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sabato 6 agosto 2022

Vacanze in moto sulle strade dei cammini

Sono trascorsi undici giorni dal rientro ma il nostro viaggio a Finisterre si è concluso solo oggi, con il lavaggio della moto. Non l’ho fatto prima perché in questi giorni ho utilizzato Etta (l’Himalayan), mentre Madi (la Shiver) preferisco usarla il meno possibile finché non avrò rimesso la guarnizione dello scarico saltata proprio dopo pochi km di quest’ultimo viaggio; troppo rumorosa.

Il giro fatto lo trovate qui, ricalca le due strade principali del Cammino di Santiago de Compostela (il Camino del Norte e il Camino Francés) e vi accorgerete della sua eterogeneità: dalla Cévennes al Pico de Europa, da Albi a Santiago de Compostela, dalle Alpi all’Atlantico, dai fari ai Pirenei.
Un totale di 4.850 Km in 19 giorni.

Che cosa è rimasto di questo viaggio dopo che sono trascorsi undici giorni? Beh, come sempre la voglia di ripartire ma questa, forse, fa già parte del prossimo viaggio.

Sicuramente, i ricordi delle strade e dei luoghi più belli che abbiamo visitato, degli inconvenienti, fortunatamente pochi, e dei momenti più spensierati.

Procediamo con ordine e togliamoci dai piedi gli inconvenienti. Senza dubbio, aver perso (il meccanico francese ha utilizzato il termine explosé) una delle guarnizioni dello scarico a 200 km dalla partenza non ci è sembrato un evento di buon auspicio. Subito sembrava si fosse fessurato il catalizzatore ma quando, a Nyons, abbiamo trovato un'officina per moto, l’ottimo meccanico che ha verificato ha individuato subito il problema, il quale era meno peggio del temuto. I concessionari Aprilia della zona, come al solito, non avevano il pezzo di ricambio (sostanzialmente un paio di centimetri di tubo in grafite del valore di pochi centesimi e che vengono venduti da Aprilia a oltre 44 Euro), quindi il meccanico ha preso le misure per vedere se ne aveva uno che calzasse ma... niente da fare.

Il motore era (ed è ancora) parecchio rumoroso, diciamo come una Harley con scarichi belli aperti. Che fare? Il meccanico, dopo aver saputo quale fosse la nostra meta, ci ha detto che la moto non avrebbe avuto alcun problema a proseguire il viaggio, sarebbe solo stata rumorosa e avrebbe scaldato un po’ di più nelle vicinanze della congiunzione sguarnita, proprio vicino alle mie caviglie. Abbiamo deciso di proseguire e, viaggiando, ci siamo resi conto del fatto che molte moto erano più rumorose della nostra ma, in ogni caso, il mio stile di guida si è dovuto adattare, per essere il più silenzioso possibile nei centri abitati e per evitare il surriscaldamento delle caviglie mie e di Roz, la mia compagna di viaggio nonché di vita.

Ora il pezzo mi è arrivato (originale ma non ordinato da Aprilia: 20,00 Euro) e martedì lascerò la moto in officina perché venga montato.

L’altro grande inconveniente era atteso: il caldo dell’entroterra. All’andata tra le Alpi e l’Atlantico e al ritorno dappertutto, tranne sui Pirenei, le temperature erano quelle che avete sperimentato tutti in questo Luglio infuocato. Il peggio l’abbiamo patito a Toulouse, con 38 gradi alle nove di sera. Per contro, sulle Alpi, sui Pirenei e sulla costa atlantica siamo stati veramente bene, con temperature che, lungo il giorno, variavano dai 14 ai 24 gradi. Roba da mettersi una maglia prima di partire al mattino!

A parte i rischi corsi, un paio di volte, di rimanere a secco di carburante, gli inconvenienti degni di nota finiscono qui, quindi credo di poter dire che sia andato tutto bene.

Veniamo, quindi, ai ricordi.

Senza averglielo chiesto, credo di poter dire che a Roz sia rimasto impresso il Cirque de Navacelles, nella Cévennes, complice anche il fatto che ci siamo arrivati al mattino, abbastanza presto perché non ci fosse nessuno, non facesse affatto caldo e in una magnifica giornata di sole.
Pur essendoci già stato, ha emozionato ancora una volta anche me, è un sito veramente spettacolare, dove ci si sente accerchiati da rocce e strapiombi, dove strade e paesi, laggiù in fondo, sembrano riprodotti in piccolo, su un plastico. E la strada che l’attraversa, come un colle girato sottosopra, è al tempo stesso divertente e rilassante, non invita affatto a correre anzi, è impossibile da percorrere senza qualche sosta per ammirare tutto, intorno.

Cévennes e Cirque de Navacelles

Anche il Pico de Europa è stato per entrambi una piacevole scoperta, un vero e proprio parco giochi per motociclisti (prudenti), completo di tutte le tipologie di strade che un motociclista può desiderare, dallo sterrato alla strada ampia e scorrevole, dalla strada di montagna pulita e curvosissima alla stradina sporca, stretta e dalla visibilità a zero, dai boschi alle gole... c’è tutto. Peccato che quel giorno facesse troppo caldo (vedi gli inconvenienti, poco sopra) il che non ci ha permesso soste un po’ più lunghe e ci ha fatto anche saltare qualche deviazione. Spero di ritornarci in periodi meno roventi, forse giugno o ottobre sono i periodi migliori.

Pico de Europa

Personalmente, però, la strada che più di ogni altra mi ha stupito, anche perché non sapevo che cosa aspettarmi, è la strada di Roncisvalle. Quel giorno era molto nuvoloso e faceva freddo (abbiamo toccato i 12 gradi), quindi salendo ci siamo trovati anche tra le nuvole con scarsa visibilità sui panorami tutt’intorno ma la strada mi ha incantato ugualmente: larga e liscia, sinuosissima e dalle pendenze mai troppo forti, con pochissimi paesini e diversi passi da attraversare. Per un tratto abbiamo anche incontrato una gara ciclistica in senso contrario al nostro, a strada aperta (è giusto così, facciamola un po’ di selezione, no?) ma la cosa non ci ha disturbato più di tanto perché, comunque, non era nostra intenzione fare quella strada di fretta. L’arrivo a Saint Jean Pied de Port, paese medievale indicato come partenza del Camino Francés, è la ciliegina sul percorso.

Roncisvalle

Dei tanti luoghi visitati me ne sono restati impressi alcuni, come Albi, dove ci siamo fermati due notti e abbiamo passato il tempo a visitare la città, la sua cattedrale e il museo dedicato a Henri de Toulouse Lautrec, nel Palais de la Berbie. È una città che non si può ignorare passando in zona, adagiata sul fiume Tarn dispone di un centro storico incantevole, di una cattedrale impressionante che unita al palazzo e ai giardini de la Berbie forma un complesso che richiede quasi una giornata per essere visitato per bene. La gente di Albi (almeno quella che abbiamo incontrato) ti mette sempre tuo agio, con molta gentilezza e disponibilità e un’accoglienza notevole.

Albi

Sempre in Francia, anche Toulouse ha lasciato il segno, senza dubbio perché oggettivamente bella, sulla Garonne, con il suo centro storico vivacissimo e le numerose chiese e cattedrali, ma mi ha colpito anche per il disagio provato a vedere così tanta povertà e così tanta ricchezza mescolati malamente: un luogo dove il costo della vita è piuttosto alto e, al contempo, il numero di senzatetto è impressionante. Sicuramente qualcosa non ha funzionato o io non l'ho compreso.

Peccato fosse chiusa (e lo sarà fino al 2024!) la Fondation Bemberg.

Toulouse

Per le città francesi concluderei con Aix en Provence: ci sarò passato a fianco mille volte e non mi ci ero mai fermato. Questa volta l’abbiamo fatto e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso da quel centro storico e dalla sua vivacità e bellezza.

Aix en Provence

Passando al territorio spagnolo, dopo la già nota (a noi) San Sebastián, dove siamo giunti tastando il primo vero caldo, hanno lasciato il segno città come Santiago, Ponferrada, Burgos e Pamplona, tutte magnifiche e meritevoli di un po’ di tempo in più per essere visitate come si deve ma i luoghi che, almeno io, ho ancora negli occhi sono lontani dalle grandi città.

Santiago, Burgos e Pamplona

Sto parlando delle coste della Cantabria e della Galizia e di piccoli paesi come Elantxobe, Muxia, Finisterre e O Cebreiro, o di luoghi unici, come la Plaia das Catedrais o Las Médulas, non lontano da Ponferrada.

Seguendo le coste Atlantiche

La costa atlantica spagnola è un susseguirsi continuo di strade da moto, ci si potrebbero passare settimane e settimane scoprendo sempre nuove meraviglie e incontrando luoghi magici come la Plaia das Catedrais, la spiaggia delle cattedrali, dove il mare e le rocce s’incontrano in un abbraccio che offre uno spettacolo godibile solo durante le basse maree, quando il mare non è troppo mosso.
Le rocce formano archi, grotte, insenature e corridoi percorribili a piedi, su sabbia finissima, quando il mare si allontana un po’, e pare veramente di passeggiare tra le navate delle più belle cattedrali.
Noi abbiamo avuto la sfortuna di trovare l’alta marea in un giorno di nebbia ma abbiamo atteso e siamo stati premiati dalla discesa della marea (prevista) e dal lento dissolversi della nebbia, infatti ben presto ci siamo accorti che, pur non potendo accedere ad una parte, abbiamo avuto la possibilità di visitare quel luogo essendo praticamente da soli, con la nebbia che lentamente diradava ammantando tutto con un alone quasi mistico.

Mentre ne uscivamo per riprendere il nostro viaggio, si stavano ammassando centinaia di persone che sarebbero entrate di lì a poco... non so se la Plaia das Catedrais mi sarebbe piaciuta così tanto in mezzo alla folla ma non credo.

La Plaia das Catedrais

Anche a visitare Las Médulas siamo arrivati presto al mattino e non c’era nessuno. Una passeggiata al fresco, in mezzo ai castagni secolari e a quel che i romani hanno lasciato delle montagne dopo averne estratto l’oro, nel silenzio del mattino, circondati solo dal cinguettio degli uccelli e dal fruscio dei caprioli nei boschi. È stata un’esperienza indimenticabile.

Las Médulas

Elantxobe è un piccolo paese sul mare fuori dalle rotte turistiche più battute. In pianta, probabilmente, si estende per pochi metri quadri, infatti si è sviluppato in altezza. Ci siamo fermati due giorni e abbiamo dormito in una pensione in cima al paese e i ristoranti erano tutti (due) sul mare. La digestione era assicurata dal rientro alla pensione e dal fatto che, una volta arrivati lì, la nostra camera era al quarto piano (ovviamente senza ascensore). Eppure anche qui l’esperienza è stata piacevole. La conformazione della costa permetteva un unico posto per fare il bagno: il piccolo porticciolo, disseminato di cartelli di divieto di balneazione e dove tutti, ma proprio tutti, facevano il bagno. Anche noi.

Elantxobe

Infine, O Cebreiro, una piccola, piccolissima perla su una strada dalla quale non mi aspettavo molto ma che mi ha stupito per la sua bellezza: l’Alto do Poio. Come strada è definito che si trovi tra Tricastela e Pedrafita do Cebreiro ma sia prima sia dopo, si percorrono km e km su strade bellissime. Il percorso è molto mosso, sia in orizzontale, sia in verticale ma la strada è bella larga, l’asfalto praticamente perfetto e bisogna essere molto attenti a non farsi prendere la mano dalla velocità. Fortunatamente i panorami aiutano a distrarsi dalla strada mollando un po’ l’acceleratore.

Alto do Poio

Giunti a O Cebreiro (o El Cebrero, in castigliano), si rischia seriamente di passare oltre senza nemmeno accorgersi del paesino, infatti si trova dietro ad un piccolo e boscoso rialzo del terreno che lo nasconde alla vista ma, se vi trovate a passare, non perdetevelo per nulla al mondo: si visita tutto in un quarto d’ora ma se ci si ferma per un po’, anche solo il tempo di una birra, si respira veramente un’aria... d’altri tempi.

O Cebreiro

Insomma, un bel giro che mi sento di consigliare a chiunque e ad ognuno con i suoi tempi, seguendo i percorsi dei camminanti per Santiago di Compostela, figure che hanno popolato, numerose, molte delle strade che abbiamo percorso durante questi giorni di viaggio.

Buone vacanze a chi sta partendo in questi giorni!

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