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mercoledì 13 novembre 2019

Com'è andata?

Ho scritto che saremmo partiti e l'abbiamo fatto.

Ci siamo bagnati? Pochissimo, solo qualche sporadico temporale.

Temperature? Praticamente sempre tra 16 e 20 gradi.

La Camargue è stupenda e non mi ha mai riservato brutte sorprese.

Ecco com'è andata.


Come volevasi dimostrare: non ci ha azzeccato nessuno. Nemmeno un giorno.





lunedì 28 ottobre 2019

Previsioni del maltempo

Non ci credo più. Basta.

Non ho mai girato poco come quest'anno. Perché?
A causa di previsioni del tempo sempre più sballate, che anche a poche ore riescono a sbagliare clamorosamente.

È chiaro che qualche cosa è cambiato nel comportamento del meteo, tutti ci accorgiamo che le temperature sono impazzite, che piove quando dovrebbe fare bel tempo, che i classici temporali d'agosto sono in ritardo di un mese o due, che la neve non si fa quasi più vedere, a meno di non scendere tutta insieme quando meno te l'aspetti...

Certo, se è prevista pioggia intensa non mi aspetto il solleone, però, fateci caso, è rarissimo che i meteorologi si sbilancino con previsioni nette, ormai si prevede quasi esclusivamente la variabilità, con un po' più o un po' meno pioggia, magari con qualche temporale...

L'unica soluzione è ritornare ai vecchi metodi: guardare fuori dalla finestra e cercare di capire l'aria che tira.

Secondo tutte le previsioni meteo, quest'anno sarei dovuto annegare sotto metri d'acqua ad ogni uscita e tante, troppe volte, mi sono fidato, rimanendo a casa quando, invece, avrei potuto viaggiare tuttalpiù con qualche nuvoletta!

Fortunatamente, altre volte non mi sono fidato o, pur fidandomi, ho deciso di partire lo stesso. Bene: a luglio ho comprato una nuova anti-pioggia e... sapete quante volte l'ho messa? Una, quando sono uscito per andare in città, sapendo benissimo che stava piovendo. Tutte le altre volte che era annunciata pioggia e che sono partito lo stesso, non l'ho mai dovuta mettere.

Poi, se devo viaggiare da solo non è la pioggia a spaventarmi, solo la trovo fastidiosa quando è persistente, quando stai fuori qualche giorno e piove sempre, però in sé non mi crea problemi. Diverso è il discorso quando viaggio con qualcuno, specialmente se ci condivido la sella, perché per chi viaggia con noi, già non dev'essere molto divertente stare lì dietro tutto il tempo senza poter fare granché, figuriamoci sotto l'acqua!

Così ho deciso: non ci credo più, se voglio partire, a meno che il mio istinto mi consigli di non farlo, allora partirò, e se mi bagnerò pazienza.

Per i Santi avevo deciso di andare in Camargue quattro giorni. Le previsioni?


Voi ci credete? E a chi?

Io vado a vedere e non so se mi bagnerò poi così tanto!

lunedì 15 ottobre 2018

Quando non ne hai voglia

No. Non ne ho voglia. È tutta la settimana che penso a che giro fare, che spero che faccia bello e questa domenica mattina è nuvoloso e io... non ne ho voglia.
Ci sono un po' di nuvole.
Un bel po', in realtà.
Il giro l'ho programmato in funzione del foliage: siamo a metà ottobre, il periodo giusto a mezza costa, sulle Alpi.
L'anno scorso ero rimasto estasiato da quanto avevo trovato sul Col de la Cayolle proprio in questo periodo, così ho deciso di ripetere e rilanciare: Allos, Champs e Cayolle.
Da Barcelonnette sono circa tre ore o poco più di giro, da casa mia quasi sette.
Non si può partire con questa stanchezza addosso. Lo so che ho riposato ieri ma... non ne ho voglia. Non è mica un lavoro!
La moto è a posto, l'ho posata col pieno e abbastanza pulita. Non mi porto nemmeno il navigatore: la strada la conosco bene. Voglio concentrarmi sulla guida.
Sono le nove... non sarà tardi? Non sono sicuro di voler partire.
Poi è anche tardi, sono le nove, prima che mi sia vestito e abbia preparato tutto...
No. Oggi non esco in moto!
Niente giro, non ne ho voglia.
Mi lavo, guardo il cielo e, pieno di dubbi, inizio a vestirmi.
Ma guarda che tempo di merda, come sempre fa bello solo se uno deve andare in ufficio! No no, non esco, non ne ho voglia. Di sicuro si mette a piovere.
Speriamo che non piova. L'antipioggia è nel bauletto... me la metto già addosso? Diamo un'occhiata alle previsioni: nuvoloso... nuvoloso, nuvoloso, pioggia...
Lo sapevo!
Beh... quando mai mi ha fermato un po' di pioggia? E verso Barcelonnette? Sole, sole, sole... Mah... proviamo! Le temperature non saranno altissime, magari mi vesto un po' di più: sottopantaloni, maglia termica, calzettoni... fino al giaccone pesante.
Ah già! Il foulard!
E se fosse un presentimento? Non voglio partire in moto, non ne ho voglia!
Via, alle nove e mezza parto. A salire su per la Maddalena fa proprio freddo, arriviamo a 5 gradi nella nebbiolina ma nonostante questo, inizio a sentire un benessere che mi è familiare, mentre affronto i primi tornanti, dopo Pontebernardo. Aumenta il freddo, aumentano i tornanti, aumenta il benessere.

Non sono ancora a Bersezio quando inizio a vedere le prime macchie gialle e rosse nel verde dei boschi.
Arrivato in cima, come spesso succede, il cielo si apre e mostra quell'azzurro che solitamente riesce a rimettere chiunque in pace con sé stesso e con il mondo. Le curve dolci della discesa aggiungono relax al piacere, portandomi in uno stato che manco in un centro benessere!

Barcelonnette. Colazione con un nuovo amico e poi iniziamo il giro, quello vero.
La salita verso l'Allos è come sempre da affrontare con attenzione: spazi ristretti e curve cieche. Poche altre moto e qualche auto, finché non raggiungo un gruppetto di auto e moto, tutti quasi fermi dietro a un camioncino che traina una roulotte preceduto da un bel gregge di capre con un cavallo e quattro o cinque asini, condotto da qualche pastore coadiuvato da un bel numero di cani.
Venti minuti per fare un km, poi hanno deviato lasciandoci strada; venti minuti piacevoli, in fondo.
Ripartiamo e siamo in cima in ben poco tempo. Controllo che l'adesivo di Strade da Moto sia ancora presente sul palo del cartello e inizio subito la discesa, con la sua inconfondibile serpentina incisa nel fianco della montagna: un'opera d'arte ma... niente foliage da questo lato.
Proseguo e arrivo a Colmars. Ricordo che qui devo deviare verso sinistra per imboccare il Col des Champs ma... non vedo nessun bivio. Procedo, supero Colmars e non lo trovo... Evidentemente mi ricordavo male... sarà più avanti.

Dopo un po' mi convinco che il bivio l'ho saltato. Che faccio? Torno indietro? Ma no, dai! Se vado avanti posso arrivare a Saint-Julien du Verdon, sul lago (Lac de Castillon), poi proseguire per Entrevaux, svoltare qualche km prima per Daluis e continuare fino al Col de la Cayolle, terminando il giro così come volevo. Aggiungerò tanta strada? Ci metterò troppo tempo?
E quando mai la strada o il tempo in moto sono troppi?

Continuo, d'altra parte la strada è bella e veloce, con curvoni divertentissimi e pochissimo traffico. Siamo nel Verdon e il Verdon non è fatto solo di gole, anche le altre strade sono eccezionali. Arrivo a Saint Julien in poco tempo e da lì proseguo per Entrevaux. Supero il Col de Toutes Aures e quando raggiungo il fiume, il Vars, seguo le indicazioni a sinistra per Daluis.

Attraverso le caratteristiche gole arrossate, le Gorges de Daluis, e proseguo per Guillaumes e da lì per Saint Martin d'Entraunes, dove inizia il Col de la Cayolle. Il lato sud inizia con panorami piuttosto lunari, molte rocce e poca vegetazione. Salendo si incontra qualche conifera, poi il paesaggio tipico delle alte quote, fatto di rocce e erba. Arrivato in cima, foto di rito, poi si ridiscende.
Mi aspetto il meglio della giornata e questo... non tarda ad arrivare. Il sole è quasi calato, dietro le creste, ma la luce che riesce a filtrare rende i colori ancora più belli.
Lascio che siano le foto a raccontare.

Alle quattro del pomeriggio decido che se non la smetto di fermarmi a fare foto, rischio di tornare a casa a mezzanotte.
Mi impongo di non fermarmi più e, salvo qualche eccezione, riesco anche a rispettare la decisione.

La salita del Col de Larche (così si chiama da quella parte) è sempre piacevole, più della discesa, secondo me, ma quando arrivo in cima, anche se ampiamente previsto, il maltempo mi sorprende: dopo una giornata così bella, ritornare a cinque gradi, e con un vento così forte, è stato comunque uno shock. Fortunatamente il vento cessa presto e a scaldarmi ci pensano prima i soliti venti tornanti, poi i lungi rettilinei di Argentera e di Demonte; infine, eccomi a casa, a raccontare un magnifico giro.

Io non ne avevo voglia.
Proprio nessuna voglia.
Poi, però, mi è piaciuto, mi sono divertito e sono ritornato stanco ma felice.
Ho capito una cosa: quando non hai voglia di farti un giro in moto, è il momento in cui hai più bisogno di farti un giro in moto!


domenica 8 ottobre 2017

Appunti di viaggio. Un bel viaggio.

Alle 7 del mattino, quando mi alzo, una luce rossastra entra dalle finestre. Il cielo è cosparso di piccole nuvole rosa che, senza dubbio, sanno già di essere lì giusto per il tempo di dimostrare che i proverbi a volte ci azzeccano, a volte no: quella che si sta affacciando è una delle più belle giornate autunnali che io ricordi!
Tutto è pronto da ieri sera: mutande, calze, sottopantaloni termici, maglia termica, t-shirt, altra maglia, maglione, pantaloni e giacca in cordura, baclava, stivali, guanti estivi e invernali, casco.

Colle della MaddalenaAlle otto parto: la temperatura è già gradevole: 15°.
Non ho messo il maglione e sto bene.
Dopo Demonte la temperatura scende sempre più velocemente, per risalire un po' in cima al colle, al sole: 6°.

Metto il maglione. Meno male, perché dal lato francese si è nuovamente in ombra e a Jausiers si scende a 2 gradi, che mi porto fino a Barcelonnette, dove non riesco a rinunciare a un cappuccino che non è altro che l'alibi di un croissant.
Non ho patito il freddo se non un po' alle punte delle dita ma, da qui in poi, sarò al sole, il sole del sud, che mi coccolerà tutto il giorno.

Ripercorro strade già percorse molte volte per raggiungere posti mai visti: Gorges de la Méouge, Col de l'Homme Mort, Mont Ventoux, Gorges de la Nesque, per poi riapprodare a Monieux e raggiungere l'auberge che ho prenotato.

Fin dalla partenza, nessun tratto di strada può essere considerato di spostamento, di congiunzione tra Strade da Moto: è tutto un unico itinerario, un itinerario unico.
Peccato che a un certo punto siano apparsi cartelli gialli con scritto non "Addio Bocca di Rosa con te se ne parte la primavera" bensì un più definitivo "Route barre à trois kilomètres", "à deux kilomètres", "à un kilomètre"...

Infine trovo un gruppo di motard francesi di fronte all'ineluttabile: altri cartelli gialli e dissuasori. Mi fermo, mi salutano e io mi rivolgo a loro con il mio francese fluente:

- Nè pà posibl d'avansè?

Incredibilmente mi capiscono e mi rispondono:

- No, c'est barrè.

Questo l'avevo capito.
Guardo il cantiere, dove non ci sono operai al lavoro ma solo macchinari sparsi e un fondo di terra e pietre, e (da italiano) ripeto:

- Oui mee... nè pà posibl d'avansè?

Uno analizza la mia moto e le gomme e, a conferma della bontà del mio francese, mi dice:

- No, it's too hard, and dangerous, the route is very bad!

Allora chiedo:

- How long is the yard?

Nessuno lo sa.
L'anglofono s'allontana. Allora, insistendo col francese, chiedo:

- Un otr rut pur Mon Ventus?

Una risata generale suona come un "benvenuto nel club", infatti uno mi spiega che, con me, siamo in nove diretti a Mont Ventoux.
Guardo il cantiere... è brutto ma tornare indietro è più brutto.
Ci penso un attimo, poi annuncio:

- Je và.

Accendo la moto abbasso la mentoniera del casco come un guerriero, m'infilo tra due dissuasori e in un attimo mi trovo a galleggiare sculettando tra pietre e terra appena smosse, a scegliere e rettificare ad ogni istante una rotta possibile in un mare molto mosso di terra molle, sabbiosa.

Non fermarti non fermarti non fermarti... non fermarti.

Dura poche ma interminabili centinaia di metri, poi il fondo si fa più compatto, più guidabile, finché si trasforma in una normale strada bianca chiusa alla fine da un caterpillar di traverso, che impedisce l'avanzata.
I fossi definiscono i margini della strada ma un passaggio a sinistra permette di accedere al campo, poi, da lì, è una passeggiata.

Rientrato sulla strada principale mi fermo un momento a fare alcune cose:
  • prendere fiato;
  • compiacermi;
  • fare una foto al cartello del cantiere;
  • realizzare che è stato molto divertente...
...quando sento, proprio dal cantiere, un rumore cupo, profondo, che man mano si schiarisce. Dopo poco appare un GS, uno di noi nove. Gli faccio segno di buttarsi a sinistra, nel campo: salvo!

Quando arriva vicino a me, mi dice che dove ci sono gli altri il telefono non prende, e non sa come avvisarli del fatto che la "traversata" sia fattibile; gli rispondo che anche dove siamo noi non prende e che così come lui è partito perché non mi ha visto tornare, loro faranno lo stesso con lui.

Ci guardiamo con l'intesa di due gladiatori vittoriosi e ci diamo appuntamento a Mont Ventoux, un appuntamento virtuale, senza orario e senza obbligo di presenza.

Procedo veloce (si fa per dire) fino ad imboccare le Gorges de la Méouge con il sole non ancora alto ma che già fa risplendere i colori autunnali: verdi, gialli, ocre, rossi, terre... colori che fanno dimenticare lo spettacolo estivo che da queste parti tinge molti campi di viola.

Mi accorgo che le gorge terminano perché inizia un colle dal nome non proprio bene augurante: il Col de l'Homme Mort.

Si presenta subito come una bellissima Strada da Moto. Così, con gli occhi e il cuore pieni di gioia, scalo una marcia per aggredire un tornante e il rumore secco, che sento attraverso il guanto sinistro, unito al fatto che la leva della frizione non torna su, mi fanno capire in un momento che a montarle male il cavo, la frizione si vendica, e te lo strappa. Colpa mia.

Non mi fermo. Non mi posso fermare. Procedo come se niente fosse, cambiando un po' meno e usando l'orecchio invece della leva ormai inerte. Spero di trovare un'officina, un meccanico, ma il tempo passa inesorabile e dopo un'ora, poco dopo mezzogiorno, superato il colle, vedo un gruppo di operai di fronte a un capannone: riesco a invertire la marcia e vado a fermarmi di fronte a loro.

Capiscono subito il mio problema e dopo un secondo hanno già tirato fuori la cassetta degli attrezzi. Non abbiamo un altro cavo, quindi ne recuperiamo quel che resta ma è troppo corto: lo montiamo così com'è la frizione non stacca mai. Lo smontiamo e decidiamo di togliere uno spessore del regolatore dal lato del manubrio: ora stacca ma... slitta molto. Allora smontiamo nuovamente tutto e togliamo la levetta, lato motore, e la inseriamo rivolta un po' più in avanti. Rimontiamo: perfetto!

Mi fanno entrare nel capannone per lavarmi le mani e vedo che stavano preparando pranzo. Sono cordialissimi, gentilissimi: c'è mancato poco che mi chiedessero di fermarmi con loro e, forse, avrei accettato. Amavo la Francia, ora amo anche i francesi.

Riparto provando un misto di sentimenti tra i quali spiccano gioia, orgoglio e riconoscenza. Mont Ventoux è ormai vicino, dall'altra parte della valle.
Pochi km e inizia la salita e più si sale, più aumentano i ciclisti.
Scopro che c'è una tre giorni ciclistica, sul Mont Ventoux. Quelli che salgono, con me, sono man mano sempre più lenti, sudati, sfatti, mentre quelli che scendono, velocissimi, sono sempre più pericolosi.

A due o tre chilometri dalla cima devo fermarmi: come volevasi dimostrare, si sono scontrati frontalmente. Uno saliva e, con ogni probabilità, lo faceva zigzagando per mitigare la pendenza, l'altro scendeva, sicuramente come un razzo, come ne ho schivati diversi. In mezzo a due curve si sono scontrati.

Quando sono arrivato c'era già l'ambulanza della manifestazione ciclistica e uno lo stavano rianimando. Entrambi avevano la faccia gonfia ma senza escoriazioni, come se avessero sbattuto tra loro proprio le loro facce.
Quello più mal messo ha ripreso a respirare e iniziato a lamentarsi. In quel momento hanno fatto passare le moto.

Riparto per arrivare in cima, fermarmi e godermi l'estasi.

Decine e decine di ciclisti, quasi tutti giovani, colorano con le loro magliette sgargianti un ambiente altrimenti brullo, quasi privo di segni di vita, che si affaccia, però, su un autunno quanto mai colorato nel sud della Francia.

E laggiù, lontano lontano, sembra di vedere il mare.

È l'una e mezza e io ho fame. Il bar, che fa solo crepes, è preso d'assalto dai ciclisti della manifestazione, così decido di proseguire e, poco più in basso, trovo un altro bar, dove mi servono quello che mi pare il panino più buono del mondo! Ma a quell'ora sarà stata la fame.

Comunque: per panino e birra piccola (0,25, praticamente un insulto!) mi chiedono 9 euro e mezzo, il che ridimensiona leggermente il mio amore per i francesi che era cresciuto poco prima.

Riparto in discesa, una discesa entusiasmante che mi riporta a valle, dove mi ritrovo sull'ennesima Strada da Moto, tra pini marittimi e siepi, verso le Gorges de la Nesque, che non tardano ad incantarmi. Mi fermo dove una terrazza, con parcheggio, ha raccolto alcuni motociclisti e ciclisti. Poco dopo arriverà anche un gruppo di auto dai colori e rumori da rally, ma si tratta solo di un gruppetto di rumorosi tuners.

La vista sulla gola, con il Mont Ventoux sullo sfondo, è magnifica.


Pochi km mi separano dall'auberge, B&B, agriturismo o... non saprei come chiamarlo.

Ora che ci sono arrivato posso dire che pare una tranquilla fazenda sudamericana, con tanto di cavalli, un lama e uno splendido gestore con pizzetto bianco molto gentile e tranquillo, che mi ricorda uno dei placidi amici di Speedy Gonzales.

Mi rifugio in camera o, meglio, nella piccola suite che ha riservato per me solo, per 50 euro colazione inclusa, dove ho a disposizione ben cinque posti letto e sorrido sotto la doccia mentre penso che cercherò di farmeli bastare.

Non ho voglia di cercare un ristorante, così resto alla fazenda, dove mi ritrovo ad un tavolo da otto: io, l'amico di Speedy Gonzales, che si chiama Yves, il simpaticissimo Luigi, nato italiano a Tunisi e naturalizzato francese, con la sua moglie russa, di cui non ricordo il nome, Maurice, con la moglie Anne e Cirì (così ho capito ma forse è diverso) con la moglie Nicole. Una bella tavolata di anziani che, in fin dei conti, si è rivelata piacevole e divertente.

Ora sono nel primo dei miei cinque letti e... beh... pensiamoci domani, buona notte.


lunedì 20 marzo 2017

Cinque Terre, una strada, mille contraddizioni.

Anche l'Aurelia, in questa zona, passa lontano dal mare. Un territorio aspro, domato solo dalla linea ferroviaria, infatti con qualsiasi altro mezzo di trasporto, salite e discese molto ripide sono l'unica possibilità di spostarsi da un paese all'altro e un km in linea d'aria si moltiplica anche per sei, su strada.
Continui cambi di direzione: destra, sinistra, su e giù, tornanti, strettoie obbligate tra montagna e vuoto, panorami mozzafiato e pochi posti per fermarsi.
Unico neo: i troppi tratti di strada ancora oggi segnati dalle alluvioni, l'ultima nel 2011. Alternati a tratti appena riasfaltati troviamo pezzi di asfalto completamente deformati, rotti, sostituiti dal cemento e, almeno in un caso, anche mancanti. La situazione non è tanto grave da sconsigliare questo giro, certamente, però, mi sento di suggerire molta attenzione.

Abbiamo tracciato questo itinerario per partecipare al Minentreffen 2017, primo raduno annuale del gruppo Classic Bike Italia, del quale io e Roz ringraziamo Carlo e Michele, per l'organizzazione e tutti per l'invito e la splendida accoglienza.
Infine un avviso per chi non è interessato alle strade ma vuole solo visitare i paesi delle Cinque Terre, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore: veniteci in treno. Ogni stazione si trova nel centro abitato, nessun problema di parcheggio, nessuna scarpinata obbligata su pendenze improponibili. Ma se, viceversa, ciò che cercate sono proprio strade dove divertirvi con la vostra moto, allora non ci sono dubbi: siete nella zona giusta.
Luogo
Coordinate
Uscita autostrada Deiva MarinaN44.242488 E9.547876
BonassolaN44.183670 E9.581329
Monterosso al MareN44.148420 E9.655003
Passo del Termine (Puin)N44.153820 E9.672540
RiomaggioreN44.099917 E9.743560
LericiN44.074058 E9.909625

Periodo consigliato: tarda primavera e inizio autunno. Noi, io e Roz, a metà marzo abbiamo trovato pochissimo traffico ma tempo molto nuvoloso, così le foto ne hanno risentito.

Bonassola (immagine da Wikipedia)
L'itinerario è quasi obbligato, le varianti sono scarsissime. Percorreremo un tratto un po' più lungo di quello che attraversa le Cinque Terre e consiglio di giungere da nord ovest e viaggiare verso sud est, da Bonassola a Lerici.
L'uscita di Deiva Marina dell'autostrada A12 Genova-Livorno, è un ottimo punto di partenza e fino a Bonassola offre un'idea, una pallida idea, di quello che troveremo più avanti.
La strada è ampia e abbastanza pulita, tranne dove sono ancora visibili le cicatrici delle alluvioni. Non siamo ancora nelle vere e proprie Cinque Terre ma abbiamo già iniziato a perdere l'abitudine ai rettilinei.

Bonassola è l'unico posto dove possiamo arrivare fino in paese e in riva al mare con la nostra moto. Da qui in avanti se vorrete visitare paesi o costa (e se potete vi consiglio di non perdere l'occasione) abituatevi a camminare un po'. Non molto ma per ogni paese, 6-700 metri a scendere prima e risalire, poi, sono d'obbligo.

Da Bonassola seguiamo le indicazioni per Levanto e poi per Monterosso al Mare. Quando, dopo una breve galleria che si chiama Pineta, arriveremo ad un bivio dove a sinistra si procede per La Spezia, Vernazza e Pignone, noi terremo la destra, verso Monterosso.
In quel punto entreremo nel Parco Nazionale delle Cinque Terre.
Dopo essere scesi per 5 km (per farne uno in linea d'aria!), ci troviamo a una rotonda dove cercare un buco per lasciare la moto e scendere a piedi a visitare il paese. Questi 5 km li rifaremo in senso contrario per tornare al bivio che ha segnato l'ingresso al parco e dove proseguiremo sull'altra strada, verso Vernazza.
Vista l'ora ci siamo fermati a mangiare nel centro di Monterosso, dove abbiamo trovato un piccolo ristorante caratteristico molto carino. Abbiamo mangiato bene e una gentilissima cameriera ci ha raccontato dei piatti e delle tradizioni locali, senza esagerare sul conto. Se vi trovate a Monterosso all'ora di pranzo, cercate il Ristorante Pae Veciu: la gentil cameriera ci ha spiegato che il nome significa vecchio padre e che è il modo in cui viene chiamato il grosso scoglio che si vede a sinistra, di fronte al porticciolo di Monterosso.
Due passi per mandare giù le ottime trofie con l'acciugata, poi si torna alla moto e si riparte.


Vernazza e Manarola (immagini dal sito istituzionale delle Cinque Terre)

Con il treno, solo 3 km dividono Monterosso da Vernazza ma, su strada, ne percorreremo ben 17, con 28 tornanti e un numero infinito di altre curve, il Passo del Termine (544 mt. slm), su una strada che si fa man mano più stretta.
Prima di scollinare, quando sullo sfondo si vede il cartello del Comune di Pignone, si devia a destra sulla SP51, seguendo le indicazioni per Vernazza, Corniglia e Riomaggiore: quel punto è il Passo del Termine (Puin).
Si procede su questa strada fino ad arrivare dove solo i residenti possono proseguire per portare un po' (poco) più avanti le loro auto e moto. Anche qui la visita al paese richiede discreta camminatina: noi abbiamo dato forfait e abbiamo preferito proseguire verso il pezzo di strada, forse, più bello di questo itinerario, quello tra Vernazza e Riomaggiore.

16 km in costa alla montagna, con vedute splendide delle scogliere delle Cinque Terre e panorami su Corniglia, Manarola e Riomaggiore arroccate sul mare, apparentemente irraggiungibili.
La strada è, ancora, tortuosissima: in 16 km sono riuscito a contare cento curve, poi ho smesso. I tornanti sono 34. Alcune pendenze notevoli. Purtroppo il fondo non è sempre all'altezza: speriamo che, dopo così tanti anni dall'ultima alluvione, l'amministrazione provinciale (siamo su strade provinciali) dia presto il giusto peso sia alla sicurezza sia agli introiti da mototurismo.



Strade più belle e meno belle: prestare sempre attenzione al fondo.

Noi, purtroppo, non siamo riusciti a visitare Vernazza, Corniglia e Manarola perché non avevamo molto tempo a disposizione ma, se ne avete, non perdetevele. Senza dubbio, ciò che non si può in alcun modo ignorare è Riomaggiore. Abbiamo concentrato lì la nostra visita e ne siamo entusiasti. I nostri polpacci un po' meno, perché si scarpina parecchio, sia in discesa sia in salita ma si fa volentieri.

Riomaggiore

A questo punto, dopo pochissimi km lasciamo il Parco delle Cinque Terre e la meta successiva è la città di La Spezia, da cui si dovrà decidere se proseguire per Porto Venere, sulla destra, oppure, dopo aver costeggiato tutto il porto, andare a Lerici, altra cittadina che vale la pena di una visita. Noi abbiamo proseguito per Lerici, dove la scelta di un ristorante per la cena è resa difficoltosa solo dalla grande varietà dell'offerta, e dove abbiamo pernottato in un piccolo albergo, a mezza collina, dai prezzi veramente bassi e dal servizio eccezionale. L'Albergo Serena: non è l'Hilton ma ad un'ottima pulizia e una grande tranquillità, affianca una colazione principesca e un rapporto qualità/prezzo imbattibile.
Lerici

Concluderei dicendo che la strada di questo itinerario è, al tempo stesso, molto divertente ma un po' pericolosa, troppo lunga ma troppo corta, troppo bella e un po' brutta... insomma: la strada delle mille contraddizioni ma, io credo, non può mancare nel curriculum di un motociclista.