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giovedì 14 novembre 2024

Una NON tassa che ci tartassa

Aggiornamento del 28/12/2024
ATTENZIONE: PROROGA

Siamo in Italia, quindi un Decreto del 2021, nato per mettersi in regola riguardo ad una procedura d'infrazione EU del 2010, viene per l'ennesima volta procrastinato, senza che, nel frattempo, qualcuno si preoccupi di renderlo applicabile.

Il Decreto 202 del 27/12/2024, detto Milleproroghe (e già il nome dice tutto), all'Art. 3 comma 10 recita:

All'articolo 1, comma 683, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «In attesa della razionalizzazione della disciplina dell'imposta sul valore aggiunto per gli enti del terzo settore, in attuazione dell'articolo 7 della legge 9 agosto 2023, n. 111, le disposizioni di cui al comma 15-quater dell'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2026.».

Sì, il linguaggio è burocratese ma significa che ci ritroveremo a parlarne a fine 2025. Auguri!

La Settimana Enigmistica avrebbe rubricato la notizia sotto Forse non tutti sanno che... e non avrebbe sbagliato:

Dal 1° gennaio 2025, tutte le associazioni (che già non ce l'hanno) devono dotarsi di partita IVA.

Questa novità riguarda molto da vicino il mondo di noi motociclisti, da sempre organizzato in associazioni e motoclub che molto spesso sono sprovvisti di partita IVA in quanto non esercitano alcuna attività commerciale.

Ciò non significa che queste associazioni dovranno aggiungere l'IVA alle proprie entrate (solitamente composte dalle sole quote e donazioni volontarie) addebitandola ai propri soci o sottraendola dal totale incassato, infatti queste movimentazioni, che erano considerate Fuori Campo IVA, diventeranno Esenti IVA: nessuna tassa in più.
Questa differenza, però, comporta che le associazioni dovranno gestire l'IVA, passando dall'emissione di semplici ricevute alla fatturazione, con tanto di emissione elettronica dei documenti ed invio puntuale all'Agenzia delle Entrate.

L'emissione di fatture, poi, comporta la loro corretta gestione fiscale, quindi gestione di un Registro IVA e di Dichiarazioni Periodiche IVA, incombenze che, data la complessità burocratica tipica del nostro paese, sono da affidarsi ad un commercialista e, dato che quelli che lavorano gratis sono introvabili, con ogni probabilità le associazioni si troveranno a dover gestire anche la ritenuta d'acconto presente nelle fatture che questo (così come altri professionisti) emetterà nei confronti dell'associazione che, con l'acquisizione della partita IVA, diventa sostituto d'imposta e dovrà gestire 770 e modelli CU, senza parlare del Modello Unico, per la Dichiarazione dei Redditi (!), con altro lavoro da parte del commercialista...

Insomma, ho stimato, in termini di costi vivi, quanto inciderà al minimo questa novità sulla vita di un'associazione di motociclisti di piccole-medie dimensioni, come sono quasi tutti i motoclub o associazioni di promozione sociale: almeno 1.500,00€/anno.

Questi costi comporteranno, a mio avviso, la chiusura di molte piccole associazioni o, almeno, l'accorpamento ad altre, in modo che il numero di associati permetta di raccogliere fondi sufficienti per farne fronte.

Ma perché tutto questo? Chi dobbiamo ringraziare? (uso la prima persona plurale perché anche noi di Strade da Moto siamo un'associazione).
A mio modesto parere, dobbiamo ringraziare tutte quelle associazioni che associazioni non sono ma vere e proprie attività commerciali, che nascondono la loro vera natura sotto l'etichetta di associazione, spacciando quelli che sono abbonamenti (palestre, scuole di danza, di cucina...) per quote associative o che svolgono attività di ristorazione o ricreazione sotto forma di circoli: dal 1° gennaio potranno essere meglio conosciuti dal fisco e, soprattutto, le loro entrate, così come quelle di tutte le associazioni vere, seppur esenti, saranno contemplate nella base imponibile IVA, sulla quale viene calcolato quanto ogni stato europeo deve versare alla Comunità Europea per il proprio sostentamento.

Come spesso accade nel nostro paese, non ci si attiva per effettuare i controlli e scovare chi imbroglia ma si preferisce cambiare le regole del gioco, sperando che quelle nuove li scoraggino, facendo finta di non sapere che chi imbroglia continuerà a farlo, perché sa che intanto in controlli continueranno a non essere fatti.

venerdì 10 maggio 2019

ANSA: a breve obbligo barriere salva-motociclisti

Registrato alla Corte dei Conti entra in vigore decreto

È stato registrato alla Corte dei Conti ed entrerà quindi a breve in vigore il decreto cosiddetto salva motociclisti, approntato e fortemente voluto dal Mit per tutelare questa tipologia di utenza vulnerabile della strada.

Il decreto - spiega una nota del Mit - rende obbligatoria l'installazione sulla rete stradale italiana di appositi Dispositivi Salva Motociclisti (DSM) che, per le loro specifiche tecniche, puntano a mitigare gli effetti dell'urto di un motociclista sul guardrail. Una norma importantissima in un Paese, come è l'Italia, che ha il primato in Europa per tasso di motorizzazione di veicoli a due ruote. In particolare il decreto prevede l'obbligo di installare barriere salva-motociclisti su tutte le curve circolari caratterizzate da un raggio minore di 250 metri nei casi di interventi di nuova costruzione, di adeguamento di tratti stradali esistenti che comportano varianti di tracciato e/o rinnovo delle barriere di sicurezza stradali su tratti significativi, oppure su strade esistenti non soggette ad interventi ma dove siano avvenuti nel triennio almeno cinque incidenti con morti e/o feriti, che abbiano visto il coinvolgimento di motoveicoli e/o ciclomotori. Si tratta di un decreto, approntato già dallo scorso ottobre dal Ministro Danilo Toninelli e dal sottosegretario Michele Dell'Orco, che fa dell'Italia uno dei pochissimi Paesi europei ad adottare specifiche barriere protettive per l'incolumità di scooteristi e motociclisti.

giovedì 2 agosto 2018

Escursioni, giri in moto e responsabilità dell'organizzatore

Me ne stavo bel bello a pianificare giri in moto, con amici, quando ho ricevuto un'email da Claudio che mi ha subito messo in ansia.

Chi è Claudio? Non importa, uno di noi. Ora voglio parlare della mail che mi ha inviato e del problema che ha sollevato, non di lui.

Ecco il testo del messaggio:
Ciao, hai delle informazioni riguardo la nuova normativa in merito all'organizzazione di gite fra amici? Ho sentito dire che vi è una responsabilità penale a carico di chi si prende la briga dell'organizzazione anche per gite di un solo giorno fatte tra amici di vecchia data. Ti risulta?
Dalle mie ricerche in Internet non sono riuscito a comprendere i limiti delle responsabilità che comunque sembrano esserci.
Ho telefonato e scritto agli uffici del turismo senza però avere risposta.
Grazie
Ciao
Claudio
Io qualche giro l'organizzo, quindi mi sono sentito chiamato in causa; poi, chiunque vada in moto, prima o dopo un giro l'ha organizzato o l'organizzerà, quindi ho pensato che l'argomento meritasse un approfondimento, così mi sono messo a cercare in rete.

In effetti, in rete ho trovato un po' di informazioni ma sempre molto aleatorie, niente di preciso e circostanziato. Allora sì, vale proprio la pena di approfondire l'argomento, così ho anche chiesto il parere del mio amico avvocato Gianfranco.
Tengo a precisare che Gianfranco non è responsabile di ciò che scrivo perché scrivo ciò che capisco e non coincide sempre con ciò che mi viene detto! 

Sintetizziamo la domanda: quali responsabilità ha chi organizza un'escursione in moto tra amici?

In linguaggio legalese, la cosa più importante è sempre chiarire il significato delle parole: che cosa intendiamo per organizzare un'escursione?

L'organizzazione di un'escursione prevede diversi livelli, dal semplice pianificare data e ora di partenza e, grossomodo, un itinerario, al definire tappa per tappa orari, punti di ristoro e strutture per il pernottamento, fino all'occuparsi della logistica (trasporto di persone, moto e attrezzature) magari con tratte in nave o aereo...
Come vedete, c'è di tutto.
La discriminante tra organizzare un giro o un'escursione e organizzare un giro o un'escursione tra amici sono i soldi.
Se chi organizza il giro lo fa perché è il più intraprendente del gruppo e gli piace farlo e non è pagato per farlo, allora nessun problema.
Se, invece, l'organizzatore è una persona o una struttura che lo fa a scopo di lucro o, comunque, facendosi pagare per il servizio, allora l'organizzazione del giro non è più tra amici ma diventa un'altra cosa, diversamente regolamentata.

Dal punto di vista della responsabilità la differenza è minima, in quanto non vi è responsabilità oggettiva ma, in caso di problemi, occorre dimostrare l'eventuale colpa dell'organizzatore.
A parte che nel giro tra amici, bisognerebbe individuarlo, un responsabile, e non basta che uno abbia detto "partiamo alle nove e andiamo là" perché automaticamente sia responsabile di tutto ciò che accade, in entrambi i casi, come sempre, la responsabilità di un eventuale evento nefasto è in capo a chi l'ha causato.

Nel giro organizzato dall'associazione o dal professionista dei giri guidati o da qualsiasi altra struttura, c'è un po' di responsabilità in più in capo all'organizzatore, il quale si deve fare carico di tutte le comunicazioni, sia ai partecipanti, in merito alla tipologia e al livello di difficoltà del giro, sia, se necessario, alle amministrazioni locali e alle forze dell'ordine: se il numero di partecipanti è elevato e rischia di creare inconvenienti alla circolazione, è necessario avvisare le forze dell'ordine circa gli orari e i luoghi dei passaggi, in modo che possano inviare pattuglie a controllare e dirigere il traffico nei punti più a rischio.

Spesso, anzi quasi sempre, gli organizzatori chiamiamoli professionali si fanno firmare dai partecipanti un documento che dovrebbe scaricarli dalle responsabilità implicite nell'organizzazione stessa ma in caso di problemi, qualora risultasse una colpa dell'organizzatore, quel documento non avrebbe valore, in quanto non è possibile sollevare alcuno dalle proprie responsabilità. Ecco uno dei tanti esempi che ho trovato in rete:
Così non serve a niente. Quel tipo di documento andrebbe redatto per mettere al corrente il partecipante circa i rischi che andrà a correre, in modo che abbia ben chiari la tipologia delle strade che si percorreranno, il tipo di moto e il livello di esperienza e preparazione richiesti.
A quel punto, se durante il giro organizzato da Tizio, Caio cade e si fa male... la responsabilità sarà di Caio o di chi l'ha fatto cadere, non di Tizio.

Mi sento quindi di tranquillizzare Claudio: non vi è alcuna nuova normativa, se organizzi dei giri con i tuoi amici e non lo fai di mestiere o per soldi, allora non corri alcun rischio. Ti consiglio solo, se prevedi gruppi numerosi, di prenderti la briga di avvisare i Carabinieri: smisteranno loro l'informazione agli uffici e alle caserme interessate.

Per le associazioni: non pensiate di scaricarvi dalle responsabilità con una firma sotto tre parole magiche, piuttosto fate in modo che i partecipanti non possano mai dire che non immaginavano che il giro fosse così difficile e pericoloso: avvisateli prima il più obiettivamente possibile circa ciò che si troveranno a dover affrontare.

Concluderei con un aspetto che alcuni non considerano e che, a mio avviso, ha causato le perplessità di Claudio, dal momento che le associazioni di categoria delle agenzie di viaggio, periodicamente fanno un po' di campagna terroristica su Internet: mentre chiunque può organizzare un giro in moto, non tutti possono svolgere l'attività di organizzazione di giri ed escursioni in moto, in quanto questi sono considerati veri e propri pacchetti turistici, per i quali è obbligatoria la licenza di agenzie di viaggio e di turismo.

Esistono professionisti che di mestiere organizzano escursioni, dove i partecipanti pagano una quota che comprende vitto, alloggio e tutti i servizi annessi al giro. Tra questi, quelli sprovvisti di licenza di agenzia di viaggio e turismo, sono fuori legge (art. 9, L. 17.5.1983, n. 217 e art. 2, D.Lgs. 17.3.1995, n. 111).
Secondo l'Agenzia delle Entrate, anche il cliente ha la sua parte di responsabilità in quanto "deve preoccuparsi di richiedere un contratto di viaggio e verificare che l'organizzatore abbia licenza di agenzia di viaggi e turismo" ma non ho trovato sanzioni per chi non lo fa.

Buona notizia: dall'obbligo di licenza sono esentate le associazioni senza scopo di lucro ma esclusivamente se l'organizzazione di escursioni è tra le attività previste espressamente dal loro statuto e solo per i servizi resi ai loro associati, quindi attenzione: se l'organizzazione di escursioni in moto non è prevista dallo statuto o se tra i partecipanti paganti risultano dei non associati (i classici amici dei soci) allora l'associazione è sanzionabile.

Organizziamo tanti giri tra amici e troviamoci sulle più belle Strade da Moto!