso e a tutti gli amici che si sono stretti intorno a noi.

domenica 18 marzo 2018

Treffen

Un piccolo post, non per parlare di motociclette ma di quei sorprendenti esseri che quando possono ci salgono sopra per spostarsi. Un piccolissimo post dopo un'esperienza che, a causa di un meteo inclemente (oltremanica dicono shit weather) aveva tutte le carte in regola per essere fonte di delusione ma che, invece, è stata una piacevole lezione di vita, l'ennesima dimostrazione di ciò che ogni motociclista conosce molto bene riguardo a tutti gli altri ma che a volte è bene ricordare.


Un incontro, un treffen, programmato tra Langhe e Roero e segnato da previsioni di pioggia battente e neve. Un luogo scelto lontano da tutto e da molti, eppure... c'erano tutti. Non tutti in moto, questo è vero ma al di là degli sfottò che solo un gruppo di amici si può permettere, nessuno si è sognato di criticare chi è arrivato in macchina, perché l'importante, in queste occasioni come sempre nella vita, sono le persone, non le macchine o le cose.


A chi ritiene che i motociclisti si ritrovino per mostrare il proprio ferro o la propria capacità in curva, occasioni come questa dimostrano che, togliendo queste possibilità rimane il collante, l'inesistente traduzione della parola treffen, che sa di incontro per strada, di condivisione, di voglia di stare insieme.

Grazie amici del Classic Bike Italia, grazie amici di qualunque gruppo di biker, grazie per la dimostrazione del fatto che i motociclisti siano strana, meravigliosa gente.