domenica 12 marzo 2017

Tra Liguria e Piemonte, in mezzo a Saraceni, Celti e Teutonici

Il periodo ottimale per questo giro è la mezza stagione (che non è vero che non ci sono più!). D'inverno si prende freddo e rischia di trovare alcune strade chiuse; d'estate il tratto sull'Aurelia sarebbe troppo noioso e pericoloso.

Partenza e arrivo a Garessio e circolazione in senso antiorario ma, se si arriva dalla Liguria di levante o di ponente, nessuno impedisce di  partire da Albenga o da Imperia.
Mantenete, però, il senso antiorario: affronterete le salite e le discese dal lato più divertente.
Luogo
Coordinate
GaressioN44.207735 E8.014807
Colle di NavaN44.084959 E7.872862
Colle di San BartolomeoN44.010231 E7.952020
Colle d'OggiaN43.981974 E7.867983
Passo di MaroN43.955604 E7.889048
DolcedoN43.906829 E7.951906
AlbengaN44.052303 E8.207899
Colle di San Bernardo (Bardena)N44.177267 E8.047296
GaressioN44.207735 E8.014807

Fioritura di grano saraceno (da Wikipedia)
Partendo da Garessio sulla famosa SS28 si costeggia, risalendolo, il fiume Tanaro e ci si immerge immediatamente nella terra che fu dei Saraceni, i quali hanno lasciato, oltre ad alcune torri di avvistamento, diversi toponimi, qualche parola e alcuni piatti tipici.

Paesi come EcaNasagò, e vedremo più avanti Leca, hanno nomi (e torri) saraceni.
Anche la classica polenta, da queste parti, viene cucinata nella variante saracena, che prevede l'utilizzo del grano, appunto, saraceno, al posto del mais, ancora ignoto in Europa al tempo delle occupazioni arabe, una pianta considerata commercialmente un cereale, ma che non è nemmeno lontana parente di grano, mais o altri cereali. Oggi la ricetta prevede che buona parte del grano saraceno sia sostituito dalle patate.


Polenta Saracena
Qui trovate una ricetta della polenta saracena.

La strada, inizialmente, segue il corso del fiume e la ferrovia, con alcuni lunghi rettilinei inframmezzati da curve ampie che portano ad aprire un po' di più il gas ma... attenzione, quando meno ce lo si aspetta arrivano alcune curve più pericolose, specie dove la strada incrocia la ferrovia.


L'arrivo a Ormea segna la fine dei rettilinei: lasciamo il fondovalle e iniziamo a salire dolcemente verso Nava.
A Ponte di Nava abbandoniamo anche il corso del fiume e saliamo per gli ultimi due km prima di Nava, dove si scollina.


Inizia la discesa, più divertente della salita e, solitamente, più calda: appena superato il colle si gode subito di un clima più temperato. Entriamo in una zona che, anticamente, ha subito influenze celtiche: il monte Teco, sul cui fianco cui sorge Pieve di Teco, deve il suo nome ad una divinità celtica: Theicos.

Sempre dritto e si arriva a Imperia ma noi, superato Pieve di Teco, prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per Colle d'Oggia e Colle San Bartolomeo, seguendo quello che era il tracciato originale della SS28 fino alla fine degli anni settanta, quando è stata creata una variante fatta di ponti e gallerie che ha permesso di evitare questo colle ed ha limato una mezz'ora buona di viaggio a chi, dal basso Piemonte, andava al mare nella Liguria di ponente e a coloro che dall'Imperiese, andavano a comprare il vino nelle Langhe.


La strada del Colle San Bartolomeo non è tenuta benissimo. Declassata a strada provinciale (SP20) e poco trafficata, dimostra chiaramente di non essere tra le priorità dell'amministrazione provinciale; d'altra parte sappiamo quanto poco, le amministrazioni nostrane, tengano in considerazione una risorsa importante come il turismo.


Arrivati in cima al San Bartolomeo svoltiamo immediatamente a destra, seguendo le indicazioni per i Carpasio, abbandonando il San Bernardo per il Colle d'Oggia.


La strada, almeno inizialmente è strettina e il fondo piuttosto brutto ma in poche centinaia di metri la situazione migliora un po', comunque non abbastanza da permettere di smettere di fare attenzione alle buche e agli escrementi di mucche e capre. Detto così potrebbe scoraggiare ma il percorso è magnifico e i panorami impareggiabili. La vista spazia da Albenga a Imperia e in assenza di foschia si può vedere distintamente la Corsica.

Albenga, Imperia e la Corsica dal Col d'Oggia fotografati da Dario Boeri

Appena scollinato abbandoniamo il Colle d'Oggia svoltando a sinistra, verso il Passo di Maro. Recentemente sono stati affissi dei cartelli che indicano il divieto di accesso a bici e moto: sinceramente non riesco a spiegarmelo e... procedo comunque, scoprendo una strada eccezionale: stretta e tortuosa ma, pur alle bassissime velocità, molto divertente. Dopo pochi chilometri si arriva all'altitudine giusta per la coltivazione dell'olivo, così ci si ritrova circondati da moltissimi di quei magnifici alberi, alcuni secolari, su una strada tortuosa come il loro tronco.


Man mano che ci avviciniamo a Dolcedo la strada si fa più larga e, quando arriviamo, entriamo in paese: se sarete partiti al mattino, come me, con ogni probabilità sarete a Dolcedo all'ora di pranzo e... non potevate essere più fortunati: ci sono diversi ristoranti e pizzerie, tutti validi. Segnalo il ristorante Da Tunù, per la sua cucina casalinga, Da Lalla, per i piatti liguri e, per chi vuole il massimo (e può prenotare con largo anticipo!) il ristorante Casa della Rocca.

Dolcedo e l'interno della sua splendida chiesa

Vi accorgerete presto che Dolcedo è ormai uno dei tanti paesi Teutonizzati dell'entroterra ligure: sì, se lo sono comprato quasi tutto i turisti tedeschi, così nei negozi trovate cartelli ed etichette in tedesco e non sempre tradotti in italiano.

L'italianità a Dolcedo è ancora garantita da artigiani e commercianti locali, come il mio amico, dal quale mi rifornisco di ottimo olio proveniente dagli olivi che abbiamo appena visto: Vittorio, l'oliandolo di Pietrantica: il suo negozio merita senz'altro una visita.

Lasciata Dolcedo alle spalle, si scende a Imperia, la si attraversa verso est e poi si percorrono alcuni dei più bei pezzi d'Aurelia, attraverso Diano Marina, Cervo, Andora, Laigueglia e Alassio, fino ad arrivare ad Albenga.


Siamo partiti dalla terra dei Saraceni e ora siamo in una terra che i Saraceni riuscì a fermarli, infatti Albenga sfuggì al saccheggio dei pirati che avevano assalito Ceriale. La leggenda narra che i Saraceni si fermarono spaventati davanti all'odierno santuario di Nostra Signora di Pontelungo.

Da Albenga seguiamo l'Aurelia finché non troviamo, a destra, lo svincolo per Garessio. Torneremo così alla base attraverso il magnifico colle di San Bernardo di Bardena, noto come San Bernardino, rientrando nel territorio Saraceno, a partire da Leca e Cisano sul Neva.

Il colle è piacevolissimo soprattutto se percorso dal mare verso l'entroterra e, se avanza tempo, è consigliabile una sosta a Zuccarello, un paese medievale degno di una visita.

Dopo Zuccarello la salita si fa più impegnativa, la sequenza di curve più stringente, il divertimento si fa sentire. Il fondo è liscio e il percorso, inizialmente all'ombra dei boschi, diventa sempre più assolato, mentre il calore del mar Ligure lascia spazio al fresco dell'appennino.

Dopo la frazione Gazzo lasciamo la Liguria e rientriamo in Piemonte e, dopo pochi chilometri, il parco eolico ci annuncia l'arrivo in cima al colle di San Bernardo e, a questo punto, la discesa è altrettanto divertente ma breve e con alcuni tornanti veloci: in pochi minuti il nostro giro è terminato.

1 commento:

  1. Gran bel giro e gran bell'articolo ! abito nel cuneese e ho una seconda casa al mare (Alassio) quando ho voglia di variare sul tema tradizionale (San Bernardo) mi butto (allungando un po' di strada... ma si sa in moto è un piacere ) sul col d'Oggia o varianti non mi ha mai deluso... panorami stupendi !

    RispondiElimina