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domenica 30 aprile 2017

In Austria, a far diventare bello anche il brutto

Rogner Bad Blumau, sede della riunione
È bello quando pianifichi per tutto un anno una vacanza in moto, proprio in quella settimana perché c'è la festa del paese, e tu non vedi l'ora di ritrovare vecchi amici e percorrere strade nuove, pregustando ore di relax e di festa.

È brutto quando ti comunicano che, proprio per quella settimana, è stato pianificata una riunione alla quale non puoi mancare. Dall'altra parte dell'Europa.

L'anno scorso era stato un ottimo viaggio, con bel tempo e belle strade.
Con tristezza, quest'anno, ho dovuto dire addio al viaggio a Llagostera, in Catalunya, a causa di una riunione a Bad Blumau, in un posto bellissimo in Austria, a una trentina di chilometri dal confine ungherese, fissata proprio per i primi tre giorni di giugno.
Addio viaggio in moto? Nemmeno per sogno: decido di far diventare bello il brutto, così alla riunione ci andrò proprio in moto, partendo il giorno prima, ritornando tre giorni dopo e approfittando per percorrere alcune delle migliori strade nelle più belle zone da moto: Rombo, Gavia, Stelvio, Grossglockner e molto altro.

Partenza mercoledì 31 maggio, rientro martedì 6 giugno. 2017.

All'andata farò la classica tirata, praticamente tutta in autostrada, fermandomi a dormire in provincia di Udine, a Venzone, per poi attraversare il confine al Tarvisio e giungere a destinazione entro l'una di giovedì, inizio della riunione.

Sabato mattina, 3 giugno, inizierò a percorrere le strade più belle della zona. Se qualcuno vuole accompagnarmi per qualche tratto me lo dica.

Vediamo quelli che, al mio ritorno, diventeranno nuovi itinerari:

Sabato 3 giugno, partenza ore 09:00:

Luogo
Coordinate
Bad BlumauN47.123393 E16.046692
GaberlN47.107318 E14.916635
SchwarzenbichlN47.148041 E13.928905
ObertauernN47.248578 E13.557792
Bruck an der GrossglocknerstrasseN47.277520 E12.826143
GrossglocknerstrasseN47.100195 E12.837210
Gemeinde HeiligenblutN47.047151 E12.851674
IselsbergpassN46.854457 E12.858209
Strassen, AustriaN46.752061 E12.485340
Veduta del Grossglockner


Domenica 04 giugno, partenza ore 09:00:

Luogo
Coordinate
Strassen, AustriaN46.752061 E12.485340
Passo di Monte GiovoN46.839710 E11.321434
Passo Rombo (spero sia aperto!)N46.905270 E11.096663
FinstermünzN46.913479 E10.493193
Passo di ResiaN46.847861 E10.505331
TrafoiN46.532449 E10.480266
Veduta del Passo Rombo


Lunedì 05 giugno, partenza ore 09:00:

Luogo
Coordinate
TrafoiN46.532449 E10.480266
Passo dello StelvioN46.528643 E10.453109
Passo del GaviaN46.343479 E10.487289
Passo d'ApricaN46.154329 E10.154211
LeccoN45.845249 E9.401703
Veduta del Passo dello Stelvio

Martedì 6 giugno, da Lecco me ne tornerò a casa, via autostrada, per arrivare all'ora di pranzo.

Anche quest'anno utilizzerò LocationOf per tracciare tutto il percorso. Potrete seguirmi puntando il vostro browser all'indirizzo https://www.locationof.com/stradedamoto/map/.

mercoledì 19 aprile 2017

Le Strade da Moto su YouTube

Ho tergiversato, imbottigliato tra desiderio e razionalità, con un occhio ai magnifici filmati di strade di cui è ricco il web e uno alla paura di scoprire, dopo, che si sono buttati i soldi in un costoso e poco utile gadget, strabico e indeciso.
I miei trascorsi da fotografo (correva l'anno domini 1983) mi hanno fatto sussultare quando ho visto una action cam marchiata Rollei.

Mi aspettavo un prezzo proibitivo, invece ho scoperto che il modello che ritenevo sufficiente per le mie necessità, costava la metà della più blasonata (e ormai sorpassata) GoPro Hero 4.

Infine ho visto che nel prezzo era compreso un gadget importantissimo: il telecomando per scattare foto o avviare/fermare le riprese senza dover cercare i bottoni sulla scatolina appiccicata al casco.

Ho deciso e l'ho comprata: Rollei Action Cam 425: listino 129,99+spese di spedizione, su Amazon a 121,41 spese di spedizione incluse.

L'ho provata e, devo dire, al momento sono soddisfatto. La qualità delle foto è ferma a 5 megapixel ma... parliamoci chiaro: mica le devo stampare in formato 70x100!!! Solitamente utilizzo la macchina fotografica a 3 megapixel e sono perfette per ottenere ottime immagini per la consultazione a video; con questo apparecchio utilizzo i 5 megapixel solo per poter ingrandire un po', visto che l'ottica è grandangolare fissa.

I filmati arrivano a 4K ma, anche qui, chi li gestisce poi quei file enormi? Quando metti tutto su Youtube riduci a 720px e tutti guardano a 360!

Ma i veri motivi per cui ho tanto desiderato averla sono due: il primo è che offre la possibilità di fotografare ciò che si vede senza doversi fermare, tirare fuori la macchina fotografica, togliersi i guanti... in pratica non facevo quasi mai fotografie.
Il secondo riguarda, invece, la possibilità di completare queste pagine con un assaggio di quello che sono le Strade da Moto elencate.

Qui invito tutta la comunità a voler partecipare: ho creato il canale Youtube Strade da Moto e, man mano, ci pubblicherò i filmati che farò. Da solo, però, posso ben poco. Inviatemi i vostri filmati ed io li pubblicherò, oppure, se qualcuno ne ha diversi e vuole partecipare alla crescita di Strade da Moto, può diventare gestore del canale Youtube insieme a me, pubblicando direttamente ciò di cui dispone.


Intanto iscrivetevi al canale Strade da Moto, vedetevi i miei primi esperimenti e... fatemi sapere che cosa ne pensate.

PS: Dove l'ho provata?
Ceva - Colle San Bernardo (Bardena) - Ceriale - Finale Ligure - Colle di Melogno - Calizzano - Millesimo - Ceva.

lunedì 20 marzo 2017

Cinque Terre, una strada, mille contraddizioni.

Anche l'Aurelia, in questa zona, passa lontano dal mare. Un territorio aspro, domato solo dalla linea ferroviaria, infatti con qualsiasi altro mezzo di trasporto, salite e discese molto ripide sono l'unica possibilità di spostarsi da un paese all'altro e un km in linea d'aria si moltiplica anche per sei, su strada.
Continui cambi di direzione: destra, sinistra, su e giù, tornanti, strettoie obbligate tra montagna e vuoto, panorami mozzafiato e pochi posti per fermarsi.
Unico neo: i troppi tratti di strada ancora oggi segnati dalle alluvioni, l'ultima nel 2011. Alternati a tratti appena riasfaltati troviamo pezzi di asfalto completamente deformati, rotti, sostituiti dal cemento e, almeno in un caso, anche mancanti. La situazione non è tanto grave da sconsigliare questo giro, certamente, però, mi sento di suggerire molta attenzione.

Abbiamo tracciato questo itinerario per partecipare al Minentreffen 2017, primo raduno annuale del gruppo Classic Bike Italia, del quale io e Roz ringraziamo Carlo e Michele, per l'organizzazione e tutti per l'invito e la splendida accoglienza.
Infine un avviso per chi non è interessato alle strade ma vuole solo visitare i paesi delle Cinque Terre, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore: veniteci in treno. Ogni stazione si trova nel centro abitato, nessun problema di parcheggio, nessuna scarpinata obbligata su pendenze improponibili. Ma se, viceversa, ciò che cercate sono proprio strade dove divertirvi con la vostra moto, allora non ci sono dubbi: siete nella zona giusta.
Luogo
Coordinate
Uscita autostrada Deiva MarinaN44.242488 E9.547876
BonassolaN44.183670 E9.581329
Monterosso al MareN44.148420 E9.655003
Passo del Termine (Puin)N44.153820 E9.672540
RiomaggioreN44.099917 E9.743560
LericiN44.074058 E9.909625

Periodo consigliato: tarda primavera e inizio autunno. Noi, io e Roz, a metà marzo abbiamo trovato pochissimo traffico ma tempo molto nuvoloso, così le foto ne hanno risentito.

Bonassola (immagine da Wikipedia)
L'itinerario è quasi obbligato, le varianti sono scarsissime. Percorreremo un tratto un po' più lungo di quello che attraversa le Cinque Terre e consiglio di giungere da nord ovest e viaggiare verso sud est, da Bonassola a Lerici.
L'uscita di Deiva Marina dell'autostrada A12 Genova-Livorno, è un ottimo punto di partenza e fino a Bonassola offre un'idea, una pallida idea, di quello che troveremo più avanti.
La strada è ampia e abbastanza pulita, tranne dove sono ancora visibili le cicatrici delle alluvioni. Non siamo ancora nelle vere e proprie Cinque Terre ma abbiamo già iniziato a perdere l'abitudine ai rettilinei.

Bonassola è l'unico posto dove possiamo arrivare fino in paese e in riva al mare con la nostra moto. Da qui in avanti se vorrete visitare paesi o costa (e se potete vi consiglio di non perdere l'occasione) abituatevi a camminare un po'. Non molto ma per ogni paese, 6-700 metri a scendere prima e risalire, poi, sono d'obbligo.

Da Bonassola seguiamo le indicazioni per Levanto e poi per Monterosso al Mare. Quando, dopo una breve galleria che si chiama Pineta, arriveremo ad un bivio dove a sinistra si procede per La Spezia, Vernazza e Pignone, noi terremo la destra, verso Monterosso.
In quel punto entreremo nel Parco Nazionale delle Cinque Terre.
Dopo essere scesi per 5 km (per farne uno in linea d'aria!), ci troviamo a una rotonda dove cercare un buco per lasciare la moto e scendere a piedi a visitare il paese. Questi 5 km li rifaremo in senso contrario per tornare al bivio che ha segnato l'ingresso al parco e dove proseguiremo sull'altra strada, verso Vernazza.
Vista l'ora ci siamo fermati a mangiare nel centro di Monterosso, dove abbiamo trovato un piccolo ristorante caratteristico molto carino. Abbiamo mangiato bene e una gentilissima cameriera ci ha raccontato dei piatti e delle tradizioni locali, senza esagerare sul conto. Se vi trovate a Monterosso all'ora di pranzo, cercate il Ristorante Pae Veciu: la gentil cameriera ci ha spiegato che il nome significa vecchio padre e che è il modo in cui viene chiamato il grosso scoglio che si vede a sinistra, di fronte al porticciolo di Monterosso.
Due passi per mandare giù le ottime trofie con l'acciugata, poi si torna alla moto e si riparte.


Vernazza e Manarola (immagini dal sito istituzionale delle Cinque Terre)

Con il treno, solo 3 km dividono Monterosso da Vernazza ma, su strada, ne percorreremo ben 17, con 28 tornanti e un numero infinito di altre curve, il Passo del Termine (544 mt. slm), su una strada che si fa man mano più stretta.
Prima di scollinare, quando sullo sfondo si vede il cartello del Comune di Pignone, si devia a destra sulla SP51, seguendo le indicazioni per Vernazza, Corniglia e Riomaggiore: quel punto è il Passo del Termine (Puin).
Si procede su questa strada fino ad arrivare dove solo i residenti possono proseguire per portare un po' (poco) più avanti le loro auto e moto. Anche qui la visita al paese richiede discreta camminatina: noi abbiamo dato forfait e abbiamo preferito proseguire verso il pezzo di strada, forse, più bello di questo itinerario, quello tra Vernazza e Riomaggiore.

16 km in costa alla montagna, con vedute splendide delle scogliere delle Cinque Terre e panorami su Corniglia, Manarola e Riomaggiore arroccate sul mare, apparentemente irraggiungibili.
La strada è, ancora, tortuosissima: in 16 km sono riuscito a contare cento curve, poi ho smesso. I tornanti sono 34. Alcune pendenze notevoli. Purtroppo il fondo non è sempre all'altezza: speriamo che, dopo così tanti anni dall'ultima alluvione, l'amministrazione provinciale (siamo su strade provinciali) dia presto il giusto peso sia alla sicurezza sia agli introiti da mototurismo.



Strade più belle e meno belle: prestare sempre attenzione al fondo.

Noi, purtroppo, non siamo riusciti a visitare Vernazza, Corniglia e Manarola perché non avevamo molto tempo a disposizione ma, se ne avete, non perdetevele. Senza dubbio, ciò che non si può in alcun modo ignorare è Riomaggiore. Abbiamo concentrato lì la nostra visita e ne siamo entusiasti. I nostri polpacci un po' meno, perché si scarpina parecchio, sia in discesa sia in salita ma si fa volentieri.

Riomaggiore

A questo punto, dopo pochissimi km lasciamo il Parco delle Cinque Terre e la meta successiva è la città di La Spezia, da cui si dovrà decidere se proseguire per Porto Venere, sulla destra, oppure, dopo aver costeggiato tutto il porto, andare a Lerici, altra cittadina che vale la pena di una visita. Noi abbiamo proseguito per Lerici, dove la scelta di un ristorante per la cena è resa difficoltosa solo dalla grande varietà dell'offerta, e dove abbiamo pernottato in un piccolo albergo, a mezza collina, dai prezzi veramente bassi e dal servizio eccezionale. L'Albergo Serena: non è l'Hilton ma ad un'ottima pulizia e una grande tranquillità, affianca una colazione principesca e un rapporto qualità/prezzo imbattibile.
Lerici

Concluderei dicendo che la strada di questo itinerario è, al tempo stesso, molto divertente ma un po' pericolosa, troppo lunga ma troppo corta, troppo bella e un po' brutta... insomma: la strada delle mille contraddizioni ma, io credo, non può mancare nel curriculum di un motociclista.

domenica 12 marzo 2017

Tra Liguria e Piemonte, in mezzo a Saraceni, Celti e Teutonici

Il periodo ottimale per questo giro è la mezza stagione (che non è vero che non ci sono più!). D'inverno si prende freddo e rischia di trovare alcune strade chiuse; d'estate il tratto sull'Aurelia sarebbe troppo noioso e pericoloso.

Partenza e arrivo a Garessio e circolazione in senso antiorario ma, se si arriva dalla Liguria di levante o di ponente, nessuno impedisce di  partire da Albenga o da Imperia.
Mantenete, però, il senso antiorario: affronterete le salite e le discese dal lato più divertente.
Luogo
Coordinate
GaressioN44.207735 E8.014807
Colle di NavaN44.084959 E7.872862
Colle di San BartolomeoN44.010231 E7.952020
Colle d'OggiaN43.981974 E7.867983
Passo di MaroN43.955604 E7.889048
DolcedoN43.906829 E7.951906
AlbengaN44.052303 E8.207899
Colle di San Bernardo (Bardena)N44.177267 E8.047296
GaressioN44.207735 E8.014807

Fioritura di grano saraceno (da Wikipedia)
Partendo da Garessio sulla famosa SS28 si costeggia, risalendolo, il fiume Tanaro e ci si immerge immediatamente nella terra che fu dei Saraceni, i quali hanno lasciato, oltre ad alcune torri di avvistamento, diversi toponimi, qualche parola e alcuni piatti tipici.

Paesi come EcaNasagò, e vedremo più avanti Leca, hanno nomi (e torri) saraceni.
Anche la classica polenta, da queste parti, viene cucinata nella variante saracena, che prevede l'utilizzo del grano, appunto, saraceno, al posto del mais, ancora ignoto in Europa al tempo delle occupazioni arabe, una pianta considerata commercialmente un cereale, ma che non è nemmeno lontana parente di grano, mais o altri cereali. Oggi la ricetta prevede che buona parte del grano saraceno sia sostituito dalle patate.


Polenta Saracena
Qui trovate una ricetta della polenta saracena.

La strada, inizialmente, segue il corso del fiume e la ferrovia, con alcuni lunghi rettilinei inframmezzati da curve ampie che portano ad aprire un po' di più il gas ma... attenzione, quando meno ce lo si aspetta arrivano alcune curve più pericolose, specie dove la strada incrocia la ferrovia.


L'arrivo a Ormea segna la fine dei rettilinei: lasciamo il fondovalle e iniziamo a salire dolcemente verso Nava.
A Ponte di Nava abbandoniamo anche il corso del fiume e saliamo per gli ultimi due km prima di Nava, dove si scollina.


Inizia la discesa, più divertente della salita e, solitamente, più calda: appena superato il colle si gode subito di un clima più temperato. Entriamo in una zona che, anticamente, ha subito influenze celtiche: il monte Teco, sul cui fianco cui sorge Pieve di Teco, deve il suo nome ad una divinità celtica: Theicos.

Sempre dritto e si arriva a Imperia ma noi, superato Pieve di Teco, prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per Colle d'Oggia e Colle San Bartolomeo, seguendo quello che era il tracciato originale della SS28 fino alla fine degli anni settanta, quando è stata creata una variante fatta di ponti e gallerie che ha permesso di evitare questo colle ed ha limato una mezz'ora buona di viaggio a chi, dal basso Piemonte, andava al mare nella Liguria di ponente e a coloro che dall'Imperiese, andavano a comprare il vino nelle Langhe.


La strada del Colle San Bartolomeo non è tenuta benissimo. Declassata a strada provinciale (SP20) e poco trafficata, dimostra chiaramente di non essere tra le priorità dell'amministrazione provinciale; d'altra parte sappiamo quanto poco, le amministrazioni nostrane, tengano in considerazione una risorsa importante come il turismo.


Arrivati in cima al San Bartolomeo svoltiamo immediatamente a destra, seguendo le indicazioni per i Carpasio, abbandonando il San Bernardo per il Colle d'Oggia.


La strada, almeno inizialmente è strettina e il fondo piuttosto brutto ma in poche centinaia di metri la situazione migliora un po', comunque non abbastanza da permettere di smettere di fare attenzione alle buche e agli escrementi di mucche e capre. Detto così potrebbe scoraggiare ma il percorso è magnifico e i panorami impareggiabili. La vista spazia da Albenga a Imperia e in assenza di foschia si può vedere distintamente la Corsica.

Albenga, Imperia e la Corsica dal Col d'Oggia fotografati da Dario Boeri

Appena scollinato abbandoniamo il Colle d'Oggia svoltando a sinistra, verso il Passo di Maro. Recentemente sono stati affissi dei cartelli che indicano il divieto di accesso a bici e moto: sinceramente non riesco a spiegarmelo e... procedo comunque, scoprendo una strada eccezionale: stretta e tortuosa ma, pur alle bassissime velocità, molto divertente. Dopo pochi chilometri si arriva all'altitudine giusta per la coltivazione dell'olivo, così ci si ritrova circondati da moltissimi di quei magnifici alberi, alcuni secolari, su una strada tortuosa come il loro tronco.


Man mano che ci avviciniamo a Dolcedo la strada si fa più larga e, quando arriviamo, entriamo in paese: se sarete partiti al mattino, come me, con ogni probabilità sarete a Dolcedo all'ora di pranzo e... non potevate essere più fortunati: ci sono diversi ristoranti e pizzerie, tutti validi. Segnalo il ristorante Da Tunù, per la sua cucina casalinga, Da Lalla, per i piatti liguri e, per chi vuole il massimo (e può prenotare con largo anticipo!) il ristorante Casa della Rocca.

Dolcedo e l'interno della sua splendida chiesa

Vi accorgerete presto che Dolcedo è ormai uno dei tanti paesi Teutonizzati dell'entroterra ligure: sì, se lo sono comprato quasi tutto i turisti tedeschi, così nei negozi trovate cartelli ed etichette in tedesco e non sempre tradotti in italiano.

L'italianità a Dolcedo è ancora garantita da artigiani e commercianti locali, come il mio amico, dal quale mi rifornisco di ottimo olio proveniente dagli olivi che abbiamo appena visto: Vittorio, l'oliandolo di Pietrantica: il suo negozio merita senz'altro una visita.

Lasciata Dolcedo alle spalle, si scende a Imperia, la si attraversa verso est e poi si percorrono alcuni dei più bei pezzi d'Aurelia, attraverso Diano Marina, Cervo, Andora, Laigueglia e Alassio, fino ad arrivare ad Albenga.


Siamo partiti dalla terra dei Saraceni e ora siamo in una terra che i Saraceni riuscì a fermarli, infatti Albenga sfuggì al saccheggio dei pirati che avevano assalito Ceriale. La leggenda narra che i Saraceni si fermarono spaventati davanti all'odierno santuario di Nostra Signora di Pontelungo.

Da Albenga seguiamo l'Aurelia finché non troviamo, a destra, lo svincolo per Garessio. Torneremo così alla base attraverso il magnifico colle di San Bernardo di Bardena, noto come San Bernardino, rientrando nel territorio Saraceno, a partire da Leca e Cisano sul Neva.

Il colle è piacevolissimo soprattutto se percorso dal mare verso l'entroterra e, se avanza tempo, è consigliabile una sosta a Zuccarello, un paese medievale degno di una visita.

Dopo Zuccarello la salita si fa più impegnativa, la sequenza di curve più stringente, il divertimento si fa sentire. Il fondo è liscio e il percorso, inizialmente all'ombra dei boschi, diventa sempre più assolato, mentre il calore del mar Ligure lascia spazio al fresco dell'appennino.

Dopo la frazione Gazzo lasciamo la Liguria e rientriamo in Piemonte e, dopo pochi chilometri, il parco eolico ci annuncia l'arrivo in cima al colle di San Bernardo e, a questo punto, la discesa è altrettanto divertente ma breve e con alcuni tornanti veloci: in pochi minuti il nostro giro è terminato.