Voglio raccontarvi la storia della mia partecipazione ad una sfida motociclistica che si è tenuta in Francia dal 11 al 13 settembre di quest'anno: la 100 Colls France.
Che cos'è
Non è una gara di velocità (anche se essere lenti, in questo caso, non aiuta) ma di abilità nello scegliere l'itinerario più adatto a soddisfare alcuni requisiti posti dal regolamento che vi sintetizzo:
- l'organizzazione mette a disposizione un elenco di oltre 150 passi ubicati, quest'anno, tutti nella zona centro-sud orientale della Francia, per capirci: dall'Ain alla Drôme passando per l'Ardèche, l'Isère, la Loira e la Savoia;
- ad ogni passo è assegnato un punteggio, in base a difficoltà, distanza dagli altri passi, elevazione...
- ogni concorrente, al quale è affidato un tracciatore GPS, può partire da dove ritiene opportuno il venerdì (11 settembre) alle 13:00 e deve arrivare nel luogo dove si terrà la premiazione entro domenica (13 settembre) sempre alle 13:00, potendo viaggiare solo nelle finestre temporali dalle sette del mattino alle nove di sera e ripartendo, il giorno dopo, dallo stesso punto in cui si trovava alle nove di sera.
- quasi tutti i passi, ad eccezione di sei arrivi, devono essere percorsi da due lati, non è possibile tornare indietro se non dopo aver atteso trenta minuti;
- devono essere rispettati i limiti di velocità; al superamento dei limiti presenti sulle strade di 40 km/h per tre volte o di 50 km/h per una sola volta, si è automaticamente eliminati (il tracciamento GPS non offre vie di scampo);
- vince chi accumula più punti raccolti durante il passaggio ai vari passi (sono previsti anche altri premi ma a me interessa solo questo).
Il regolamento completo, tradotto in italiano, lo trovate qui.
PRIMA DELLA SFIDA
Com'è iniziato tutto
Ai primi di luglio (2026) mi sono imbattuto nella pagina web dell'evento e, incuriosito, ne ho letto il regolamento. Non si tratta di una gara di velocità né di regolarità ma di una sfida a trovare un buon itinerario e, soprattutto, a provare che sia fattibile... facendolo.
Anche senza conoscere ancora l'elenco dei passi, mi rendo subito conto del fatto che l'area è molto vasta e anche il tempo a disposizione non è poco: 28 ore spalmate su 48. Non si tratta solo di progettare un itinerario ma di tenere conto, anche, di tutti gli imprevisti che si possono incontrare su così tante strade di montagna in quasi tre giorni, senza avere la più pallida idea, almeno in sede di progettazione, di quello che potrà essere il meteo. Se non si giunge all'arrivo entro le ore 13:00 della domenica tutti gli sforzi fatti saranno resi inutili dall'esclusione dalla graduatoria finale. Il requisito principale, quindi, è arrivare e farlo nei tempi previsti; quello secondario: trovare un itinerario che permetta di raccogliere il più grande numero di punti.
Ci penso un po' su, non è la prima volta che partecipo ad una sfida, nel 2016 avevo partecipato al Passknacker ma era una cosa completamente diversa.
Il 13 luglio prendo la decisione: mi iscrivo e mi viene assegnato il pettorale 163.
Nel giro di una settimana ricevo la mappa, rigorosamente cartacea, con i passi inclusi nella sfida. Fortunatamente posso fare affidamento sullo strumento del sito stradedamoto.it per progettare il mio itinerario.
Si parte con la progettazione
Per prima cosa decido di dividere il mio itinerario in quattro parti di mezza giornata, in modo che, una volta definito l'itinerario migliore (tra quelli che posso portare a termine), potrò disporre di quattro sotto-itinerari collegati tra loro che, in caso di maltempo o imprevisti, potranno essere modificati singolarmente per prevedere meno strada o meno difficoltà.
Per ogni sotto-itinerario, fermi restando i punti di partenza e arrivo, in linea di massima devo prevedere una versione ottimale (bel tempo, nessun imprevisto) dalla quale ottenerne, poi, una più conservativa (mal tempo, imprevisti).
In pratica avrò quattro sotto-itinerari (1, 2a, 2b e 3) e, per ognuno, almeno due versioni, che chiamerò DRY e WET, per un totale di almeno sedici diverse combinazioni.
La prima difficoltà: individuare i luoghi dove fermarsi per la notte.
Potendocisi muovere fino alle nove di sera, sarebbe uno spreco fermarsi molto prima ma arrivando a quell'ora sarebbe, al tempo stesso, molto difficile trovare un posto dove dormire, soprattutto considerando che l'idea di accamparsi con una tenda è incompatibile sia con la mia età sia con il mio modo di viaggiare.
Inizio, così, a studiare la mappa che ho ricevuto, cercando di individuare le zone che comprendono tanti passi dal punteggio alto e ne nasce una bozza di itinerario che prevede oltre 40 di passi in più di 32 ore (tempi stimati da OpenStreet Map), per un totale di circa 34.000 punti.
Se tutto va bene.
Se non mi fermo se non per il tempo minimo indispensabile.
Se riesco a recuperare quattro ore sul tempo stimato (le ore disponibili sono 28).
Se... se... se... troppi se.
Proviamolo
"È dura ma si può fare", penso. È necessario provare sul campo. Così decido che da venerdì 7 a domenica 9 agosto andrò a provare il mio itinerario DRY.
L'itinerario prevede anche una piccola parte di sterrato, così decido di partire con la mia Himalayan 450.
Per ridurre al minimo i problemi legati alla ricerca di un posto per dormire, per questo test decido di anticipare le partenze (e quindi gli arrivi) di due ore: arrivando alle 19:00 è ancora possibile trovare un B&B, un hôtel o un auberge con una camera libera, anche se siamo in stagione di punta.
Il primo sotto-itinerario, che provo venerdì 7 settembre dalle 11:00 alle 19:00, scorre senza problemi degni di nota, dal Col du Mont-Cenis al Col de Jambaz, senza correre troppo riesco a recuperare un'ora sul tempo previsto e trovo una camera in un grazioso hotel ai piedi delle piste da sci di Hirmentaz, a una dozzina di km (fuori dall'itinerario) dal punto dove avevo inizialmente progettato di fermarmi. Non male, però quell'albergo a settembre sarà chiuso. Dovrò individuarne un altro ma almeno mi sono fatto un'idea di dove potrò arrivare.
Il giorno dopo, sabato 8 settembre, per mantenere le due ore di anticipo sull'arrivo devo partire alle cinque anziché alle sette, e qui il mio primo errore: a quell'ora è buio pesto, a quelle altitudini le strade sono strette, l'illuminazione pubblica è nulla, il faro della piccola Himalayan fa quello che può e quella zona io non la conosco affatto, così procedo molto lentamente perdendo almeno mezz'ora e capendo che gli imprevisti possono essere molti di più di quelli a cui normalmente si pensa, specie se, come ho fatto io... non ci si pensa proprio.
Con l'arrivo della luce naturale l'andatura torna ad essere normale e ricomincio a recuperare minuti sul tempo previsto. Il meteo è splendido e l'altitudine mi protegge dal caldo eccessivo, anzi, sono partito con 16° (equipaggiato da Sahara) par viaggiare poi costantemente sui 24-26°. Le Strade da Moto previste oggi sono tante, compreso il pezzo di sterrato per arrivare sul Col des Glières, considerato un arrivo, che io, per risparmiare strada, prenderò dall'altra parte, sullo sterrato, per poi scendere dal lato asfaltato.
Tutto bene fino a quando, alle 15:30, dopo aver superato la località La Mure trovo una bella Route Barrée, in corrispondenza del Pont de Ponsonnas: stanno ristrutturando il ponte e ne avranno fino alla fine di agosto. Sarà aperto, per la sfida, ma ora devo perdere tempo a cercare un'alternativa con i pochi strumenti che ho a disposizione sulla strada. L'alternativa la trova il mio TomTom (detto TTdC) ma scopro, poi, che è sbagliata: avendo a disposizione una strada che mi avrebbe fatto perdere, sì e no, cinque minuti, mi ha fatto fare un giro lunghissimo che ha tagliato gli ultimi quattro colli, facendomi arrivare a Die, completamente fuori strada, ed imponendomi, così, anche di saltare i primi due colli previsti per la domenica mattina (ci sarà ben un motivo se lo chiamo TTdC, no?).
Ecco, quindi, un altro errore: per evitare qualsiasi forma di ricalcolo, ho caricato sul navigatore la sola traccia completa dell'itinerario, convinto di poter seguire quella senza deviazioni ma difficilmente sarà così.
Ora so che per la sfida dovrò caricare l'itinerario completo di tutti i punti che dovrò toccare, non la sola traccia, e se il mio TTdC vorrà ricalcolare qualche tratta... pazienza, in compenso io avrò maggior controllo sul giro totale.
La mattina di domenica 9 settembre, così, mi trovo a ripartire da Die alle sette (l'ultimo giorno sarebbe inutile anticipare di due ore).
Secondo il mio progetto sarei dovuto partire da poco oltre il Col de Romeyère e attraversare parecchi passi ma, come ho scritto prima, mi trovo molto più avanti e i primi due li devo saltare: niente meno che il Cirque de Combe Laval ed il Col de Rousset.
Il resto scorre liscio e, nonostante la lunghezza e lentezza del Col de Pennes, mi trovo all'arrivo alle 10:30, ben due ore e mezza prima dell'orario pianificato ma, grazie a TTdC, avendo saltato una parte importante del percorso.
Decido che, in teoria, l'itinerario sia fattibile ma che non permetta alcun ritardo, nessun imprevisto, insomma: che sia troppo giusto.
Che cosa ho imparato?
Ho imparato un po' di cose: in linea generale che l'importante è arrivare per tempo al traguardo e che l'imprevisto, per definizione, non è prevedibile, quindi, oltre ad avere un buon margine sul tempo a disposizione, bisogna essere pronti a adattarsi e a riprogrammarsi.
Nel particolare, invece, ho individuato le strade che comportano alti costi (tempo e km) e bassi benefici (punti).
Ad esempio, il Col de Pennes, che non conoscevo, è molto lungo, stretto, difficoltoso, insomma, è lento ed incide sui tempi molto di più dei punti che prevede.
Ho anche scoperto che i soli due km di sterrato, previsti per scollinare da una valle all'altra, sul Col des Glières mi fanno risparmiare sì, qualche minuto, ma mi impongono l'uso dell'Himalayan 450 (40hp) piuttosto che dell'altra mia moto, la Tracer 9GT (119hp), con un'enorme perdita di tempo su tutto il resto dell'itinerario.
Inoltre, dopo questo test posso confermare quello che sospettavo fin dall'inizio: bisogna approfittare di tutti i tipi di strade a disposizione, quindi, per portarsi da un gruppo di passi ad un altro, se c'è l'autostrada sarà bene utilizzare anche quella: non sarà elegante ma permette grandi risparmi di tempo. In fondo questa è una competizione e il regolamento non preclude alcun tipo di strada aperta al pubblico. (Non siam mica qui per divertirci!)
Infine, il mio fondoschiena, le mie braccia e le mie spalle e la mia stessa lucidità, si sono coalizzati per farmi capire, in modo chiaro e netto, che non posso pensare di guidare per 28 ore su 48, ergo: devo diminuire il numero di ore alla guida adattando le soste anche al mio fisico.
Rimodello l'itinerario e lo rendo variabile.
Per essere sicuro di arrivare e di farlo nei tempi, devo ridurre il tempo alla guida, il che, non potendo aumentare la velocità, significa diminuire i km, quindi tagliare qualche passo, ridurre i punti totali.
Il primo taglio riguarda sicuramente il Col des Glières: come già scritto, arrivare dallo sterrato mi impone l'uso di un mezzo meno efficiente per il resto dell'itinerario mentre transitarci dal lato asfaltato e tornare indietro dallo stesso lato (per regolamento è un arrivo, quindi si può fare senza attendere 30 minuti) anche se offre molti punti mi fa perdere troppo tempo.
Lo stesso discorso vale per il triangolo di passi, all'estremo nord della mappa, che include il Col de Tréchauffé (un arrivo stupendo che tornerò comunque a visitare per la magnifica vista sul Lago Lemano), il Col du Feu e il Col de Jambaz. Potrei sostituirli con il Col de la Ramaz perdendo un po' di punti.
Riguardo a questi passi, tutti alla fine della giornata, decido di progettare il primo sotto-itinerario con ben quattro soluzioni, che potrò adottare a seconda del tempo a disposizione.
Con i tagli sul primo sotto-itinerario risparmio parecchio tempo, spostando un po' avanti la prima sosta per dormire.
Il secondo giorno prevede i sotto-itinerari 2a e 2b, che sono abbastanza lineari, salvo due deviazioni: quella per raggiungere il Col de Sarenne e la l'Alpe D'Huez, e quella per transitare sui colli de l'Allimas e dell'Arzelier.
Il taglio delle due deviazioni comporterebbe, ognuno, un risparmio di 50 minuti e mentre il taglio della prima comporta una rinuncia a 2.271 punti, tagliare la seconda comporta una perdita di 1.076 punti.
Va da sé che, in caso di necessità, Allimas e Arzelier potranno essere i primi a saltare, mentre Sarenne e Alpe D'Huez saranno sacrificati in caso di ritardo grave. Dovrò prendere la mia decisione qualora arrivassi in ritardo al Col du Galibier e, in caso di imprevisti successivi, avrò tempo fino al Col de la Menée per il secondo taglio.
Il secondo giorno, quindi, non modifico l'itinerario originale ma mi tengo aperte due possibilità di tagli in caso di imprevisti, ottenendo, anche in questo caso, quattro diverse possibilità.
Il terzo giorno, prevede i passi più impegnativi all'inizio, il cuore dell'Ardeche, poi si procede su passi sempre più leggeri per finire in autostrada fino quasi all'arrivo.
Ciò che può essere tagliato subito, in caso di ritardi o imprevisti, è il Col de Pennes, il quale resta in forse fino a Die, infatti ho deciso che ci passerò solo in caso di un bel meteo e un buon margine sul tempo di arrivo.
Anche i colli Gourdon e Pertuis, se saltati, permettono un buon risparmio di tempo. Ne dovrò tenere conto in caso di imprevisti.
Anche qui, quindi, ho tre sotto-itinerari diversi. 4 x 4 x 3 = 48 diverse possibilità.
In caso di meteo pessimo?
Beh, come abbiamo visto, i sotto-itinerari sono già piuttosto elastici, comunque, in caso di maltempo grave, qualcosa potrebbe essere ancora limato:
Il primo giorno, dopo il Col de la Colombière potrò decidere, se sarà tardi, di eliminare anche tutti i passi che mi separano dal punto della sosta.
Il secondo giorno, al mattino potrò tagliare il Col de la Croisette (La Muraz), la Route du Semnoz e il Col du Frêne sostituendoli con l'autostrada per arrivare ai più redditizi Col de la Madeleine, Télégraphe e Galibier, mentre al pomeriggio, in linea di massima, i tagli già previsti sopra dovrebbero essere sufficienti.
Il terzo giorno, potrà vedere tutti i tagli già previsti (Col de Pennes, Col du Gourdon e Col du Pertuis) ma se la situazione fosse decisamente pessima, allora potrò tagliare molto di più, eliminando il Col de Rousset (ma con estremo dispiacere), ed i piccoli Col de Jérome Cavalli e Col des Limouches.
Resta ancora un problema: con questo clima impazzito potrei trovarmi a viaggiare in un forno ma, l'11 settembre, è anche possibile che il Col de l'Iseran sia innevato e, vista la conformazione della valle, per saltarlo dovrò modificare il primo tratto del mio itinerario, spostando la partenza al Piccolo San Bernardo, saltando, così, Moncenisio e Iseran e rinunciando a ben 2.251 punti.
A quanti punti punto?
Prima di puntare ai punti, punto ad arrivare nei tempi previsti, poi, a conti fatti, nella migliore delle ipotesi potrei superare i 32.000 punti, nella peggiore fermarmi a 22.000 o anche meno, in caso di più imprevisti.
Certamente non mi sono iscritto per perdere ma, realisticamente, non penso nemmeno lontanamente di avere qualche chance di vincere.
Il mio obiettivo è raggiungere un punteggio che sia almeno l'80% del punteggio del vincitore, raggiungendo così lo status di 100 Colls Master con la spilla dorata ma mi accontenterei anche della spilla argentata, riservata a chi fa almeno il 65% dei punti del vincitore.
Se chi vincerà lo farà con un punteggio intorno ai 40.000 punti, allora avrò qualche possibilità di farcela, altrimenti mi dovrò accontentare di meno ma ritengo molto difficile, rispettando il regolamento, che possano essere messi insieme così tanti punti.
Vedremo.
DURANTE LA SFIDA
Giovedì 10/09/2026
Sono partito il giorno prima. Il test dell'otto agosto mi ha fatto capire che prendere il via con già più di due ore di guida sulle spalle è un handicap.
Con calma, quindi, mi sono portato a Lanslebourg, dieci km dopo il colle del Moncenisio. Domattina, fatta colazione, potrò fare rifornimento e risalire al colle per la partenza, alle 13:00.
L'organizzazione ci ha dato la possibilità, oggi, di testare il buon funzionamento dei dispositivi di rilevazione delle nostre posizioni: pare tutto a posto.
Ho prenotato una camera in un posto studiato per offrire ospitalità a prezzi ragionevoli ai nuovi pellegrini, che si spostano per amore del viaggio... proprio come me.
Ambiente pulitissimo, personale gentilissimo, al ristorante menù fisso e tavoli da condividere (cena a 18 euro)... È così che mi sono trovato a cenare ad un tavolo con quattro francesi ed una ragazza italiana che non capiva il francese. Avrà 25 anni e sta facendo il suo viaggio in solitaria in bici, da Ventimiglia a Trieste, attraversando tutto l'arco alpino. Ho pensato al mio amico Max, che è terrorizzato dalla possibilità che si possa reincarnare in un ciclista.
La serata è così trascorsa molto piacevolmente, scambiandoci itinerari e informazioni su strade e strumenti di pianificazione, senza pensare a domani: lei al dover affrontare l'Iseran, io alla gara.
È possibile che domani ci incontreremo per strada ma difficilmente ci fermeremo per scambiare ancora due chiacchiere.
Ora che ci penso: non conosco il suo nome e non le ho detto il mio. Rimarrà uno (una) dei tanti amici che non conosco, compagni di piccoli tratti di strada, parte essenziale del viaggio.
Tornato in camera ho dato un'occhiata alla mappa on-line: almeno altri sette concorrenti partiranno dal Moncenisio, il che mi rincuora: la mia scelta non dev'essere poi così sbagliata.
Venerdì 11/08/2026
L'attesa per la partenza, al Col du Mont Cenis, è stata snervante. Si sono formati piccoli gruppi di motociclisti che già si conoscevano e nessuno ha condiviso alcunché con gli altri.
Dal Moncenisio si vedeva la montagna dell'Iseran imbiancata dalla nevicata della notte ma, tra le nuvole, si intuiva il sole che, da lì a poco, ci avrebbe riscaldato per non lasciarci più fino all'arrivo.
Alle 13:00 si sono accese tutte le moto e siamo partiti. Io ero davanti a tutti ma, alla terza curva, ero già il penultimo. Ognuno col suo passo, tutti un po' ansiosi. Credo.
Sul mio itinerario questa è la giornata per me più preoccupante: anche se ho previsto numerose varianti (tagli) in caso di imprevisti, per ottenere il massimo dei punti i tempi sono molto giusti.
Il mio TTdC non ha perso l'occasione per mettermi in difficoltà, indicandomi una svolta a destra su una stradina sterrata all'apparenza molto semplice. Mi fermo, verifico e mi pare che sia fattibile. Peccato che dopo la prima curva io mi trovi in una discesa molto ripida con un passaggio tra rocce e fratture profonde.
Di girare la moto non se ne parla, troppa pendenza. La mia Tracer 9GT non ha praticamente luce, sotto, e fuori dall'asfalto non è particolarmente agile, però devo procedere. Ci provo e ci riesco ma... che paura!
Dopo il passaggio il resto dello sterrato è semplice ma quella non è una strada da riportare su un navigatore, specie se, come ho fatto io, si è richiesto un itinerario senza strade sterrate.
Va beh... persi 10 minuti (e un paio di mutande) si continua senza incontrare altre difficoltà.
Arrivo al campeggio, dove ho prenotato una specie di bungalow, con un po' di anticipo, così decido di andare a chiudere la giornata di fronte alla boulangerie dove domattina farò colazione: dovrò ripartire da dove mi fermo stasera, così sarà più comodo domattina.
Sabato 12/08/2026
La giornata più lunga, quella per la quale avevo previsto più soste: 14 ore sono molte.
L'itinerario mi ha portato in luoghi per me assolutamente nuovi e in alcuni devo assolutamente tornare per gustarmeli con la dovuta calma. Su tutti mi è rimasto impresso il Col de Romeyère.
È anche stata la giornata dei gravillons, del brecciolino. Tanto e in tanti tratti diversi.
Comunque sono arrivato a destinazione con un po' di anticipo e la signora che gestisce l'hotel, in mezzo al nulla, proprio dopo il Romeyère e che non fa più da ristorante da anni, quando mi ha visto e quando ha visto che ora fosse, si è offerta di preparare una cena di fortuna solo per me (devo averle fatto pena) e... meno male che era di fortuna, perché sono andato a letto bello satollo.
Domenica 13/08/2026 ore 13:00
Ultimo giorno, il tratto più breve seguito da pranzo, tutti insieme, festeggiamenti e premiazioni.
Il meteo è ancora ottimo ma l'estate sta finendo (Righeira dixit) così parto con 6 gradi e arrivo con 31.
Nel mezzo la mia bestia nera di questo itinerario: il Col de Pennes, che con questa moto mi si presenta ancora più ostico ma lo affronto con estrema calma, tempo ne ho, e lo supero.
Alle 12:30 arrivo.
Ho raccolto tutti i punti che avevo previsto nel caso migliore (fortuna e bel tempo): 32.741, che mi posizionano al 31° posto, spilletta d'argento. Puntavo all'oro ma, da inguaribile ottimista, non ho tenuto conto del fatto che a questi eventi normalmente partecipa gente con... le palle. E che palle!
L'oro va a chi ha totalizzato almeno l'ottanta per cento dei punti di chi ha vinto, e chi ha vinto ha fatto 46.002 punti in 1.800 km, quindi la mia percentuale si è fermata al 71.
DOPO LA SFIDA
Come mi sento, a caldo? Senza dubbio soddisfatto ma anche svuotato: in tre giorni ho dato tutto e la stanchezza ed il sudore si fanno sentire, anche... a naso.
Insieme a me ci sono più di 200 fratelli motociclisti da mezza Europa ma, per ora, non sento il bisogno di fare conoscenza né di intrattenermi con nessuno di loro.
Forse devo elaborare, capire cosa sia successo.
Domenica 13/08/2026 ore 19:00.
Credo di aver capito cos'è successo.
Riassumendo: in questa competizione vince chi progetta e porta a termine l'itinerario che totalizza il maggior numero di punti; ognuno, quindi, progetta l'itinerario in base alle proprie caratteristiche e capacità. A questo punto, la gara è finita ancora prima di incominciare ma al via, venerdì alle 13:00, sono iniziate 197 gare diverse, quelle che ognuno ha disputato con sé stesso: portare a termine il proprio itinerario, nei tempi previsti e rispettando il regolamento.
197 itinerari diversi che ognuno ha progettato al limite delle proprie capacità. A questo punto è inutile correre, non supererai mai nessuno. Devi solo arrivare alla fine entro domenica alle 13:00. E se lo farai, avrai comunque vinto, indipendentemente dal punteggio e dal numero dei passi superati.
HO BATTUTO L'IDIOTA
Quindi sì, ho vinto. Ho vinto e ho battuto l'idiota, quello che ha pensato bene di iscrivermi a questa gara che mi sono trovato ad affrontare contro me stesso e che, per rendermela più difficile, ha preparato un itinerario al limite delle mie capacità.
Bene, quell'idiota l'ho battuto ma non ci cascherò più: scendendo nel personale, per tre giorni ho fatto una delle cose che amo di più ma non ho provato piacere, perché, per tre giorni, la passione si è trasformata in un compito da portare a termine, dettato da tempi e regole, insomma... un lavoro.
Ecco lo svuotamento: mi è mancato il piacere che un bel giro in moto mi garantisce ogni volta, perché mi è mancato il senso di libertà che sempre lo accompagna.
Credo che i motociclisti mi capiranno.
Intanto sto tornando a casa, fermandomi dove voglio quando mi pare, andando ai 30, agli ottanta o ai centottanta, godendomi ogni curva e ogni panorama...
Lunedì 14/08/2026
Rientro tranquillo. Ho dormito a Die e cenato con tre motociclisti, un tedesco e due spagnoli, che hanno scelto il mio stesso hotel e che, come me, stanno tornando a casa da qualcosa.
Rieccolo, lo spirito motociclistico.
Scrivo quest'ultima riga sorseggiando un succo d'arancia ad un belvedere sul lago di Serre Ponçon, già pensando al prossimo giro, probabilmente questo stesso, ma fatto con calma e insieme a Roz, vedendo ed apprezzando luoghi e gente, non solo asfalto.


