mercoledì 18 ottobre 2017

Non è mai uguale

L'aria è tiepida e la luce è buona, vedo abbastanza bene tutt'intorno ma anche se conosco già il luogo e la scena, non so che cosa aspettarmi: l'ho vissuta molte altre volte, e non è mai uguale.

Mille emozioni si accavallano mentre chiedo a me stesso sempre di più e quando la sensazione di non farcela è ormai certezza, un attimo dopo aver sentito il limite passare, solo allora mi accorgo del sudore freddo che bagna la mia schiena, e che è già tutto finito.
L'ho fatto e per un attimo tocco ancora la realtà con stupore ma è un breve momento.

I suoni riaffiorano mentre i colori troppo carichi sbiadiscono; l'orizzonte si piega e la temperatura pare cambiare improvvisamente proprio quando, all'angolo del percettibile, vedo quel che non so e l'affronto, sfacciato e terrorizzato. E vinco, anche questa volta.

Ricordo a me stesso che non potrò vincere sempre, allora la mia presa si fa più morbida, smetto di lottare, mi rilasso e mi distraggo, fingo che sia tutto normale, che sia giusto così, anche se so che non c'è nulla di normale e poco di giusto.

I miei sensi approfittano della calma apparente e in un solo momento mi rendo conto di essere in mezzo alla bellezza.
E di essere bello anch'io.

Apparenze che cambiano continuamente, colori che tornano,  suoni e rumori che si fanno musica, nenia aritmica e armoniosa, ma tutti alterati, i suoni e i colori. È un mondo che esiste solo dentro ai miei occhi, nelle mie orecchie, nella mia testa, e io lo so! Ma non posso fare a meno di tutto questo: devo venire proprio qui, ovunque sia, ogni volta che posso. Devo viverlo, sentire il respiro che manca, la solitudine e il vento.

Così ricomincia la sfida, mi riavvicino al limite, sento di nuovo la paura e, non in sequenza, la pace l'amore la cattiveria la protervia la gratitudine, la bellezza. L'incanto.
Sento la necessità di scomporre tutte le sensazioni e di sintetizzarle, per portarne l'essenza con me.

Allora mi fermo, mi siedo sul muretto e fisso l'orizzonte senza nemmeno togliermi il casco, per paura che qualche cosa possa uscire e sfuggirmi.

2 commenti:

  1. Se penso di essere andato vicino al limite anche solo vicino e mi è andata bene, allora "ricordo a me stesso che non potrò vincere sempre" Darsi un limite e vivere a colori è possibile!

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  2. luca cazzaniga22 ottobre 2017 11:07

    filosofo... va adasi ( traduzione VA ADAGIO!!!!!)

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